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Pino Daniele: la sua musica e la sua anima
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A Napoli, Palazzo Reale ospita una grande mostra per celebrare l’artista partenopeo a 70 anni dalla nascita
“Spiritual” è il nome quell’antico canto degli schiavi afroamericani che, privati di libertà, di espressione nella propria lingua e di credo religioso, intonavano accompagnandosi nel duro lavoro nei campi dalla fine del ‘700 a tutto l’800. Quell’umanità dallo spirito offeso e privato della dignità, si univa in un lamento che, come unica forma di espressione consentita, risuonava nelle piantagioni, dalle quali sarebbero spuntate le radici profonde di futuri generi musicali come il “Blues” e il “Jazz”.
“Spiritual”, il titolo della mostra dedicata a Pino Daniele, a 70 anni dalla sua nascita e a 10 anni dalla sua scomparsa, sintetizza in un’unica parola, la spinta degli inizi e il valore trascendentale del suo lascito artistico. Dopo il concerto evento del 1981, con la storica formazione di musicisti in “stato di grazia”, e l’estremo saluto, dopo la notizia della sua scomparsa del 04 gennaio 2015, Piazza del Plebiscito richiama simbolicamente, ancora una volta, i suoi fan convogliandoli a Palazzo Reale, dove è stata allestita un’esposizione inedita, aperta al pubblico dal 20 marzo al 06 luglio, che ne racconta biografia, produzione musicale, collaborazioni artistiche, attraverso una collezione importante di oggetti personali, di strumenti musicali e note private dell’artista. ( per info: www.palazzorealedinapoli.org)

La mostra, divisa in due sale, racconta nella sezione “Terra mia” la storia di Pino Daniele, dalla nascita alla pubblicazione del suo primo album e il rapporto con la città; la seconda, “le Radici e le Ali”, è un vero e proprio itinerario musicale, in cui ad ogni tappa corrisponde un suo album, arricchito del vissuto biografico ed emozionale, fatto di passioni semplici e profonde fragilità di un’anima sensibile, notoriamente riservata, che si celava dentro il “Musicante” di successo.

L’incredibile scelta tra l’utopia del “posto fisso” e la vocazione artistica si materializzò per lui nella coincidenza di date tra la convocazione in Alitalia e la firma del contratto di produzione con una nota casa discografica: Pino Daniele scelse la musica che divenne la sua “carta di imbarco” verso un viaggio eccezionale.
Nascere e vivere tra il dopoguerra e gli anni ’70, in una Napoli in fermento (tra ricostruzione, disoccupazione e corruzione), non è riducibile certo ad un dettaglio irrilevante, ma il suo elemento distintivo è stato quello di andare controcorrente.

Non cedendo alle logiche di mercato, Pino Daniele scelse di cantare in napoletano di una città complicata e della sua gente semplice, ma affannata nella ricerca della propria dignità: una realtà troppo scomoda e fuori misura per le consuete dimensioni “da cartolina”.
“Napul’è” e “Terra mia”, i suoi capolavori da esordio, di un impegno morale di denuncia che proseguirà comunque, anche in futuro, condannando anche l’atteggiamento passivo di chi “resta a guardare” e di chi sceglie di chiudersi nelle proprie convinzioni culturali: quell’essere “Nero a metà”, dove per “nero”, oltre all’amore atavico per il Blues, alludeva all’ essere indignato per le ingiustizie sociali.

Pur non dimenticando le sue radici, il suo viaggio artistico ha varcato qualsiasi confine riempiendo il suo bagaglio di ispirazioni sonore internazionali: dalla musica blues e jazz,dagli Stati uniti al Sudamerica, dalla Spagna alle sonorità mediorientali passando per il Maghreb. La sua produzione musicale è stata caratterizzata da una continua ricerca e uno studio costante della musica, che hanno dato vita ad album dalle sonorità sempre diverse, realizzati collaborando con artisti provenienti da tutto il mondo.
Altro grande merito di Pino Daniele, è stato quello di creare, attraverso scambi di sensibilità tra culture parlanti lingue differenti, un’unione di spirito nella musica, linguaggio universale di espressione e di inclusione.

Dieci anni fa, il suo cuore decise che il suo viaggio terreno aveva raggiunto la sua meta, ma l’inestimabile patrimonio artistico (musicale e spirituale) che ci ha lasciati aiuta ad attenuare il senso di perdita, riuscendo nel complicato equilibrio tra presenza e mancanza.
Il fattore sorpresa di questa mostra è sicuramente il pubblico che non visita ma partecipa, forse inconsapevolmente, all’intento di celebrare Pino Daniele, attraverso la propria memoria.
Ognuno possiede un ricordo personale legato alla sua musica: il legame con la città per chi si è trasferito altrove, il ricordo di un amore, una sua ninnananna sussurrata ad un figlio, una trasferta con gli amici per assistere a un suo concerto, la vittoria della squadra del cuore o semplicemente un sottofondo musicale più o meno quotidiano. Un contributo di emozione, inaspettato, intangibile eppur visibile sui volti in estasi di chi ascolta in cuffia o di chi, commosso, si ferma nelle sale in cui sono proiettati i “Live” dei concerti.

Un modo per rivivere emozioni di quegli eventi per chi c’era, ma anche una modalità più efficace e immediata per trasmetterle alle nuove generazioni; perché al di là delle parole, che potrebbero risultare fumosa retorica, resta la “Musica”. La Sua.

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