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Ultima Generazione: Piantedosi vieta di manifestare ma i cittadini si riprendono il proprio potere

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Ultima Generazione: Fogli di via per da Roma per quattro anni

Roma, 5 ottobre 2024 – Persone aderenti alla campagna Fondo Riparazione di Ultima Generazione hanno partecipato in maniera pacifica alla manifestazione contro il genocidio palestinese a Roma. La decisione della Questura di Roma, del tutto senza precedenti, di vietare una manifestazione, promossa secondo i principi della Costituzione, è stata rivista nella tarda mattinata, autorizzando un ‘presidio statico’ a piazzale Ostiense. Di fronte a circa diecimila persone che si sono riversate a Roma da tutt’Italia, Piantedosi è arretrato, rivedendo in maniera goffa la determinazione iniziale.

All’ingresso della città, sono stati fermati autobus di linea come Flixbus, fatti scendere i passeggeri, identificate e perquisite le persone, con diversi fermi in commissariato e l’attribuzione di numerosi fogli di via obbligatori fino a 4 anni. Diverse persone, di cui anche due persone di Ultima Generazione sono state fermate, portate in commissariato e poi rilasciate con foglio di via di 4 anni

Tommaso, operatore agricolo di Perugia, ha dichiarato: “Siamo in piazza al fianco del popolo palestinese e contro le politiche genocide di Israele, contro il governo italiano che permette alla Leonardo di vendere armi all’esercito israeliano, e che ha vietato la manifestazione, impedendoci di esprimere i diritti garantiti dalla Costituzione. La sicurezza non è quella del provvedimento incostituzionale di Piantedosi, ma quella di veder garantiti i propri diritti, di non vedersi portar via la casa da un’alluvione o da un incendio; e su questo pretendiamo delle risposte”.

LA CRISI CLIMATICA AVANZA E IL GOVERNO CONTINUA AD AUMENTARE LE SPESE MILITARI

La domanda che ci poniamo è: che tipo di governo è quello che, di fronte a una protesta pacifica e giusta, fallisce nel proporre soluzioni concrete? Un governo che ricorre a manipolazioni e propaganda, alimentando un clima di costante allarmismo, e che crea un quadro normativo su misura per legittimare la repressione, l’intimidazione e la violenza contro i propri cittadini? Forse si tratta di un governo che combina tutte queste dinamiche.A fronte di un simile scenario, sorge spontanea una riflessione: perché i fondi pubblici, anziché essere destinati all’acquisto di armamenti e alla promozione della distruzione, non vengono invece impiegati per creare un Fondo Riparazione, destinato a contrastare gli effetti delle sempre più frequenti catastrofi climatiche?

Dopo un anno segnato da episodi di brutalità e repressione che hanno scosso profondamente la coscienza collettiva, la manifestazione odierna a Roma ha portato con sé un rinnovato senso di speranza. Ultima Generazione, insieme a migliaia di cittadini, ha dimostrato una ferma volontà di resistere pacificamente. Nonostante i posti di blocco, le cariche della polizia, l’uso di idranti e gas lacrimogeni, i manifestanti hanno mantenuto un atteggiamento nonviolento, opponendosi con fermezza a un governo che continua a mostrarsi complice del crescente disastro climatico.

È giunto il momento di superare la paura. Di smettere di accettare questa narrazione dominante. Siamo pronti a scrivere una nuova storia, una storia di giustizia climatica e sociale, di speranza e di cambiamento. E lo faremo. Insieme.

PRESIDIO PER GIACOMO BAGGIO

Il 14 ottobre alle 9.30 saremo davanti il Tribunale di Roma per manifestare la nostra solidarietà a Giacomo Baggio, per il quale la questura di Roma ha richiesto l’applicazione della misura della sorveglianza speciale per due anni.

CHIEDIAMO UN FONDO RIPARAZIONE

La nostra richiesta è di un Fondo Riparazione preventivo, permanente e partecipato da prevedere annualmente nel bilancio dello Stato. I soldi dovranno essere ottenuti attraverso l’eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), la tassazioni degli extra-profitti delle compagnie fossili, il taglio di stipendi premi e benefit ai loro manager, delle enormi spese della politica e delle sempre più ingenti spese militari.  

Per questo continueremo a scendere in strada, a fare azioni di disobbedienza civile nonviolenta, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, affrontando la repressione, tribunali e processi.

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