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Viaggi in sospeso: proiezioni di futuro e ricadute nel passato
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3 anni fail

Viaggi in sospeso: Proiezioni futuristiche e impatti sul passato. Un’esplorazione della temporalità nella vita e nella storia
Nel deserto del Nevada, a Las Vegas, è già possibile intravedere il futuro. Nelle antiche leggende, i maghi necessitavano di silenzio e buio, per avviare la divinazione con la sfera di cristallo; qui, nella città che non dorme mai, l’unica visibile a occhio nudo dallo spazio, sono proprio le luci e i suoni a trasportare tutti avanti nel tempo, grazie all’avveniristica nuova attrazione “The Sphere”.
Si tratta di un auditorium che, come suggerisce il nome, ha una forma sferica ricoperta esternamente da un milione di schermi ad altissima risoluzione. All’esterno, “The Sphere” cambia continuamente aspetto: prima è un gigantesco occhio sul mondo, un minuto dopo, diventa il mondo stesso! All’interno, un sistema integrato audio e video, insieme a delle sedute altamente tecnologiche, garantiscono allo spettatore che partecipa all’evento, una fantastica esperienza immersiva totale, in cui tutti i sensi sono sollecitati, coinvolti e sconvolti.
Cosa, se non la magia di una delle rock band più famose di tutti i tempi, poteva comunicare al mondo che il futuro della fruizione della musica è già presente? Gli “U2” sono stati i primi ad esibirsi: la band irlandese, con il loro nome, attraverso la loro musica e canzoni-manifesto “Sunday, bloody Sunday”, portano avanti, il loro messaggio di pace e lotta al terrorismo di qualsiasi matrice, religiosa in particolare.
Dall’altro lato del mondo, quasi sullo stesso parallelo, ai margini di un altro deserto, la clessidra del tempo è stata di nuovo capovolta al contrario, per chiudere i conti col passato o aprire infiniti capitoli, riportando tutti in una realtà che mai si avrà capacità di affrontare. Niente tecnologie avanzatissime né star mondiali del rock, ma, anche qui, tanti giovani riunitisi per celebrare la vita, attraverso il ballo e la musica. Niente droni o congegni futuristici, gruppi armati di terroristi, arrivati in volo con deltaplani, con la complicità del rumore delle casse, hanno sorpreso la folla e sospeso la musica: da lì in poi, solo spari e urla.
I sopravvissuti all’attacco terroristico di Hamas, nel deserto del Negev, i disperati che sono scampati al sequestro, saranno i testimoni dal vivo di un’esperienza traumatica: i colpi delle armi e gli acuti delle grida, le grevi immagini della fine di chi non è riuscito in tempo a realizzare, reagire, sfuggire, rimarranno stampati nella memoria del mondo intero. Si riaccende il conflitto e su Israele cala il silenzio: restano solo i suoni sommessi della vita ordinaria, dell’attesa incerta, delle litanie delle preghiere, delle lacrime impotenti.





Città come Tel Aviv, normalmente caotiche, rumorose, brulicanti, sembrano chiuse in una angosciante vigilanza, a cui, bisogna dirlo, sono attrezzati, ma non del tutto preparati. Jaffa, cuore antico della città, rappresenta un esempio di tolleranza in cui, persone di fede diversa hanno sempre convissuto.
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Col suo porto ha accolto i popoli più diversi, che un tempo arrivavano in città per scambiare merci preziose, come tessuti e spezie, Jaffa è un quartiere bellissimo, normalmente pieno di turisti attratti dall’atmosfera senza tempo delle sue botteghe artigianali e dei piccoli atelier di artisti. La moschea Mahmouyida e il suo minareto sono il simbolo religioso: l’edificio di culto, pur essendo interdetto ai non musulmani, costituisce un punto di interesse per il suo Sabil, la fontana pubblica che il sultano Suleiman volle far posizionare sulla parete esterna per offrire a chiunque l’acqua, al di là della fede.
La torre dell’orologio è una costruzione di ispirazione ottomana risalente ai primi del novecento, un tempo aveva quattro quadranti, che indicavano in coppia il tempo dell’oriente e quello dell’occidente: essa dà il benvenuto ai visitatori e rimane punto di riferimento del quartiere, per coloro che temono di perdersi nel labirinto di stradine, attirati dalle lanterne colorate, dai manufatti in ferro, dalle teiere luccicanti o storditi dagli forti effluvi dell’incenso profumato che provano a contrastare i miasmi del vetusto sistema fognario.
Immaginare che, dopo gli eventi degli ultimi giorni, le botteghe siano chiuse e le strade siano vuote è davvero difficile. I grattacieli specchiati del lungomare non rimandano più il riflesso della folla sulle spiagge: normalmente strapiene di locali e turisti, ora sono deserte, così come i caffè, i ristoranti e i piccoli locali che si susseguono all’ombra del lunghissimo e alberato Boulevard de Rotschild, normalmente aperti fino a tardi, che servono pasti a qualsiasi orario, sono chiusi o quasi vuoti, in un’atmosfera di sospensione e sospetto. Da sempre, purtroppo, la storia di questo paese ha reso la visita delle sue città, dei suoi paesaggi, la scoperta della sua ricchezza multiculturale una sorta di privilegio a chi è riuscito ad approfittare di un periodo di tregua.
Coloro i quali utilizzano il viaggio come strumento di conoscenza e amore per la diversità, si augurano che Israele (e non solo) torni ad essere presto, una meta a cui ci si possa approcciare sempre, al di là della fede, delle ideologie e di tutte le questioni materiali, sospese nei secoli. E che la musica, sinonimo di vita, come purtroppo già accaduto a Parigi nel 2015 o in uno dei brani più belli per piano e violino del maestro Morricone, non venga interrotta mai più.

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