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Sostegno scolastico, i diritti degli studenti con disabilità da conoscere
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Ore di sostegno insufficienti? Una guida pratica per le famiglie su PEI, GLO, richieste di riesame e tutela del diritto all’inclusione scolastica.
Con l’inizio dell’anno scolastico per molte famiglie ricomincia una battaglia che non dovrebbe esistere: ottenere un numero di ore di sostegno adeguato alle effettive necessità del proprio figlio.
Il sostegno scolastico non è una concessione della scuola e non può essere considerato una prestazione da riconoscere soltanto nei limiti delle disponibilità organizzative. È uno degli strumenti attraverso i quali vengono garantiti il diritto all’istruzione, l’inclusione e la pari dignità dell’alunno con disabilità.
Il punto centrale è il PEI – Piano Educativo Individualizzato, elaborato attraverso il GLO, al quale partecipa anche la famiglia. È in questa sede che devono emergere i bisogni dell’alunno e le risorse necessarie per realizzare concretamente il progetto di inclusione.
Il caso deciso dal TAR Campania
Un’importante conferma arriva dall’ordinanza n. 129/2026 del TAR Campania – Napoli, Sezione IV, resa nel ricorso R.G. n. 7198/2025
Al minore erano state assegnate 18 ore settimanali di sostegno su 30 ore di scuola. La copertura era stata contestata perché ritenuta insufficiente a garantire continuità al percorso educativo e didattico. Era stato quindi richiesto il rapporto 1:1 per l’intero orario o, comunque, il numero massimo di ore adeguato alle effettive necessità.
Il TAR aveva già ravvisato in sede monocratica una situazione di estrema gravità e urgenza, ordinando il riesame del provvedimento e la riformulazione del PEI con l’assegnazione delle ore necessarie alla piena integrazione scolastica.
Successivamente, tenuto conto di quattro ore settimanali destinate alle terapie, la richiesta è stata precisata in 26 ore. Il TAR ha accolto la domanda cautelare ordinando all’Amministrazione scolastica di assegnare un numero di ore idoneo a garantire il proficuo inserimento del minore per tutte le 26 ore di effettiva frequenza, entro il termine perentorio di sette giorni.
Il Tribunale ha inoltre previsto, in caso di mancato adempimento, la possibilità di chiedere la nomina di un commissario ad acta e ha condannato le Amministrazioni scolastiche alle spese della fase cautelare.
Cosa possono fare le famiglie
Quando le ore attribuite risultano insufficienti, è importante agire tempestivamente:
Controllare il PEI, verificando attentamente le esigenze indicate e le risorse previste.
Partecipare al GLO e chiedere che eventuali necessità di maggiore sostegno risultino chiaramente dal verbale.
Richiedere copia degli atti: PEI, verbali del GLO e documentazione relativa all’assegnazione delle ore.
Conservare la documentazione sanitaria e specialistica utile a dimostrare le concrete esigenze dell’alunno.
In presenza di ore insufficienti, presentare una richiesta formale di riesame alla scuola e agli uffici scolastici competenti.
Se l’Amministrazione non interviene, può essere inviata una diffida, chiedendo l’immediato adeguamento delle ore.
Se anche la diffida rimane senza risultato, può essere valutato il ricorso al TAR, chiedendo, quando sussistono i presupposti, anche una tutela cautelare urgente.
Il caso dell’ordinanza n. 129/2026 dimostra quanto sia importante intervenire rapidamente. Il tempo scolastico perduto difficilmente può essere recuperato: la mancanza del sostegno necessario può incidere sull’apprendimento, sulla socializzazione e sulla stessa possibilità di frequentare pienamente la classe.
Le famiglie non dovrebbero essere costrette ogni anno a trasformarsi in esperti di PEI, GLO, diffide e ricorsi per ottenere quanto necessario ai propri figli.
Il sostegno scolastico non è un privilegio né una concessione amministrativa. È uno strumento essenziale per rendere effettivo il diritto all’istruzione e all’inclusione. E un diritto riconosciuto sulla carta deve essere garantito anche nella vita quotidiana.
Avv. Lelio Mancino

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