Esteri
UNICEF: 7,5 milioni di bambini nel Sahel centrale hanno bisogno di assistenza umanitaria
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In Niger, Burkina Faso e Mali, la violenza e gli sfollamenti forzati hanno sconvolto la vita di oltre 3,6 milioni di persone
27 aprile 2026 – “Dopo una missione di 14 giorni nel Sahel Centrale, ho visto una regione con tante possibilità, continuamente colpita da insicurezza, shock climatici e crisi socioeconomiche.
Le notizie di violenza in Mali negli scorsi giorni sono l’ennesima prova lampante di come tali crisi nella regione creino una situazione di estrema precarietà per i bambini, che purtroppo comporta anche la perdita delle loro vite.
In tutto il Sahel centrale, quasi 7,5 milioni di bambini hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria: un’emergenza che rimane troppo lontana dall’attenzione della comunità internazionale.
I funzionari governativi, i leader delle comunità e le persone sfollate in Niger, Burkina Faso e Mali – dove la violenza e gli sfollamenti forzati hanno sconvolto la vita di oltre 3,6 milioni di persone – continuano nonostante tutto a dare prova di speranza. In molte zone rurali i mercati stanno riaprendo, le comunità continuano a sostenersi a vicenda e i bambini giocano, mentre le famiglie e i giovani sperano di ritrovare la propria dignità e indipendenza economica.
Ho incontrato attori chiave nei tre paesi e le autorità concordano sull’importanza di investire nel capitale umano e di rafforzare la coesione sociale, pilastri essenziali per la stabilità e lo sviluppo. Ovunque sta emergendo una chiara ambizione: porre la prossima generazione al centro delle politiche nazionali. Sono stato incoraggiato dal forte impegno dei tre governi a promuovere e salvaguardare i diritti di ogni bambino.
Ad esempio, in Niger, le riforme promosse dal governo hanno modernizzato il sistema di registrazione anagrafica in oltre la metà dei comuni del Paese, aumentando i tassi di registrazione delle nascite dal 62% nel 2023 al 79% nel 2025 e affermando la registrazione anagrafica digitale come motore fondamentale del decentramento e dell’erogazione integrata dei servizi locali.
In Burkina Faso, questo impegno si riflette nell’assegnazione di circa il 25% del bilancio nazionale all’istruzione e di quasi il 12% alla sanità, a dimostrazione di uno sforzo significativo per potenziare i servizi sociali essenziali.
In Mali, la copertura vaccinale nazionale ha raggiunto l’82% nel 2024, avvicinando il Paese all’obiettivo di proteggere ogni bambino con vaccini salvavita.
Queste politiche e questi impegni non sono solo dei buoni esempi, ma assumono il loro pieno significato soprattutto quando assistiamo alla trasformazione positiva della vita quotidiana dei bambini, consentendo loro di andare avanti nonostante le difficoltà che devono affrontare.
Il ciclo della violenza è ancora pericolosamente evidente e la situazione dei bambini è particolarmente allarmante. Le Nazioni Unite hanno documentato oltre 1.500 gravi violazioni, tra cui uccisione, rapimenti, reclutamento e impiego di bambini da parte di gruppi armati, mentre solo nel 2025 più di 8.400 scuole sono state rese inaccessibili. La mancanza di accesso all’istruzione e ai servizi essenziali li espone a malattie e disagio psicosociale e compromette le loro opportunità di uno sviluppo pieno e sano. Far crescere i bambini nella violenza non è un’opzione sostenibile per lo sviluppo sociale e la crescita economica a lungo termine.
Tutte le persone che ho incontrato durante la mia visita condividevano la stessa preoccupazione: fornire una migliore protezione ai bambini e alle famiglie, ripristinare la pace, consentire l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione e garantire un ritorno a casa in sicurezza.
Mi ha inoltre rincuorato vedere i team dell’UNICEF sul campo che, giorno dopo giorno, si impegnano a tutelare i diritti di ogni bambino, specialmente dei più vulnerabili, in tutta la regione del Sahel. Aiutano i governi a sostenere i sistemi di erogazione dei servizi sanitari, idrici, educativi e di protezione sociale, rafforzando le capacità locali e aiutando i paesi a trovare soluzioni innovative a problemi apparentemente irrisolvibili. Ho constatato che la nostra risposta è più efficace quando rafforza la resilienza potenziando i sistemi locali, responsabilizzando le comunità e promuovendo una governance inclusiva, garantendo sempre che le voci dei bambini siano ascoltate e prese in considerazione.
Di fronte alla resilienza dei bambini del Sahel, il mondo non deve chiudere gli occhi; ci sono ancora milioni di bambini con bisogni umanitari urgenti che richiedono un intervento immediato. La loro resilienza non significa che stiano bene, né deve essere usata come scusa per l’inazione.»

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