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Ricordi di Berlino
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I luoghi simbolo che testimoniano gli anni della Guerra Fredda
Sono trascorsi 35 anni, da quando nell’autunno del 1989, in tutta l’Europa cominciava a spirare forte il vento del cambiamento che avrebbe portato alla caduta dei regimi comunisti, modificando in maniera sostanziale la politica e la geografia del Vecchio Continente. Ancora lontani erano i tempi della trasparenza della cupola del Reichstag e delle facciate scintillanti e illuminate della moderna Potsdamer Platz.
Berlino e la Germania muovevano i primi veri passi verso la riunificazione e verso un nuovo capitolo di Storia.

Sono trascorsi 35 anni dalla caduta di quel Muro che ha scisso in due una città e una nazione intera che usciva sconfitta dalla II Guerra Mondiale. Dalla notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, la città si svegliò sezionata da barriere di filo spinato che in, pochi giorni, presero la consistenza di pietra e cemento.

Alta quasi 4 metri lunga quasi 180 chilometri, divisa in circa 45.000 sezioni, con innumerevoli bunker: questi i numeri della colossale barriera; rafforzata da una fascia protettiva sorvegliata da cecchini, denominata ”striscia della morte”, per i quasi 200 tentativi falliti di attraversamento, da parte di persone normali che si erano ritrovate divise dai propri affetti.
Berlino, la spezzata; fino 09 novembre del 1989, la notte in cui le “regole di viaggio”, cioè le disposizioni per consentire il passaggio dall’Est all’Ovest della città, non ebbero modo di essere ratificate perché un flusso incontenibile di berlinesi, tra l’entusiasmo e la commozione, aprì finalmente i primi varchi nel muro.

Oggi, a pochi minuti dalla stazione di Ostbahnhof nel quartiere di Friedrichshain, l”East Side Gallery” è l’ultima porzione di muro, lunga 1,3 km, lasciata in piedi e preservata per continuare a testimoniare il dolore della frattura.

Oltre 80 artisti hanno contribuito alla realizzazione della galleria di Street Art più importante del mondo, sostituendo al grigio il colore, in oltre 100 murales, alcuni i quali diventati iconici come il “Bruderkuß” (“bacio fraterno”).

Nel dopoguerra, sulla Friedrichestraße, il limite tra il quartiere Mitte, sotto controllo sovietico, e il quartiere Kreuzberg presidiato dagli americani, era un punto nevralgico, sempre attenzionato. Berlino divisa, tra le divise.
Oggi, il “Check Point Charlie” è un altro testimone della divisione a cui Berlino è stata sottoposta nel secondo dopoguerra. Si tratta di un posto di blocco ( chiamato Charlie, per indicare la lettera C dall’alfabeto ufficiale utilizzato dalla NATO), per il transito dei militari e dei diplomatici.

Luogo di massima tensione soprattutto quando, tra il 27 e il 28 ottobre del 1961, si è rasentato un possibile scontro a fuoco tra i carri armati delle diverse opposizioni, ma anche fonte di ispirazione per il cantante Lucio Dalla, che proprio lì scrisse le parole di “Futura”, capolavoro d’amore, musica e speranza.

La speranza è una porta che si apre; o, nel caso di Berlino, che si riapre. La Porta di Brandeburgo, sulla Parisier Platz, nel Mitte, è il simbolo indiscusso della città di Berlino e della riunificazione della Germania.
Un monumento celebrativo solenne, realizzato alla fine del 1700, le cui possenti colonne doriche rimandano alla bellezza classica, ispirata alle architetture dell’Acropoli di Atene.
L’armonia delle forme e la possente simbologia avevano incantato anche Napoleone, al punto tale da sottrarne la sovrastante quadriga intitolata alla Vittoria per portarla a Parigi nel 1806, ricollocata al suo posto pochissimi anni dopo.
Attraversare la Branderburger Tor oggi, quasi come hanno potuto fare i berlinesi dopo quasi 30 anni, è un’esperienza emozionale importante per tutti, perché è un varco dove si avverte tutta l’essenza storica e identitaria di un città.

Berlino ha attraversato questi anni come un percorso di psicoterapia che si intraprende dopo aver subito un trauma, intercettando la possibilità di riappropriarsi non solo della sua interezza, ma di recuperare il tempo perduto, proiettandosi nel futuro e, al contempo, non invecchiando. Giovane e per i giovani.
Oggi si presenta come una città dinamica, sempre innovativa e multiculturale, aperta a diverse forme di espressione artistica: dai musei più importanti (quelli della sua isola) alla musica tecno, annoverata nel patrimonio dei beni immateriali nazionali, per aver il suo contributo a ricreare un’identità forte dagli anni ’90 ad oggi.
Le opportunità lavorative offerte dalle multinazionali attirano giovani da tutta Europa e, di conseguenza, si assiste alla riconversione di vecchie aree industriali in spazi di co-working e nuove forme di aggregazione per il tempo libero.

Berlino, l’alternativa; ma Berlino resta pur sempre una città che della Storia conserva ancora la terza dimensione, la profondità di un taglio che può ancora far male, in assenza del giusto tatto e con la prospettiva ampliata da un po’di distanza.
Come quella da capogiro sulla terrazza della Torre della Televisione, che offre un panorama girevole sulla città a 360° e a 368 metri di altezza o la visione più “alta” della Vittoria Alata dalla sommità della sua colonna
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