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Francesca Albanese nel mirino degli USA dopo il rapporto ONU su Gaza

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Francesca Albanese
Di Esquerda.net - Encontro com relatora especial da ONU, Francesca Albanese - Out.24, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=163142161

La Relatrice Speciale per i diritti umani nei Territori palestinesi ancora sotto attacco dopo la pubblicazione del dossier “From Economy of Occupation to Economy of Genocide”

Dopo la pubblicazione del suo ultimo rapporto al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la giurista italiana Francesca Albanese è finita nuovamente al centro di una campagna di accuse e pressioni politiche da parte degli Stati Uniti, che hanno duramente contestato le sue conclusioni e rinnovato le richieste di rimozione dal suo incarico.

Il documento, intitolato “From Economy of Occupation to Economy of Genocide” e presentato il 30 giugno 2025, denuncia il coinvolgimento sistemico di oltre 1.000 imprese globali che – secondo la Relatrice – traggono profitto dalla distruzione della Palestina e sostengono attivamente la campagna militare israeliana su Gaza, descritta nel rapporto come un genocidio in atto.

Nel testo si chiede agli Stati membri di interrompere la cooperazione economica e militare con Israele, imponendo sanzioni, embargo sulle armi e disinvestimenti nei confronti delle aziende coinvolte nell’“economia della distruzione”.

Dura reazione degli Stati Uniti

La risposta di Washington è stata immediata e durissima: la delegazione americana all’ONU ha definito le parole della Relatrice “pericolose” e “antisemite”, accusandola di demonizzare Israele e di legittimare la violenza di Hamas.

L’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Linda Thomas-Greenfield, ha dichiarato:

“Non c’è spazio per l’antisemitismo nelle istituzioni che difendono i diritti umani. Francesca Albanese non è idonea a ricoprire alcun ruolo all’interno delle Nazioni Unite.”

Gli USA hanno ribadito la richiesta formale di rimozione dal mandato, sostenuti da Israele, Canada, Germania e altri alleati, tra cui lobby internazionali come UN Watch e World Jewish Congress.

Attacchi ricorrenti fin dal 2022

Non è la prima volta che Albanese viene bersagliata: sin dalla sua nomina nel maggio 2022 come Relatrice Speciale ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ha subito una campagna di delegittimazione politica e personale.

Le critiche si sono concentrate su presunte “affermazioni antisemite” tratte da tweet decontestualizzati o dichiarazioni pubbliche. Le accuse sono arrivate in particolare da parte di gruppi pro-Israele, media internazionali e membri del Congresso USA.

Tuttavia, numerosi esperti indipendenti, tra cui 65 accademici di studi ebraici e 116 ONG internazionali, hanno respinto le accuse, definendole “strumentali, infondate e intimidatorie”. Anche tre ex relatori ONU sulla Palestina – Dugard, Falk e Lynk – hanno firmato una lettera pubblica in sua difesa, denunciando la pressione come “un attacco alla libertà di mandato delle Nazioni Unite”.

La riconferma del 5 aprile 2025

Nonostante le forti pressioni, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha riconfermato ufficialmente Francesca Albanese il 5 aprile 2025, durante la 58ª sessione a Ginevra. Il suo mandato è stato esteso fino al 2028, con una decisione presa per consenso, senza l’attivazione formale di alcun procedimento disciplinare.

Il Comitato di coordinamento interno dell’ONU, incaricato di valutare la condotta dei relatori speciali, ha ritenuto che non vi fossero elementi per revocare l’incarico, e che le accuse mosse fossero incompatibili con l’indipendenza e la libertà di espressione richieste dal ruolo.

“Critico l’occupazione, non gli ebrei”

Albanese ha respinto ogni accusa di antisemitismo, ribadendo pubblicamente:

“Condanno ogni forma di razzismo, incluso l’antisemitismo. Le mie critiche riguardano le politiche di occupazione e apartheid, non certo la fede o l’identità del popolo ebraico.”

E ancora:

“Chi denuncia un genocidio documentato, oggi, viene trattato da colpevole. Ma il mio compito è dire la verità, non compiacere le potenze.”

Verso una nuova stagione di scontro diplomatico

Con il mandato confermato, Francesca Albanese continuerà a monitorare la situazione nei Territori palestinesi occupati, con particolare attenzione a Gaza, dove i bombardamenti israeliani – secondo la stessa Corte Internazionale di Giustizia – “potrebbero configurare un atto di genocidio”.

La sua figura rimane una delle più controverse ma anche più ascoltate all’interno del sistema delle Nazioni Unite, simbolo di una difesa rigorosa del diritto internazionale anche contro gli interessi delle potenze globali.

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