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Croci e delizie di Braga, la “Semana Santa”

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Quando la “Passione” infiamma: il periodo perfetto per visitare la città portoghese nei suoi giorni più intensi.

In tutto il mondo cattolico, i  sette giorni della settimana che comincia dalla Domenica delle Palme sono i più sentiti dell’anno, perché vedono molti luoghi trasformarsi completamente per i riti liturgici che anticipano la Pasqua. È la “Semana Santa” e anche la città di Braga, a nord del Portogallo, è un esempio perfetto di turismo esperienziale, legato alle celebrazioni religiose. Braga è una delle città portoghesi più antiche, ma anche la più “giovane”. Contraddizione? No, è solo la coincidenza di avere remote origini romane, essere la sede della più antica diocesi cattolica portoghese e di ospitare l’”Universidade do Minho”. Un’importante valenza storica, religiosa e una frizzante vitalità che, insieme, la rendono una località estremamente piacevole per chi preferisce alternare caotiche metropoli e turismo balneare a destinazioni turistiche non ancora eccessivamente invase.

 L’“Arco de Porta Nova” è l’ingresso simbolico al centro storico, la cui (voluta) assenza di una porta difensiva sottolinea la grande propensione all’ ospitalità che si respira a Braga, proprio come in tutto il Portogallo. Una piacevole passeggiata lungo “Rua do Souto”, o zigzagando tra i suoi immediati vicoli, permette di incrociare i luoghi più attraenti della città. La casa e i giardini “Dos Biscainhos”, prestigiosa dimora nobiliare arredata con mobili d’epoca; la sobrietà del Palazzo Episcopale, assimilabile più come una fortezza per via delle sue mura merlate, che costeggia l’oasi fiorita dei “Jardim de Santa Barbara”; la particolare bellezza barocca dei suoi edifici più famosi; dagli esterni candidi incorniciati di  pietra rosata del Municipio alla lucente sfumatura in azzurro pervinca della facciata iconica del “Palàcio do Raio”, fino alla lineare armonia dell’”Avenida da Libertade”, di cui è sovrano il “Teatro Circo”, che da 140 anni ospita i grandi eventi musicali e teatrali della città.

Che sia all’angolo della grande Avenida, negli eleganti interni dei primi del ‘900 del caffè storico “D’a Brasileira” o circondati i tipici azulejos azzurri della pasteleria “Tibias de Braga”nei pressi dell’Arco, è letteralmente impossibile per chi è appassionato di dolci, non fermarsi per un buon caffè e un “Bolo de Arroz”, deliziosa tortina di riso, leggera e profumata come una nuvola, quasi un assaggio di paradiso. Anche se tante sono le chiese importanti che Braga può contare, la Cattedrale de Sé, con i suoi interni e i suoi tesori, conservati nell’adiacente museo, sono, senza dubbio, il fulcro religioso della città. La sua fondazione,  avvenuta sui resti di un antico foro romano e di un tempio dedicato alla dea Iside, risale al XII secolo, per opera dei genitori del futuro primo re del Portogallo è un ulteriore attestato della sua valenza.

E’ proprio dalla cattedrale che partono le processioni della “Semana Santa”, grande richiamo per  fedeli e turisti che vogliono prendere parte a questa tradizione religiosa e rituale: il mercoledì, è dedicato alla Madonna della “Burrinha” (l’asinello)  e, il giorno successivo, alla solenne Processione Del Signore “Ecce Homo”.  La classica rievocazione della Passione di Cristo con la croce viene arricchita dalla presenza dei “Farricocos”, uomini in tunica e cappuccio che, scalzi per penitenza, accompagnano, i “Passos”, altarini trasportati a spalla, a suon di  “matracas” (strumenti sonori tipici del folklore popolare). Si percorrono lentamente le stazioni della Via Crucis illuminando le strade con la fiamma viva delle tipiche lanterne a forma di pigna, in una Braga, buia e suggestiva, che spegne le sue luci artificiali, in segno di profondo lutto, in attesa della Resurrezione.

 Anche se non si riesce a visitare Braga per partecipare ai riti precedenti alla Pasqua, è possibile vivere un’esperienza simile alla Via Crucis, ma più intima e privata anche in altri periodi dell’anno. A circa 6 chilometri dal centro, sulla sommità del monte Espinho, si erge il “Santuario do Bom Jesus Do Monte”, annoverato tra i beni Patrimonio dell’Umanità: un luogo dal valore simbolico così forte, da travalicare l’ambito della fede religiosa.  Altrettanto simboliche, le tre vie di accesso al Santuario: la strada, la via retta, la modalità più semplice; l’ascensore funicolare ( il più antico d’Europa con sistema ad acqua ancora in funzione dal 1882) mezzo a pagamento che, senza lo sforzo di affrontare il dislivello e nel modo più breve, di risalire il monte; la scala, opzione più spettacolare, ma anche la più faticosa. Tutto il complesso del “Bom Jesus” è stato realizzato in modo da costituire una vera e propria via Crucis: la monumentale scala, in parte barocca e in parte neorinascimentale, è completata da cappelle che rappresentano le stazioni con le scene della Passione, dalle fontane allegoriche, statue dei profeti con i loro messaggi in latino e dei personaggi che hanno vissuto gli ultimi momenti della vita di Cristo. Chi sceglie di affrontare la scala, risalendo, uno dopo l’altro, i suoi 575 scalini, lo fa per mettersi alla prova, per sacrificio o per godersi da vicino lo spettacolo della sua architettura. In ogni caso, questo luogo è innegabilmente una metafora della vita, un percorso trascendentale che parte dai cinque sensi per arrivare alle virtù più “alte”, per trasmettere un messaggio di speranza. Pur guardando ogni giorno alla propria meta, si è spesso obbligati ad un andamento tutt’altro che regolare e lineare; tra convergenze, divergenze, rallentamenti e cambi di direzione, le pause obbligate per riprendere fiato, possono diventare occasioni per cogliere i significati meno espliciti e farne tesoro, per non perdere i dettagli della bellezza fuori e dentro di sé, che spesso, per fretta o ansia, non si riesce più a cogliere. Affrontando la salita al Bom Jesus , con un passo che sia il proprio, i rimandi alle Ferite (quelle di Gesù durante la crocifissione), alle Virtù e ai valori propri della cristianità, disseminati tra le statue e le fontane lungo il percorso, diventano stadi da raggiungere, veri e propri intermezzi di consapevolezza. Come per le diverse terrazze della scalinata, così nella vita, attraverso i dolori e la fatica, si procede in avanti e in salita, senza mai perdere la fede (in Dio o in se stessi) e la speranza di arrivare.

La potenza di questo luogo è esattamente questa: che si compia la salita sulle orme della Storia, per ammirazione estetica dell’arte, per sfida atletica o per espiazione dei peccati commessi (quand’anche fossero quelli di gola, per le irresistibili “pasteis de nata”, deliziosi cestini dolci di pasta sfoglia alla crema) sarà comunque un’esperienza indimenticabile. Raggiunta la vetta, ecco la croce: non quella della leggendaria visione mistica che definì il punto in cui doveva essere costruito il santuario, a cui finalmente si può accedere, ma quella a cui si è liberi di attribuire il proprio, personale significato: “sacrificio” o “tesoro”. In ogni caso, per tutti, la ricompensa della fatica sarà la “Gloria”. Nelle giornate più limpide, il panorama di Braga, incorniciato dal verde dei boschi; in quelle più umide, ammantate di nebbia e nubi, la sensazione impagabile di non sentirsi più “a terra”, anche se non ancora al settimo cielo.

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