Quantcast
Connettiti con noi

Entertainment

Perché dovremmo tutti essere un Mandaloriano

Pubblicato

il

La seconda stagione di The Mandalorian va in onda ogni venerdì su Disney+

Il Mandaloriano, l’uomo senza volto [1] ideato da Jon Favreau, ma rinato dalla costola di Boba Fett, personaggio minore dell’Universo espanso di Star Wars, porta a spasso per lo spazio tutta una serie di ideali che in letteratura, così come al cinema, sono noti al grande pubblico.

 Din Djarin è un cacciatore di taglie della setta solitaria dei mandaloriani, nota come “La Tribù”.

Diventato presto orfano, dopo l’uccisione dei genitori per mano di alcuni droidi, non appena si riconosce nell’abbandono di cui è vittima il piccolo Grugo, impara, per istinto, ad essere genitore.

Uno dei temi principali di The Mandalorian , infatti, investe la dinamica del rapporto padre-figlio in una maniera tutta nuova rispetto ai precedenti racconti di Star Wars, dove i padri abbandonano i figli e questi ultimi uccidono i primi.

Il rapporto padre-figlio è in dialogo costante con le frizioni generazionali che, a loro volta, polarizzano, in maniera manichea, bene e male e gravano sulle vicende stellari.

Ma l’aspetto che è più evidente in questa Serie, è il modo in cui il Mandaloriano decide di vestire i panni del buono.

Senza retorica, negli errori, divorato dai dubbi e dalla frustrazione dell’errore.

L’ anonimato consente, al processo di immedesimazione spettatoriale, una maggiore adesione ai valori mandaloriani, al punto da vedersi mimeticamente rappresentato dall’eroe.

Ma diventa ancora più semplice comprendere, accettare e condividere le azioni eroiche che lo spingono sempre fuori dal primo cerchio di ideali da tribù, per inseguire quelli più alti, verso un bene universale.

E alla fine, riflessi nella sua armatura, avvenuto il processo di ri-cognizione, si esulta.

Come Cyrano, come Goku o tutti gli eroi di animazione cui siamo stati abituati fin da piccoli, il mandaloriano pone le questioni del bene e del male in un punto ben preciso di giustizia e correttezza, che non ammette sconti, né compromessi.

Anche quando si trova limitato dai valori da cavaliere errante che accetta patti e compromessi, in cambio di favori e compensi, di fronte alla necessità di fare l’azione giusta, il Mandaloriano non ci pensa due volte ad aiutare Grugo e chi è in difficoltà.

Oltre qualsiasi retorica spirituale-massonica della Forza.

Non è mai una questione di ruoli.

Né ha bisogno di indossare vesti bianche, o spade laser verdi, per vedersi riconosciuto nel giusto.

Il Mandaloriano si muove in una spazialità di valori che si mescolano con l’esigenza dello spettatore di sostenere un eroe capace di lottare, in direzione ostinata e contraria, sempre a favore del bene.

E di farlo, mentre le certezze si sgretolano, l’infanzia viene costantemente attaccata (Grugo), il mondo intorno si fa costantemente minaccioso.

Al di qua della maschera, in un mondo attaccato dalle nuove tecnologie, costantemente progressista, le poche armi a sua disposizione sono a volte precarie.

Per questo necessitano cuore e coraggio perché il Mandaloriano raggiunga i suoi obiettivi.

Per questo, nonostante sia un personaggio relativamente nuovo, il Mandaloriano è subito riconosciuto e amato anche da un pubblico a digiuno di Star Wars.

In lui, si concentrano le forze e gli ideali di tutti gli eroi già conosciuti e gli istinti in cui si riconoscono le umanità.

[1] “Uomo senza nom”e è un film di Sergio Leone, con protagonista Cleant Eastwood. Fa parte della “Trilogia del dollaro”, come “Il buono il brutto e il cattivo”. La sigla della serie Tv, sicuramente non a caso, cita la colonna sonora di quest’ultima, scritta da Ennio Morricone.

Pubblicità