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Castel Volturno, preoccupazione per il CPR: il Garante dei detenuti della provincia di Caserta esprime forte dissenso

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Castel Volturno, forte dissenso sul CPR: il Garante dei detenuti di Caserta richiama le istituzioni al rispetto della dignità e dei diritti umani

La notizia della volontà del Governo di realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel territorio di Castel Volturno suscita in me, quale Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia di Caserta, una profonda preoccupazione e un fermo dissenso.

Come autorità di garanzia, chiamata a vigilare sul rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona, e come uomo di Chiesa, non posso accettare la realizzazione di una struttura che rischia di tradursi, ancora una volta, in un luogo di sospensione dei diritti, di marginalità e di sofferenza umana.

Castel Volturno è un territorio già profondamente segnato da fragilità sociali, ma anche ricco di esperienze positive di accoglienza e integrazione. Pensare di collocarvi un CPR significa mortificare ulteriormente una comunità che da anni lotta per riscattare la propria immagine e costruire percorsi di convivenza civile.

I dati nazionali dimostrano chiaramente come le strutture esistenti non siano sature. Appare dunque incomprensibile la scelta di investire ingenti risorse pubbliche per la creazione di nuovi centri, quando sarebbe più giusto e lungimirante destinare tali fondi a politiche di inclusione, accoglienza diffusa e regolarizzazione. Non possiamo accettare una visione che assimila la condizione di irregolarità amministrativa alla criminalità. Nei CPR finiscono persone che non hanno commesso reati, ma che portano sulle spalle storie di povertà, violenza, sfruttamento e fuga. Privarle della libertà significa colpire la dignità umana e tradire i principi fondamentali del nostro ordinamento.

È doveroso garantire la sicurezza, ma essa non può essere costruita sulla paura, né tantomeno sulla stigmatizzazione dell’altro. Una società giusta si misura dalla capacità di tutelare i più deboli, non di rinchiuderli. Per questo, rivolgo un appello forte alle istituzioni nazionali e locali: si abbia il coraggio di fermarsi, riflettere e scegliere la strada del buon senso. Occorre ascoltare le coscienze, quelle di ogni uomo e donna di buona volontà, che riconoscono nella dignità della persona il fondamento irrinunciabile della convivenza civile.

Come Garante, non resterò in silenzio. Continuerò a difendere, con determinazione, i diritti di ogni persona, affinché nessuno venga mai trattato come un numero o, peggio, come un problema da contenere.

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