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È iniziato il conto alla rovescia per il Lobefalo’s Party 2020

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Un vera e propria festa che si svolgerà il 1 marzo 2020.

Anche quest’anno ritorna l’evento mediatico Lobefalo’s Party, più seguito in Campania, per festeggiare il compleanno del manager di successo Franco e di suo figlio Pasquale, titolare della Fashion Academy (Corsi di portamento e posa fotografica),  proprietari dell’affermatissima agenzia di servizi dello spettacolo “Lobefalo management”.  

Per un evento esclusivo e speciale come questo, la scelta della location è ricaduta ancora una volta sull’incantevole e splendida struttura del Dubai Village come per l’anno 2019. Un vera e propria festa che si svolgerà il 1 marzo 2020. Saranno presenti i maggiori brand italiani che operano nel mondo del lusso e la stessa imprenditoria italiana rappresentata dalla Camera della moda, dall’Unione dei Giovani Industriali, dai Lions Cariparma e Publitalia.

Per questo superparty saranno presenti molti personaggi della televisione, dello spettacolo, della moda, tanti giornalisti, fotografi e blogger del mondo dello show-biz. Tutto ciò accompagnato dal carisma e dalla simpatica inconfondibile conduzione del noto presentatore Gaetano Gaudiero . La serata si concluderà con una scenografica torta della Pasticceria e Gelateria di Francesco Balestra per poi a seguire tanta musica dance per intrattenere tutti gli ospiti della serata.

Queste sono solo delle anticipazioni perché anche quest’anno sarà un party glamour ricco di sorprese e novità che stupirà tutti i presenti. L’attesissimo Lobefalo’s Party è pronto a scendere in campo.

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Mugnano, questa sera la Cena della Fratellanza completamente al buio

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locandina cena
Locandina Cena

Sarnataro: “Interverranno membri del mondo diplomatico, si tratta di un’esperienza unica che ci avvicina al mondo dei non vedenti”

Tutto pronto per La Cena della Fratellanza completamente al buio, un’esperienza sensoriale unica, che si terrà questa sera al ristorante La Lanterna. L’evento, patrocinato dal Comune, è organizzato dalla Proloco Mugnano insieme all’associazione Le Talpe Illuminate.

Alla cena parteciperanno i Consoli di diversi Paesi del mondo, tra cui quelli del Principato di Monaco, il Segretario Generale del Corpo Consolare di Napoli e rappresentanti del consolato Greco. I piatti saranno servita da camerieri non vedenti nel buio totale.

“Gli ospiti – spiega il presidente della Proloco Ciro Clemente – si affideranno completamente all’esaltazione dei restanti quattro sensi: il piacere del toccare, il valore dell’ascoltare, il fascino dei profumi e ovviamente il gusto. Ringrazio il sindaco e l’assessore Canditone per la grande collaborazione nella realizzazione di quest’importante iniziativa”.

Ad essere serviti saranno piatti tipici di altri paesi.  “Si tratta – sottolinea Antonietta Caruso, ideatrice dell’evento –  di una Cena della fratellanza per promuovere la solidarietà e uguaglianza: non c’è differenza di colore, stato, razza. Un tema che oggi, con l’emergenza del coronavirus che sta separando Nord e Sud, è ancora più importante”.

A coadiuvare le associazioni è stata l’assessore Valentina Canditone: “E’stata un’esperienza esaltante e di grande crescita personale, del resto il confronto con la disabilità arricchisce sempre. Il Comune è e sarà sempre a disposizione quando si tratta di questo tipo di iniziative”.

Presente questa sera anche il sindaco Luigi Sarnataro: “Come Amministrazione siamo stati lieti di collaborare con la Proloco e Antonietta Caruso, orgoglio sportivo del nostro territorio, nell’organizzazione di questa iniziativa. Siamo onorati di avere come ospiti personalità importanti del mondo diplomatico e della cooperazione internazionale. Quella della cena al buio è davvero un’esperienza particolare, unica, dove si riscoprono e si amplificano i nostri sensi, senza contare che ci aiuta a capire il mondo dei non vedenti”. 

Nota Stampa Comune di Mugnano

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“L’Oro di Napoli” arriva al teatro Trianon Viviani di Napoli

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Foto di Giuseppe De Carlo
Foto di Giuseppe De Carlo

“L’Oro di Napoli”, fiumi di applausi e tanto apprezzamento da parte del pubblico presente nella platea del Teatro Trianon Viviani di Napoli.

Per la “prima” dello spettacolo teatrale “L’Oro di Napoli”, andata in scena ieri sera alle ore 21:00, fiumi di applausi e tanto apprezzamento da parte del pubblico presente nella platea del Teatro Trianon Viviani di Napoli.

In una veste completamente rinnovata la raccolta di racconti “L’Oro di Napoli” di Giuseppe Marotta, divenuta famosa con il film a episodi diretto da Vittorio De Sica nel 1954, è ora una commedia musicale suddivisa in due atti, riscritta dal drammaturgo italiano Manlio Santarelli per il palcoscenico con la regia di Nello Mascia.

