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Ultima Generazione: Padova, processo per blocco stradale rinviato a Gennaio

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Fuori il Tribunale in presidio per portare solidarietà alle persone imputate, dentro le dichiarazioni spontanee delle persone imputate

Padova, 9 dicembre 2024 – Si è tenuta questa mattina, intorno alle 12.00 l’udienza nell’ambito del processo del blocco stradale del 4 ottobre 2023 a PadovaLeonardo, Greta, Giovanni, Alessandro, Simone, Tommaso e Chiara, sono imputate per aver protestato contro lo strapotere di Eni e per ricordato come la crisi climatica renda più frequenti gli eventi estremi. Durante l’udienza, in cui c’è stata la requisitoria del PM e l’ascolto dei testimoni dell’accusa, alcuni imputati hanno rilasciato delle dichiarazioni spontanee

Mi chiamo Leonardo Rebeschini e sono un cittadino della provincia di Treviso di 28 anni, vivo a Padova dal 2015 dove ho conseguito la Laurea Magistrale in Fisica a pieni voti. Sono nato in un paesino situato ai piedi delle prealpi, sono grato di aver avuto fin da piccolo esperienza diretta dell’ambiente naturale e la sua importanza per la nostra vita, mai avrei immaginato un futuro come il nostro presente, e la necessità di lottare per garantirci la sopravvivenza. Durante la magistrale ho iniziato ad avere consapevolezza della gravità della situazione, sono entrato in contatto con scienziati e attivisti che in altri Paesi erano riusciti ad ottenere una dichiarazione di emergenza climatica ed ecologica da parte del proprio governo.

Non serve essere uno scienziato per capire il problema sistemico legato al collasso climatico ed ecologico. Se siamo connessi emotivamente con il fatto che la casa della modernità sta crollando su se stessa, risulta impossibile restare a guardare e continuare con la propria vita come se nulla fosse. (…)mi sento sereno, sento di aver agito seguendo i valori con cui sono stato educato, in particolare il rispetto e la cura verso il prossimo. Sono pronto ad accettare le conseguenze delle mie azioni. E’ mi auguro che i veri responsabili del problema vengano processati allo stesso modo per i crimini che hanno e stanno ancora commettendo.

Mi chiamo Greta Schiavo, ho 21 anni e sono una cittadina veneziana. Sono anche una studentessa e da ormai tre anni mi dedico agli studi di psicologia nella città di Padova. Oggi mi trovo qui perché, il 4 ottobre 2023, ero in via Avanzo a documentare, filmandola con il mio cellulare, una protesta nonviolenta organizzata da Ultima Generazione.

Quando avevo 15 anni ho cominciato a percepire un futuro ben diverso e più inquietante rispetto a quello che mi era stato prospettato. Ho scoperto report scientifici allarmanti sulla possibile fine della civiltà come la conosciamo, accompagnati da un fatto ancora più sconcertante: la totale e ferma indifferenza dei governi, italiano compreso se non in prima linea. Provo profonda angoscia nel vedere che stiamo rendendo il nostro stesso pianeta inabitabile per soddisfare la sete di profitto di pochi.

Azioni come quella di cui sono stata testimone hanno solo lo scopo di infrangere quel muro di indifferenza che ci tiene lontani dal riconoscere la gravità di quanto sta avvenendo. Ho scelto di documentare questa protesta anche per tutti coloro che non hanno voce, per i figli che ho deciso di non avere e per la città che mi ha cresciuta e di cui rischia di non rimanere nulla.

Credo fortemente che salvarci sia ancora possibile. Credo anche che non sia affatto facile e che per questo solo una ribellione nonviolenta possa rappresentare la strada da percorrere. La storia ci insegna che i cambiamenti nascono da atti di coraggio e solidarietà, da persone disposte ad alzare la voce quando gli altri tacciono.

Ognuno di noi ha la responsabilità di contribuire a questo cambiamento. Per concludere, vorrei richiamare alla memoria le parole di António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite: “Gli attivisti climatici sono a volte descritti come pericolosi radicali. Ma i radicali davvero pericolosi sono le nazioni che stanno aumentando la produzione di combustibili fossili. Investire in infrastrutture fossili è una follia economica e morale.”

L’udienza è stata rinviata al 25 gennaio 2025. Fuori dal tribunale, un presidio per portare solidarietà ai sette

DA SPETTATORI PASSIVI A SPETTATORI ATTIVI

Leonardo, Greta e le altre persone imputate oggi hanno scelto: Non essere pìù spettatori inerti. Dobbiamo mettere i nostri politici dinnanzi alle loro responsabilità nell’affrontare la crisi climatica e nel mettere al sicuro i territori fragili. Ne va della nostra vita. La crisi climatica non è una fatalità inevitabile ma l’effetto collaterale di un sistema politico-economico insostenibile.

ABBIAMO NECESSITÀ DI UN FONDO RIPARAZIONE: firma anche tu la petizione per chiedere l’istituzione.

In Italia ci sono ancora persone che per le inefficienze del sistema, aspettano ancora di ottenere dei risarcimenti dopo aver perso la casa in eventi climatici estremi. Il PNACC (Piano nazionale adattamento ai cambiamenti climatici), approvato a gennaio di quest’anno è una scatola vuota. Per questo, chiediamo con ancora più forza, l’istituzione di un Fondo Riparazione preventivo, permanente e partecipato da prevedere annualmente nel bilancio dello Stato. Il Fondo non dovrà servire solo come risarcimento danni, ma anche per mettere in sicurezza i territori più a rischio.

I soldi dovranno essere ottenuti prendendoli dai responsabili della crisi climatica: attraverso l’eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), la tassazioni degli extra-profitti delle compagnie fossili, il taglio di stipendi premi e benefit ai loro manager, delle enormi spese della politica e delle sempre più ingenti spese militari. 

Per questo continueremo a scendere in strada, a fare azioni di disobbedienza civile nonviolenta, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, affrontando la repressione, tribunali e processi.

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