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Terzo Settore, Caiffa: “Le APS crescono con regole e competenze”
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Il dott. Salvatore Caiffa spiega il ruolo delle Associazioni di Promozione Sociale, tra missione statutaria, RUNTS e gestione amministrativa.
Dall’assistenza ai fragili alla cultura, dal turismo sociale ai servizi per gli studenti: le APS sono sempre più presenti nella vita delle comunità. Ma trasformare una buona idea in un progetto duraturo richiede regole, trasparenza e una gestione professionale. Ne parliamo con il dott. Salvatore Caiffa, specializzato nella gestione contabile delle Associazioni di Promozione Sociale iscritte al RUNTS.
Negli ultimi anni sono aumentate le esperienze associative nate direttamente dalla società civile per rispondere a bisogni concreti: tutela dei bambini e delle persone con disabilità, assistenza agli anziani, iniziative culturali, promozione del territorio, comunicazione sociale e servizi rivolti alle nuove generazioni.
Una capacità di organizzazione che diventa particolarmente importante quando le istituzioni pubbliche non riescono, da sole, a fornire risposte sufficienti o tempestive. Alla volontà di fare, però, deve accompagnarsi una gestione consapevole degli aspetti amministrativi, contabili e fiscali.
Ne parliamo con il dott. Salvatore Caiffa.
Dott. Caiffa, perché oggi nascono così tante associazioni?
«Perché le persone avvertono bisogni concreti e decidono di organizzarsi. Pensiamo alle famiglie con bambini fragili, alla disabilità, agli anziani, ma anche alla cultura, allo sport, al turismo sociale e ai giovani. L’associazionismo consente di mettere insieme persone, competenze e risorse per realizzare progetti che hanno una ricaduta sulla collettività.»
Prima di scegliere le attività, quanto conta la missione prevista dallo statuto?
«È fondamentale. Lo statuto non deve essere considerato un documento da predisporre soltanto per costituire l’associazione o iscriverla al RUNTS. Deve rappresentare l’identità dell’ente: stabilisce le finalità perseguite e individua le attività attraverso le quali quelle finalità vengono realizzate. Quando un’APS vuole avviare un nuovo progetto deve quindi chiedersi innanzitutto se esso sia coerente con la propria missione statutaria e con la disciplina applicabile agli ETS.»
Facciamo un esempio concreto: un’APS può realizzare uno studentato?
«Il tema è molto interessante. Pensiamo a un’associazione che abbia tra le proprie finalità il sostegno ai giovani, il diritto allo studio, l’inclusione o la promozione culturale. In questo contesto un progetto rivolto agli studenti può andare oltre la semplice disponibilità di camere.
Si può immaginare uno studentato sociale nel quale, accanto all’alloggio, vengano organizzati spazi comuni per studiare, attività culturali, orientamento universitario, corsi, momenti di aggregazione, servizi informativi o iniziative di sostegno per studenti in condizioni economiche più difficili.
La differenza è importante: non basta chiamare “studentato” quella che nella sostanza è una normale attività di locazione. Il progetto deve essere realmente collegato alla missione dell’associazione e occorre verificare, caso per caso, la corretta qualificazione delle attività e delle relative entrate sotto il profilo civilistico e fiscale.»
Basta quindi una buona idea per costituire un’associazione?
«È il punto di partenza, ma non basta. Servono uno statuto adeguato, una struttura organizzativa chiara e una corretta amministrazione. Chi assume la responsabilità di un’associazione deve conoscere gli obblighi di rendicontazione, conservare la documentazione e garantire la tracciabilità delle operazioni.»
Perché è importante farsi seguire da un professionista specializzato?
«Perché prevenire un errore costa molto meno che correggerlo. Il professionista deve conoscere le peculiarità degli ETS, verificare le attività concretamente svolte e indicare il corretto trattamento contabile e fiscale. La consulenza non dovrebbe intervenire soltanto quando nasce un problema, ma accompagnare l’associazione nelle sue scelte.»
Una questione molto frequente: codice fiscale o partita IVA?
«Il codice fiscale identifica l’associazione ed è necessario anche per un ente che svolga attività non commerciale. La partita IVA assume invece rilievo quando vengono esercitate attività aventi natura commerciale ai fini fiscali. Non è però il semplice incasso di denaro a determinare automaticamente l’obbligo della partita IVA: occorre verificare da dove provengono le entrate, quale attività viene svolta e con quali modalità.»
Un’APS può quindi avere anche una partita IVA?
«Sì. Avere una partita IVA non determina automaticamente la perdita della natura associativa. Occorre però gestire correttamente le attività fiscalmente rilevanti e verificare costantemente il rispetto dei requisiti previsti per l’ente.»
Qual è l’errore più comune?
«Pensare che “senza scopo di lucro” significhi “senza regole”. Quote, contributi, donazioni e altre entrate devono essere gestiti con trasparenza. E deve esserci una netta separazione tra le risorse dell’associazione e quelle personali di presidente, amministratori e soci.»
Un consiglio finale a chi vuole costituire un’APS?
«Partire dalla missione. Bisogna sapere quale bisogno si vuole affrontare e quali attività si intendono realizzare. Poi occorre costruire intorno a quel progetto uno statuto coerente e una gestione amministrativa, fiscale e contabile adeguata. Una buona associazione nasce dalla passione, ma cresce attraverso organizzazione e competenza.»
Dall’assistenza alle fragilità fino a un possibile studentato sociale, le possibilità di iniziativa della società civile sono molte. La sfida è trasformare la solidarietà in progetti concreti e sostenibili, mantenendo sempre una stretta coerenza tra missione statutaria, attività effettivamente svolte, trasparenza e corretta amministrazione.
Avv. Lelio Mancino

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