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Matilde Serao: la signora del giornalismo napoletano
Pubblicato
7 mesi fail
Di
Gioia Nasti
La nascita del giornalismo moderno e l’eredità di Matilde Serao
Negli anni Trenta del XIX secolo, seguendo l’ondata di successo dei vari giornali apparsi nel secolo precedente, fecero la loro comparsa quotidiani e giornali in tutta la penisola italiana. Il Regno delle Due Sicilie non fece eccezione; qui apparvero diversi giornali umoristici e ironici, i quali, benché ostacolati, a tratti, dalla sempre più inasprita censura borbonica, cercarono di barcamenarsi tra gli strali del controllo reale. Verso la metà degli anni Cinquanta si ebbe un cauto risveglio di giornali politicamente disimpegnati, sotto nomi buffi quali “Il Diavolo zoppo” o “Il Truffaldino”, che poi diffusero questo filone anche al resto delle grandi città italiane. Nel 1759, a Napoli uscì “Il Diario Notizioso”, il primo giornale con frequenza quotidiana, nel quale venivano pubblicate notizie economiche; era stampato su foglio formato A5 e prodotto e distribuito in una libreria di Piazzetta Nilo. Costava un grano, un prezzo irrisorio, proprio per renderlo accessibile a tutti. Sulla prima pagina era riportata anche una rubrica sul santo del giorno. La pubblicazione quotidiana, però, durò solo tre settimane, poi divenne settimanale per i quattro mesi successivi.
A fine Ottocento, poi, il giornalismo prese una piega particolare; un filone fu diretto essenzialmente alle donne, portando avanti progetti che riguardavano la loro emancipazione, come la lotta all’analfabetismo, la creazione di posti di lavoro, salari uguali, lotte sindacali. Le scrittrici che si dicevano o volevano diventare tali, dovevano necessariamente passare per i giornali ed essere prima redattrici per acquistare la fama necessaria. In questo fermento di fine Ottocento, si pone quella che poi sarà considerata la signora del giornalismo napoletano, Matilde Serao. La sua carriera cominciò con brevi articoli, novelle e recensioni sul Giornale di Napoli, su Roma Capitale, sul Fanfulla della Domenica.
Figlia di una principessa ottomana decaduta e dell’avvocato e giornalista Francesco Serao, Matilde cominciò a leggere avidamente fin da piccola e si formò alla Scuola Normale femminile “Eleonora Pimentel Fonseca” a piazza del Gesù. La necessità di aiutare la famiglia, la portò ben presto a trovare lavoro alle poste come addetta al telegrafo, ma la sua vocazione era la scrittura. Dopo aver scritto delle novelle, nel 1882 Matilde si trasferì a Roma per collaborare con il Capitan Fracassa, dove conobbe De Amicis, D’Annunzio e il suo futuro marito, Edoardo Scarfoglio.
Era l’unica donna con un vero contratto giornalistico e la prima anche a firmare un articolo a fondo pagina e a documentare regolarmente i lavori della Camera dei Deputati. Tre anni dopo, Matilde e Edoardo fondavano il Corriere di Roma, ma, per i costi troppo alti, nel 1887 essi si trasferirono a Napoli dove fondarono il Corriere di Napoli prima e Il Mattino dopo, il cui primo numero apparve il 17 marzo 1892. Cominciò il lungo periodo d’oro della Serao, con la pubblicazione di Il Mattino – Supplemento, un settimanale di arte, letteratura, scienze, sport, moda e tanti altri argomenti che attirarono l’interesse dei salotti dell’alta borghesia.
Il supplemento durò un anno, dopodiché chiuse per dare spazio ad altri progetti, come il Masto Rafaele, un settimanale umoristico illustrato che fece la sua comparsa, per la prima volta, a novembre 1899.
Nel 1903 Matilde decise di dare le dimissioni da Il Mattino; l’anno dopo usciva un nuovo quotidiano, Il Giorno, fondato con il suo nuovo compagno, l’avvocato e giornalista Giuseppe Natale, con il quale aveva costruito una nuova famiglia dopo la separazione da Edoardo Scarfoglio. In questo nuovo giornale, la Serao poteva esprimere le sue idee senza riserve, sull’educazione del popolo napoletano, sulla questione meridionale, sulla libertà di stampa, perfino sulle idee politiche che l’avrebbero portata a contrastare fortemente il fascismo fino a subire un assalto alla redazione.
E furono probabilmente proprio i suoi ideali antifascisti che le preclusero l’assegnazione del Nobel per la letteratura.
Nonostante la sua apparenza di donna non proprio bella e grossa, i modi troppo spontanei e la grassa risata che la caratterizzava, Matilde Serao fu una pietra miliare del verismo italiano e del giornalismo napoletano. A parte il suo contributo al giornalismo, vanno ricordati, tra le sue opere, almeno i due romanzi più noti: Il ventre di Napoli e Il paese di cuccagna, dove ella descrive la situazione nella città partenopea, fatta di stenti, carenze igieniche e povertà, dove il popolo sopravvive nonostante tutto e spera sempre in una occasione di vita migliore. Matilde Serao era ironica, però; il suo verismo era influenzato dalle esperienze giornalistiche pregresse, caratterizzato da un linguaggio diretto e comunicativo, che arrivava direttamente al lettore, in un mix di italiano e forme dialettali napoletane, che rendevano la sua scrittura godevole e appassionata.
Matilde Serao morì nel 1927, mentre era intenta a scrivere un articolo per il suo giornale, reclinando la testa sullo scrittoio e lasciando questo mondo nello stesso modo in cui aveva vissuto: scrivendo da grafomane quale si era sempre definita.
Gioia Nasti

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