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Cenerentola era di Giuliano
Pubblicato
1 anno fail
Di
Gioia Nasti
Giovan Battista Basile e la nascita della fiaba di Cenerentola: tra tradizione orale e scrittura, dalla magia alla conquista dell’identità femminile
Prima di Walt Disney, prima di Roberto De Simone, prima ancora perfino dei fratelli Grimm e di Charles Perrault, c’era un intellettuale napoletano, o meglio giuglianese, che agì da ponte tra le fiabe antiche, di quelle che si tramandavano oralmente davanti al fuoco nelle lunghe notti d’inverno, e la prima forma scritta di fiaba nel XVII secolo. Questo intellettuale si chiamava Giovan Battista Basile e fu l’autore di vari testi in volgare, tra cui emerse, senza dubbio, Lo cunto de li cunti, arrivato fino a noi sotto il nome di Pentamerone, perché, sul modello di Boccaccio, presenta cinquanta fiabe suddivise in cinque giornate all’interno di una cornice.
Questa narra la storia della principessa Zoza, che aveva perso la capacità di ridere; la fortuita caduta di una vecchia però la induce al riso e, per questo motivo, la vecchia la maledice. Da qui il pretesto per la narrazione delle fiabe ad opera di dieci vecchie orrende oguna con uno specifico difetto fisico, tra le quali si nasconde la stessa Zoza. Basile non vedrà mai la sua opera pubblicata; sarà sua sorella a darla alle stampe e sarà l’editore a darle il nome di Pentamerone.
Una delle fiabe di Basile narra di Zezolla, una ragazza orfana di madre, maltrattata dalla matrigna; la sua maestra di ricamo la convince ad uccidere la matrigna e, dopo l’omicidio, la stessa Zezolla convince il padre a sposare la sua maestra. Questa però ha sei figlie, che aveva tenuto nascoste, e convince l’uomo a dedicarsi a loro piuttosto che alla propria. Zezolla così si ritrova vestita di stracci e sfruttata come serva. Grazie ad una colomba fatata, Zezolla chiede al padre di procurarle degli oggetti magici: un dattero fatato, un secchiello d’oro, una piccola zappa ed un asciugamano di seta, con cui pianta la palma da dattero e se ne prende cura. La pianta, alla fine, si trasforma in una fata, che le dona vestiti e scarpe per andare al ballo del principe. Seguita da un servitore, per scappare, perde una scarpetta, che sarà poi l’oggetto che le permetterà di essere riconosciuta dal re e sposarlo.
Pare che la versione più antica della fiaba di Cenerentola risalga ad un racconto cinese del nono secolo d.C. e che presenti le stesse caratteristiche principali della fiaba come la conosciamo oggi: una ragazza orfana che è costretta a subire le angherie della matrigna. Grazie all’aiuto di un personaggio magico, la ragazza riesce ad andare al ballo organizzato dal principe, dove, per scappare, perde una scarpetta, che sarà poi il modo in cui il principe la riconoscerà e la sposerà. La prima versione scritta, invece, come si diceva in precedenza, risale alla stesura de La gatta cenerentola di Basile nel 1634. Da lì, le versioni di Perrault e dei fratelli Grimm e le trasposizioni in teatro, in cartoni animati e al cinema.
Nella fiaba, la figura femminile è fondamentale ed incarna tutte le sfumature caratteriali, dalla bontà di Cenerentola (anche se nella versione di Basile la protagonista si macchia di omicidio, uccidendo la prima matrigna), alla cattiveria della matrigna, all’invidia delle sorellastre. Il filone femminista, però, ha visto nella protagonista uno stereotipo negativo della donna, che subisce angherie e trova solo nel matrimonio la sua massima realizzazione. Eppure, è proprio l’identificazione con le sofferenze e la vittoria finale della protagonista che ha reso, nei secoli, questa storia così famosa e amata. Inoltre, la storia di Cenerentola insegna ai bambini che, se si perseguono i propri sogni e si crede davvero in sé stessi, per quanto difficile possa apparire, è possibile emergere e realizzarsi.
Ma Cenerentola non è l’unica fiaba che riconosciamo nell’opera di Basile; ve ne sono altre, anche se più violente, truculente e talvolta leggermente diverse da quelle che noi abbiamo letto, che richiamano titoli noti: Nennillo e Nennella è la versione napoletana di Hansel e Gretel, Petrosinella è Raperonzolo, Cagliuso è Il gatto con gli stivali, Talia è La bella addormentata nel bosco. Provare per credere!
Gioia Nasti

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