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New York 9/11: la “finestra sul mondo” che non c’è più

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Il ricordo dell’evento dirompente che ha cambiato per sempre lo skyline di una città e il modo di viaggiare.

Il “Flashbulb Memory” è il ricordo di un momento privato che, anche se poco rilevante, diventa fisso e nitido nella propria memoria, quando viene collegato direttamente a un evento pubblico o a una notizia particolarmente sconvolgente. In italiano si traduce in “ricordo lampo”, proprio come l’accecante luce che le macchine fotografiche di vecchissima generazione utilizzavano per imprimere l’immagine sulla pellicola.

Tutti noi ricordiamo infatti dove fossimo e cosa stessimo facendo l’11 settembre del 2001 quando, poco dopo le 15 in Italia, le edizioni straordinarie dei telegiornali si aprivano con le immagini di un fumo nero, spaventosamente denso, che avvolgeva l’estremità della penisola di Manhattan, sopra le Torri Gemelle del World Trade Center. Tra incertezza e sgomento, il mondo apprendeva che era in corso un attacco terroristico volto a colpire New York City e la capitale degli Stati Uniti, Washington D.C., attraverso il dirottamento di quattro aerei di linea.

Prima degli anni 2000, delle compagnie low-cost, dei viaggi fai-da-te e dell’avvento dei social, la percezione comune del mondo e delle destinazioni di viaggio era molto più limitata di oggi e New York era, per quegli anni, la meta imprescindibile della maggior parte dei viaggi organizzati.

Dalle vacanze oltreoceano alla Luna di Miele delle coppie di neosposi, la città americana della costa est era una tappa richiestissima dei viaggi leisure a lungo raggio. Da sempre icona di libertà, possibilità, futuro, tutti erano tentati di partire per assaggiare la Grande Mela: complici nella scelta, l’influenza del cinema e delle serie tv più iconiche che intrattenevano i giovani fin dagli anni ’80.

Nell’organizzazione di un viaggio a New York non poteva mancare una prenotazione di un tavolo al “Windows of The World”, l’elegante location con ristorante e bar situata al vertice della Torre Nord del WTC, dove era obbligatorio indossare la giacca e vietato soffrire di vertigini.

Non erano solo incredibili tramonti o mosaici sfavillanti dei grattacieli nel buio, quelle finestre tra il 106º e il 107º piano erano il settimo cielo sulla New York di allora, più che un punto panoramico, un vero e proprio affaccio sul mondo, dal quale sembrava possibile sfiorare il “sogno americano” nella “città che non dorme mai”, anche solo per una sera.

New York by night

Quest’anno “Windows of the World” avrebbe compiuto 50 anni dalla sua apertura nel 1976, se non ci fosse stato l’impatto devastante con quegli aerei dirottati da attentatori suicidi che, in soli 102 minuti, causarono il crollo sia delle Twin Towers che diversi edifici del World Trade Center con un bilancio di oltre 3000 vittime. I vetri di quelle finestre andarono in frantumi 25 anni fa e, con loro, il comune senso di sicurezza.

Mentre i mercati finanziari crollavano, il mondo sperimentava una crisi d’ansia collettiva e il settore dei viaggi subì la prima grave battuta d’arresto della storia contemporanea, diciotto anni prima della prolungata sospensione dovuta alla globale pandemia di CoviD-19.

New York City – Tipico incrocio tra Streets e Avenues

Nelle agenzie di viaggio, i telefoni silenziosi, che all’inizio avevano lasciato spazio alla radio e agli aggiornamenti continui, si infuocavano – insieme ai fax – per gestire le imprevedibili emergenze: spazi aerei chiusi, prenotazioni da modificare, continue richieste di annullamento per viaggi anche per destinazioni all’altro capo del globo. Le conseguenze meno immediate di quegli attacchi terroristici si stavano rivelando nella loro più subdola potenza: un senso di incertezza e la paura generalizzata di luoghi e persone rischiava di trasformare una sospensione temporanea in un blocco prolungato, soprattutto per i viaggi leisure.

Intanto, nuove procedure di sicurezza venivano elaborate per fronteggiare l’aumentato livello di pericolo.

Il tracciamento dei passeggeri veniva irrigidito attraverso passaporti e visti di autorizzazione elettronici da richiedere con congruo anticipo rispetto agli ingressi; agli imbarchi,  si effettuavano perquisizioni a cui seguirono passaggi al body scanner;  i controlli ai bagagli e alle attrezzature elettroniche divenivano capillari richiedendo tempi di attesa più prolungati, il trasporto dei liquidi nei bagagli a mano contingentato e, a bordo, le cabine di pilotaggio blindate con regole di accessibilità pressoché negata persino al personale.

Quelle straordinarie misure di sicurezza inasprite per contenere il rischio di ulteriori possibili dirottamenti  sono diventate la routine per chi usufruisce del trasporto aereo per lavoro o per vacanza e hanno contribuito, nel tempo, a sbiadire la paura del terrorismo.

Eppure, ogni anno, in occasione dell’anniversario di quell’imprevedibile cortocircuito della storia contemporanea, riguardando le immagini degli schianti, dei crolli, delle street avvolte dalle nuvole di detriti e delle avenue percorse da onde umane in fuga, del vuoto enorme di Ground Zero dove oggi svetta la Freedom Tower, non sembra trascorso così tanto tempo.

New York City – Attuale Skyline

Quando poi due fasci di luce ricreano nello skyline della città le sagome delle Twin Towers, quasi  come confusi da un flash in uno scherzo della memoria, pur ricordando esattamente dove fossimo e cosa stessimo facendo quell’11 settembre 2001, sentiamo che, col cuore, eravamo tutti lì, a New York, assistendo impotenti a uno degli eventi più tragici del nuovo millennio.

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