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Esteri

Iran e Israele sull’orlo della guerra: attacchi diretti, morti e minacce globali

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Escalation tra Iran e Israele: attacchi militari, vittime civili e allarme internazionale

La tensione tra Iran e Israele ha raggiunto un punto di rottura. Dopo anni di scontri indiretti e guerre per procura, i due Paesi sono ora protagonisti di un confronto militare aperto, segnando una svolta senza precedenti nel Medio Oriente.

L’escalation è esplosa nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2025, quando Israele ha lanciato Operation Rising Lion, un attacco aereo coordinato contro obiettivi strategici in territorio iraniano. L’offensiva ha colpito centrali nucleari, basi militari e residenze di alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria, tra cui il capo di Stato Maggiore Mohammad Bagheri. Gli attacchi, secondo fonti militari israeliane, miravano a neutralizzare la capacità dell’Iran di arricchire uranio e coordinare operazioni via proxy in Siria, Libano e Yemen.

La risposta dell’Iran: missili e droni su Israele

Teheran ha risposto immediatamente con l’operazione “True Promise III”, lanciando oltre 150 missili balistici e sciami di droni armati contro obiettivi israeliani. Colpiti centri urbani come Tel Aviv e Haifa, con almeno 14 vittime israeliane confermate e centinaia di feriti. In parallelo, è stato utilizzato per la prima volta il nuovo missile balistico “Haj Qassem”, dedicato al generale Soleimani, ucciso nel 2020.

Dall’altro lato, fonti iraniane parlano di oltre 100 morti a seguito dei raid israeliani, inclusi scienziati nucleari e alti ufficiali militari. Colpiti anche impianti radar e di difesa nella provincia di Isfahan.

Il rischio di una guerra regionale

Le ripercussioni internazionali non si sono fatte attendere. L’ONU, l’Unione Europea e le potenze occidentali (Francia, Germania, Regno Unito) hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. L’Iran ha minacciato di estendere il conflitto a basi americane, britanniche e francesi in Medio Oriente se dovessero essere coinvolte nel sostegno a Israele.

Il Presidente degli Stati Uniti ha riunito d’urgenza il Consiglio di Sicurezza Nazionale, mentre la Russia, forte dei legami diplomatici con entrambe le nazioni, si è proposta come mediatore per evitare l’espansione del conflitto.

Conseguenze economiche e timori globali

Il conflitto ha già prodotto effetti sui mercati: il prezzo del petrolio è salito oltre i 100 dollari al barile e le borse mediorientali sono in forte calo. Gli analisti avvertono che se il conflitto dovesse estendersi, potrebbero essere coinvolti anche Hezbollah in Libano e le milizie sciite in Iraq e Yemen.

Gli osservatori internazionali temono che si stia aprendo lo scenario di una guerra regionale su larga scala, con il rischio concreto di una destabilizzazione permanente del Medio Oriente.

Lo scontro diretto tra Iran e Israele rappresenta un cambio di paradigma nella geopolitica della regione. Mentre la diplomazia cerca una via d’uscita, il rischio che le ostilità si allarghino è più concreto che mai. L’attenzione del mondo resta puntata su Teheran, Gerusalemme e sulle grandi potenze chiamate a evitare un conflitto globale.

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