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Portici, il centrodestra c’è nei numeri ma manca nella proposta politica e nell’opposizione concreta
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3 mesi fail

Nonostante simboli, iscritti e simpatizzanti, a Portici il centrodestra fatica a costruire un’alternativa credibile al centrosinistra e resta assente sui temi strategici della città.
PORTICI — A Portici il centrodestra continua a esistere più come potenziale elettorale che come proposta politica strutturata. Non mancano simboli, iscritti o simpatizzanti; manca, piuttosto, una linea riconoscibile, una leadership visibile e una strategia capace di mettere realmente in discussione il Partito Democratico e l’intero campo del centrosinistra che ha governato la città. In questi anni non si è assistito a un’opposizione sistematica alle scelte del sindaco, della giunta o del Consiglio comunale.
Nessuna campagna politica sui grandi temi amministrativi, nessuna azione incalzante sulle decisioni strategiche, nessuna costruzione di un’alternativa organica e questo nonostante il centrodestra non avesse responsabilità dirette nell’amministrazione che potessero giustificare prudenza o moderazione.
L’assenza di eletti avrebbe potuto garantire piena libertà di iniziativa politica, invece, il silenzio ha spesso prevalso. Le poche critiche emerse si sono concentrate su questioni marginali: le quattro bancarelle del centro storico, elevate retoricamente a “asse mercatale”, e l’ex area dismessa della Kerasav ai confini della città, temi lontani dalla percezione quotidiana della maggioranza dei cittadini.
Al contrario, su scelte ben più simboliche e visibili — come il lungomare di recente realizzazione, una colata di cemento spesso inaccessibile e talvolta esposta alla forza del mare — non si è registrato neanche un comunicato strutturato che ne mettesse in discussione modalità progettuali e impatto sulla fruibilità pubblica. Non solo. I rappresentanti di quest’area politica si sono più volte caratterizzati per aver lodato singole iniziative della stessa amministrazione e per aver presenziato con convinzione a feste e manifestazioni organizzate dal centrosinistra sul territorio.
Un atteggiamento che ha finito per alimentare la percezione di una forza più incline alla coabitazione che all’alternativa. In questo quadro si è inserito anche il recente convegno di sabato mattina, ospitato in una saletta riempita con evidente fatica, dove mancava il presidente del circolo locale di Fratelli d’Italia. Un’assenza simbolica in una fase in cui servirebbe invece una guida chiara.
Restano senza risposta interrogativi fondamentali: qual è la sua posizione ufficiale sul referendum ? Quale strategia per le prossime comunali ? È davvero praticabile un’alleanza organica di centrodestra ? Appare evidente che se si vuole costruire un’alternativa credibile, il primo partito d’Italia ha il dovere di proporre una rosa di nomi che non appartengano alla vecchia nomenclatura e che non siano giovani improvvisati, ma figure autorevoli e accettabili dagli alleati. Intanto, non ha aiutato il fatto che uno dei papabili al ruolo di sindaco abbia esordito, proprio sabato mattina, criticando il Titolo V della Costituzione e sostenendo il ritorno della sanità alla competenza esclusiva dello Stato centrale: una posizione legittima nel dibattito, ma poco conciliabile con la sensibilità di un alleato di tradizione federalista.
Intanto, esiste una parte significativa dell’elettorato porticese — capace di riempire metà di quella sala — profondamente critica verso segretari e responsabili che quando non sono assenti risultano espressione di nomine e non di un reale percorso partecipativo. C’è un popolo radicato nel centrodestra che si manifesta sempre più apertamente sui social e sulla stampa locale, chiedendo chiarezza, coraggio e coerenza.
Finché questa distanza tra base e vertice non verrà colmata, l’assenza continuerà a suonare come una constatazione più che come una provocazione: a Portici la destra non manca nei numeri potenziali, manca nella capacità di tradurli in opposizione autentica e in progetto credibile di governo.

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