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Impressioni surreali: il racconto della Morte e Resurrezione di Gesù
Pubblicato
2 anni fail

Impressioni surreali: Roma sceglie l’arte su tela; Napoli, il mistero su telo
Tre crocifissi in una chiesa, normalmente, non farebbero notizia; a Roma, fino al 23 giugno invece sì, perché la Chiesa di S. Marcello al Corso, ospita l’esposizione, ad ingresso gratuito, di due opere importantissime per l’arte e la religione.

Una cornice dorata protegge il piccolo disegno-reliquia di S. Giovanni della Croce del 1575, sacerdote carmelitano della comunità di Avila, realizzato durante una contemplazione mistica: una crocifissione diversa, disegnata da un punto di vista non frontale, assolutamente inconsueta per l’epoca.

Così come inconsueta è la possibilità di osservare da vicino un capolavoro assoluto della storia dell’arte e l’opera che lo ha ispirato. Probabilmente, è stato proprio il piccolo disegno ad ispirare l’artista catalano Salvador Dalì, per il suo “Cristo di S. Giovanni della Croce” o “Di Port Lligat”.

Il cambio di prospettiva è ciò che colpisce subito: la scena è ritratta dall’alto, lasciando nel mistero il volto di Gesù, quasi come se fosse la visione di Dio, che osserva suo figlio andare incontro al compimento della sua missione.
Un evento che, seppur privato dei simboli di violenza (sangue, chiodi e corona di spine sono assenti) rimane comunque inevitabile. La genialità di Dalì è nella realizzazione attraverso un’immagine potente delle diverse modalità del concetto di sospensione.
Sospeso è il Cristo alla croce, senza mezzi di costrizione evidenti, uno spazio che è convinzione nella libertà dalla sofferenza. Sospesa è la croce stessa, che sembra fluttuare sul mondo reale, sinonimo di trascendenza della fede.

Sospeso è il tempo, perché non è dato sapere se sono gli ultimi istanti della vita terrena di Gesù o se egli è già spirato, se le tenebre stanno avvolgendo il mondo o se la luce della fede sta rischiarando di nuovo il cammino di chi crede.
Sospeso, infine, è il respiro di chi rimane qualche minuto ad osservare il dipinto, che al di là del proprio credo religioso, testimonia, con lo stile anticonformista e geniale, proprio di Dalì, l’importanza della possibilità di cambiamento, di idee o di fede, attraverso il mutare della distanza e della prospettiva.

Il terzo crocifisso, pur più convenzionale nell’aspetto, non è però meno importante degli altri due. Il “residente” Cristo ligneo della Chiesa di S. Marcello è il più caro ai romani: scampato senza danni all’incendio del 1519, liberò Roma dalla peste del 1522. Divenuto famoso nel mondo, quando, nel marzo pandemico del 2020, Papa Francesco lo ha voluto in una Piazza S. Pietro surreale, flagellata dalla pioggia e svuotata dall’invisibile virus. Come per ogni Anno Santo, nel 2025 verrà portato in processione alla basilica di S. Pietro per l’inizio del Giubileo.

Tre crocifissi accolgono il visitatore nelle sale del Complesso Museale di S. Lorenzo Maggiore a Napoli. Tre sono anche le opere d’arte (il “Cristo Rivelato” di Domenico Sepe, “Ecce Homo” di Cristian Rizzuti, “Passo” Homini” di Aniello Scotto) che, in diversi stili, impreziosiscono il percorso: prendendo ad esempio quella di Cristo come tematica universale di ingiustizia, associano i concetti di vuoto-pieno e buio-luce alla sofferenza e liberazione.

A fare da guida “spirituale” in questo viaggio che coniuga fede, storia, arte sarà l’ “inconsistenza” virtuale dell’avatar di S. Giuseppe di Arimatea, testimone della crocifissione e della deposizione di Gesù nel Sepolcro.

Un itinerario breve e suggestivo, interessante per gli adulti, ma anche per i bambini, che si propone di far conoscere la Sacra Sindone più da vicino. Le condizioni del “Sacro Telo” originale, custodito a Torino, sono estremamente delicate, tali da non consentire visite pubbliche.

Il “Sacro Telo” esposto a Napoli, fino alla fine di dicembre 2024 ne è la riproduzione più fedele esistente al momento e, anche grazie al fondamentale contributo “in carne e ossa” di guide giovani e preparatissime, rende possibile conoscere i dettagli nell’immagine “impressa”, dei danni causati dal fuoco e dall’acqua, degli esami e delle perizie effettuate per stabilirne datazione e autenticità.

Comprensione e suggestione: la Sindone è una reliquia sacra che da secoli tiene uniti i fedeli, un reperto che impegna gli scienziati, un enigma che attira curiosi. Impossibile, dunque, non rimanere avvolti nel fascino del racconto di una trama antica che da sempre racconta una storia che, seppur conosciuta da tutti, rimane un mistero ancora non (del tutto) svelato.
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