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Esteri

Israele, ottimismo contenuto per un accordo sugli ostaggi: le trattative entrano nella fase decisiva

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Israele pronto

Dopo tanti mesi in prigione, gli ostaggi israeliani potranno vedere la luce del sole. Sullivan annuncia un possibile accordo con Biden

Dopo oltre 15 mesi di prigionia, le trattative per la liberazione degli ostaggi israeliani sembrano finalmente raggiungere una fase cruciale. Nonostante il perdurare delle difficoltà nei negoziati, il panorama si è fatto più ottimista. “Esiste una concreta possibilità di concludere l’accordo questa settimana, prima che il presidente Joe Biden lasci la Casa Bianca”, ha dichiarato Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, a Bloomberg.

Il processo di negoziazione, che ha visto un’intensa attività diplomatica, ha visto la notte di domenica 12 gennaio come momento chiave, con un incontro a Doha che potrebbe aver segnato una svolta significativa. Incontri tra l’inviato di Trump, Steve Witkoff, il primo ministro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, e il direttore del Mossad, David Barnea, hanno contribuito ad avanzare verso una bozza di accordo che sembra essere stata accettata da entrambe le parti.

Le trattative si concentrano principalmente su un piano in tre fasi, che prevede, tra l’altro, la liberazione dei cosiddetti “casi umanitari”, tra cui donne, bambini, anziani e malati, in cambio del rilascio di 1.300 prigionieri palestinesi. L’accordo include anche un cessate il fuoco parziale di 42 giorni, con la possibilità che le fasi vengano accorciate. Il primo scambio di prigionieri potrebbe avvenire nei prossimi giorni, mentre a partire dal 16° giorno si discuterà delle fasi successive.

Il contesto delle trattative è delicato. Non solo i negoziati sono sostenuti dal Qatar e dalla Turchia, ma anche gli Stati Uniti, attraverso l’inviato Brett McGurk, stanno esercitando pressioni su Hamas.

Tuttavia, uno degli ostacoli principali è la posizione di Israele riguardo alla gestione della zona cuscinetto a Gaza e alle condizioni per il rilascio di prigionieri di alto profilo, come Marwan Barghouti, il noto leader palestinese condannato all’ergastolo.

Il governo israeliano, nonostante i forti contrasti interni, sembra essere favorevole alla prosecuzione dei negoziati, sebbene il primo ministro Netanyahu si stia confrontando anche con esponenti della sua coalizione, tra cui i ministri di destra radicale Ben Gvir e Smotrich, che hanno manifestato opposizione all’accordo.

Martedì 16 gennaio si prevede un nuovo round di negoziati a Doha, con la speranza che si possa finalmente siglare un’intesa che porti alla liberazione degli ostaggi e a una nuova fase di cessate il fuoco.

Le famiglie degli ostaggi, nel frattempo, sono in attesa di notizie e sperano che la settimana possa segnare la fine di un lungo periodo di sofferenza.

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