Questo spettacolo teatrale offre uno squarcio della Napoli del dopoguerra, attraverso dei personaggi tipici del luogo, con i loro vizi e le loro virtù come il “guappo”, una famiglia di ceto-medio basso, “Pizze a credito”, protagonista è una coppia di pizzaioli, i “giocatori”, protagonista è un marchese che cerca di riscattarsi dalla ricca moglie anziana giocando a carte con un ragazzino nullatenente, e il “professore”, un anziano signore che dispensa saggi consigli alle persone del quartiere.

Dal film lo spettatore ritroverà solo quattro dei sei episodi. La storia si sviluppa con il racconto delle varie “vite” dei personaggi che abitano nel palazzo-microcosmo, a partire da Saverio (Giovanni Mauriello), il pazzariello del quartiere, vessato dal boss del quartiere Don Carmine (Ciro Capano) del quale riuscirà a liberarsi in un moto di orgoglio e di dignità, Donna Rosaria (Rosaria de Cicco) sempre dedita al culto della “Mamma Schiavone” come viene chiamata dal popolo napoletano la Madonna di Montevergine, sempre in contrasto con Concetta (Cloris Brosca), devota alla Madonna di Pompei, vedova con tre figli, che rifiuta tutti gli spasimanti per poter fare la mamma, Don Leopoldo Criscuolo (Giancarlo Cosentino), vedovo inconsolabile, ma che si fa “tentare” dal profumo e dal sapore di una pizza preparata dalla procace e conturbante Sofia (Rossella Amato) e dal marito Rosario (Gianni Ferreri) gelosissimo di lei, ma che subisce anche l’onta del tradimento con il marchesino (Matteo Mauriello) pur di non perderla, il Conte Prospero (Roberto Azzurro) rovinato dal gioco che perde addirittura con un bambino di 8 anni, fino a Don Ersilio, interpretato da un bravissimo Nello Mascia, il venditore di “saggezza”, che dietro la modica somma di 100 lire, dispensa consigli e suggerimenti per risolvere le crisi e i piccoli/grandi problemi che affliggono gli abitanti del quartiere stesso.

Infatti, Santanelli ha ripreso liberamente alcune storie del libro di Marotta del 1947, in precedenza pubblicate sul Corriere della Sera, con i continui inserti musicali, suonati e cantati, che fanno dello spettacolo una sorta di musical. Questa edizione de “L’Oro di Napoli” completamente rivisitata ha presentato solo due problemi nel suo passaggio alla scena: rendere unitaria l’azione, che nel libro è segmentata in più racconti, e a un tempo prendere le dovute distanze dal film che ormai appartiene all’immaginario collettivo. Tutto ciò senza deludere il pubblico che ha il diritto di trovarsi di fronte a quel Marotta che ha conosciuto attraverso il noto film. Oltre solo uno spettacolo teatrale ne è sorto pure uno spettacolo corale per la contestualità degli episodî vede spesso tutti i protagonisti in scena e per le vicende individuali vengono vissute dall’intera collettività come proprie. Per il regista Nello Mascia «c’è tanto oro in questo spettacolo: non solo quello dei racconti di Marotta, che descrivono con assoluta precisione l’autentico spirito dei napoletani e il loro legame indissolubile con la loro città, ma anche quello del lavoro di Manlio Santanelli, che ha voluto assecondare l’amore e l’ammirazione sia per l’opera scritta da Giuseppe Marotta, sia per le immagini scolpite nella memoria collettiva di quel film indimenticabile; assicurando pure la sua presenza costante in tutte le prove, montando e smontando il suo adattamento secondo le esigenze che via si presentavano, con umiltà e infantile passione». In scena, con Nello Mascia, ci sarà Rossella Amato (donna Sofia la Pizzaiola), Roberto Azzurro (il Marchese), Cloris Brosca (Concetta e la Marchesa di Mola), Ciro Capano (don Carmine il Guappo) Giancarlo Cosentino (Criscuolo il Vedovo), Rosaria De Cicco (Rosaria), Gianni Ferreri (don Vito il pizzaiolo, marito di donna Sofia), Roberto Mascia (Postino e secondo Signore), Massimo Masiello (Cameriere, Marchesino, Cantante e Capo dei fujenti), Giovanni Mauriello (don Saverio il Pazzariello), Matteo Mauriello (Prete, Cliente agitato e primo Signore), il musicista e percussionista Ciccio Merolla, che ha anche curato la colonna sonora dello spettacolo, e Rosario Minervini (Cafiero). Con Merolla hanno eseguito le musiche dello spettacolo Mariano Bellopede e Davide Afzal con emozionanti canzoni napoletane del passato. La produzione è di Nonsoloeventi – teatro Palapartenope con Attori indipendenti. I costumi di Annalisa Ciaramella. Nicola Miletti è l’aiuto regia. L’Oro di Napoli sarà replicato tutti i giorni, da giovedì 27 febbraio a domenica 1 marzo. Le rappresentazioni sono tutte alle 21, tranne quelle domenicali, programmate alle 18.

