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Camorra, sequestro beni per 20milioni a commercialista clan Mallardo
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5 anni fail
Il Sequestro è avvenuto tra Campania e Lazio; ha interessato terreni, quote societarie, autovetture e numerosi rapporti finanziari
Un altro colpo alla camorra nel giuglianese. Finiti sotto sequestro beni per oltre 20 milioni di euro tra Lazio e Campania.
Tali beni sono riconducibili, infatti, a un commercialista (e al suo nucleo familiare) ritenuto dagli inquirenti vicino al clan camorristico Mallardo.
Il commercialista è Alfredo Aprovitola, condannato dal Tribunale di Napoli a sette anni di reclusione.
I finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, al termine di indagini coordinate dalla DDA di Napoli, hanno sequestrato un ingente patrimonio. Si tratta di 89 fabbricati, 10 terreni, 8 quote societarie, 2 autovetture e numerosi rapporti finanziari.
I fabbricati e i terreni ubicati tra le province di Napoli, Caserta, Frosinone e Latina.
Secondo una nota della Guardia di Finanza e indagini della Procura di Napoli avevano evidenziato come le risorse accumulate nel tempo sarebbero state favorite dal rapporto della famiglia del commercialista con il clan Mallardo.
Le evidenze investigative emerse nel corso degli anni, avrebbero fornito elementi determinanti circa la partecipazione dell’uomo al sodalizio criminale egemone nella zona di Giugliano in Campania.
A queste si sono aggiunte le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.
Tali dichiarazioni avrebbero fornito indicazioni chiare e circostanziate della possibile gestione dei capitali illeciti del clan da parte dello stesso.
Il commercialista, inoltre avrebbe anche svolto un ruolo attivo nelle attività estorsive poste in essere da soggetti affiliati all’organizzazione criminale.
Arrestato dagli stessi finanzieri del G.I.C.O. nel 2012 per estorsione aggravata dal metodo mafioso e nel 2013 per concorso esterno in associazione camorristica.
A conclusione delle numerose attività investigative eseguite nei confronti del clan Mallardo, la Quarta Sezione Penale del Tribunale di Napoli lo ha condannato a 7 anni di reclusione per estorsione con sentenza emessa nel settembre 2020.
Secondo la nota della Guardi di Finanza, le ulteriori indagini di natura economico-patrimoniale, che hanno portato ai sequestri di oggi, hanno fatto emergere un’incapienza patrimoniale del nucleo familiare.
Esso è, infatti, risultato privo di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio accumulato nel tempo.
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