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Collezione di 16 opere del Maestro Giovenale per la Procura di Benevento

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Collezione di 16 opere del Maestro Giovenale

Collezione di 16 opere realizzate dal Maestro Giovenale per la Procura della Repubblica di Benevento. Il titolo “Orientata Libertà”

Una collezione di 16 opere che il maestro Giovenale, l’artista beneventano già presente con numerose opere in sedi prestigiose quali il Policlinico “Gemelli” di Roma, l’Istituto “Pascale” di Napoli e l’Ospedale “San Pio” di Benevento, ha voluto realizzare per la Procura della Repubblica di Benevento. Il titolo della collezione “Orientata Libertà”. Lo ha annunciato una nota stampa della Procura di Benevento inviata ai media.

La collezione è composta da 16 opere, illustrate dallo stesso artista nel corso della cerimonia di inaugurazione tenutasi presso la Procura di Benevento questa mattina.

Le fasi in cui si è sviluppata l’evoluzione artistica di Giovenale partono da un primo periodo. Un periodo in cui la sua pittura era sostanzialmente monocromatica. Si fondava su una iconografia che rappresentava il mondo rurale da cui egli traeva ispirazione.

Successivamente l’arte di Giovenale è passata da una fase che potremmo definire più onirica e mistica. È poi approdata poi ad un geometrismo minimale, arricchito di elementi che, seppure in maniera inconscia, hanno attinto ad una tradizione “alta” dell’arte del Novecento. Parliamo di tagli, i rattoppi e le sovrapposizioni di stoffe che ricordano Fontana e Burri.

La chiave di lettura dell’opera dell’artista secondo il critico d’arte, Paolo Balmas,  sta “nell’ideale di bellezza che Giovenale pone al centro del suo lavoro. Una bellezza che, in qualche modo, potrebbe anche essere semplicemente quella del mondo in cui ci ritroviamo a vivere, dell’ambiente in cui ciascuno di noi custodisce i propri affetti ed esercita la sua professione”.

Ancora Balmas “… Per parlarci di questo tipo di bellezza a cui tutti possono, in qualche modo riconnettersi, Giovenale ha certamente affinato il proprio linguaggio, tenendo conto dei raggiungimenti degli artisti che nella nostra epoca più si sono interessati al rapporto tra estetica e spiritualità”.

Lo ha fatto, dice ancora il critico Paolo Balmans, “con la modestia di chi si affianca a coloro che hanno già dato inizio al viaggio, di chi tutto vuol fare fuorché aggiungere analisi alle analisi, regole alle regole, metodo al metodo, a maggior gloria del proprio ego”.

Se la bellezza del creato è un dono di Dio agli uomini il significato della sua distruzione o menomazione va anch’esso letto in relazione a tale natura di dono, ovvero di testimonianza dell’amore del creatore per le sue creature. Ecco allora che gli eventi o gli incidenti che deturpano l’immagine del nostro mondo avranno forma anche nella dimensione della pittura e quella forma non potrà che parlarci della nostra vitae del modo in cui ciascuno ha affrontato il proprio personale calvario secondo le sue capacità e risorse, ma anche in relazione alla propria fiducia nell’amore divino, fiducia che poi altro non è che la fede stessa riguardata sotto questo aspetto.”  Così ha concluso Balmas.

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