Questo spettacolo è il decimo del cartellone predisposto dal direttore artistico uscente Nino D’Angelo. Chiuderà la stagione un’edizione particolare del fortunato spettacolo musicale “Carosone, l’Americano di Napoli”, in occasione del centenario della nascita del grande cantante, compositore e pianista partenopeo: scritto da Federico Vacalebre, biografo del musicista, vede protagonista in scena Andrea Sannino, affiancato da Giovanni Imparato e Claudia Letizia, con gli arrangiamenti di Lorenzo Hengeller e la regia di Nello Mascia. Non potete mancare alla ricomposizione del teatralismo di Giuseppe Marotta. Il botteghino del teatro è aperto tutti i giorni: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13:30 e dalle 16 alle 19; la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 13:30.

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È online “9 Sigarette”, il primo album di Luk.

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Soltanto una settimana fa vi abbiamo parlato di “Lucio Battisti”, secondo singolo che anticipava l’uscita ufficiale del disco.

Mentre il web è completamente ingolfato dalle informazioni sul coronavirus e molti artisti rimandano le uscite online di singoli e album, Luk, a ricci bassi, col cuore spalancato al bene, va avanti per la sua strada e lancia il suo primo album.

Nove sigarette“, nove brani, per assecondare il vizio della bellezza, per lasciare che la nicotina scenda gradualmente sopra agli occhi, nella mente e addormenti col sorriso sulla bocca.

Luk ha una scrittura riconoscibile.

Lavora con una costante sovrapposizione di immagini, a volte per associazione di idee, a mo’ di correlativi oggettivi.

Altrove le immagini precipitano le une sulle altre, per dare un “cazzotto negli occhi”, come canta in Febbraio; spostando, contravvenendo ai luoghi comuni, aumentando la vertigine, nel bel mezzo dell’apnea, mentre i denti si consumano, alla ricerca della bellezza, a difesa della bellezza.

Fondamentalmente scrivere soltanto col cuore nella morsa.
Fondamentalmente gli applausi programmati non sono la risposta.

Il Centro di bologna

E i ritornelli di Il centro di Bologna sono un manifesto di intenti.

Urla con cui Luk mette in chiaro chi è e cosa vuole cantare, quanto conti per lui, ma per l’umanità tutta, cercare, scoprire, ascoltare, mangiare bellezza.

Un tatuaggio che chi si nutre di buona musica e letteratura può portarsi inciso addosso, come pelle in gommalacca su cui passa la musica, e passano le parole, e ci passa tutto il mondo dentro.

Come la voce di Luk che ti scava un solco profondissimo nell’innamoramento per le sue frasi, per l’emozione con cui intona ogni singola parola.

Un disco che sa raccontare il disagio transgenerazionale dentro e fuori il dibattito politico.

È una questione umana, e non è solo politica, come canta in Slogan, che sembra essere stata scritta per questo momento storico in cui l’informazione spaventa, annichilisce e imbriglia con la paura

come mezzo di potere, come forma di controllo al cambiamento che deve avvenire, serve per addestrare soldati in una stanza che nel nome della propria tradizione sono in grado di arrivare ad ogni forma di violenza e a quanto pare non è mai abbastanza.

Slogan

Una Giovinezza che balla sulle incertezze che sanguinano rese non tanto convinte.
E allora piovono ancora sigarette, punti interrogativi, beat e sonorità conturbanti che Massimo De Vita, in arte Blindur, e Paolo Alberta, arrangiatori dell’album, hanno saputo costruire per accogliere la canzone d’autore di Luk.

Perché Luk rispolvera quell’etichetta che ai più sembra non significare nulla ma che, quando incontri giganti immensi della parola musicata, torna ad avere senso.

Questo disco mi spinge a parole fuori dalla professionale costruzione di una recensione che, nell’entusiasmo, vorrebbe mantenersi quanto più oggettiva possibile, ma che inciampa nel bene che il sottoscritto, ormai da sempre, vuole alla scrittura di Luk.
Che pure è un fatto oggettivo.

In privato ho approfittato per fargli una sola domanda, quella che, dopo una gestazione lunga 9 sigarette, i giornalisti mai pensano di farti, ma che è come un lungo abbraccio:

“Enzo, come stai?”

Sono felice in questo momento. È una condizione che è difficile provare spesso e un po’ spaventa, ma preferisco non pensarci e godermela. È stato un disco cercato, voluto ed inseguito e finalmente adesso posso concentrarmi su tutto ciò che deve accadere!

E allora, caro Luk, godiamocela e spaventiamoci insieme.

“Ti voglio bene anche io”.

9 sigarette

Venerdì 6 Marzo il disco verrà presentato al MMB Napoli.

https://www.facebook.com/events/565355087524683/

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