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Nel Périgord Viola, tra castelli e vigneti
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In viaggio nella regione francese della Nuova Aquitania, tra città romantiche e colline ricoperte di filari, dove si intrecciano storie d’amore e di vino.
Di passaggio in auto; di passaggio tra le stagioni. Nei giorni di transizione dall’estate all’autunno, dal finestrino sfilano veloci le immagini dei campi, in cui si fa fatica a riconoscere i girasoli, quando, ormai a capo chino, la loro sfiorita alterità segna la resa al nuovo ciclo dell’anno. È probabilmente questo il periodo migliore peri cultori del vino per visitare il Périgord Viola, ma si sa, che per i viaggi come per la vendemmia, è la Natura il giudice supremo.

Lo stesso implacabile sole che guida i giovani tournesol imbrunisce le tegole dei tetti, delle case e delle bastides; brucia e accartoccia le foglie delle viti, riscalda l’ambra dei grappoli ormai maturi e tinge di note purpuree il nome di questa parte del Périgord, dove acqua e vino si contendono il ruolo da protagonista.
Sorsi e baci a Bergerac.

A Bergerac, da anni – duecento e più – il Vieux Pont è lì a lasciar scorrere, a decine e decine, le gabarre, tipiche imbarcazioni a fondo piatto, sulle acque placide della Dordogne: un tempo trasportavano merci e botti sul fiume verso l’Atlantico, mentre oggi, quasi esclusivamente, visitatori ebbri delle atmosfere dionisiache di questo dipartimento di Francia, distante poco più di un’ora da Bordeaux.

Che un tempo il vino zampillasse perfino dalle fontane è solo una leggenda. In compenso, oggi, centinaia di etichette attendono i degustatori presso l’Espace du Vin, mentre gli astemi si godono la città a sorsi d’acqua nell’itinerario tra lavatoi, fonti e fontane dalle quali hanno bevuto nei secoli anche i pellegrini del cammino per Santiago de Compostela. Per consumatori o meno, nel “Musee du Tabac”, invece, si svelano oltre 3000 anni di foglie e di fumo: tutto sulla coltivazione e sul commercio della pianta responsabile di antiche schiavitù e moderne dipendenze.
A piedi nella Vieille Ville, con passo lento e un po’ incerto sui ciottoli dei suoi vicoli medievali, tra gli intrecci di legno, edera e pietra delle case a graticcio, si leggono sui muri versi poetici; storie di spade e di penne che raccontano il duello, tra verità e finzione, dove a vincere è solo la città.
Protagonisti di questo scontro metaforico sono un seicentesco nobiluomo parigino dedito ai duelli e agli incontri con belle dame di nome Hercule Savinien de Cyrano – che in città non arrivò mai- e il Cyrano, personaggio d’invenzione del commediografo Edmond Rostand, che di Bergerac è il signore assoluto.

Nell’opera, la bella Rossana si invaghisce dell’avvenente Cristiano, inconsapevole che le parole che l’hanno fatta innamorare vengono pronunciate dalla voce di Cyrano, poeta spadaccino dall’aspetto poco gradevole per via del suo naso invadente. Nel testo teatrale il dramma si compie; a Bergerac, invece, Cyrano e l’irraggiungibile Rossana sono ancora lì, nella romantica cornice di Place de la Myrpe, dove il bacio desiderato e, tra loro mai avvenuto, è rimasto in sospeso “come un apostrofo rosa tra le parole – t’amo-”, lasciando sperare gli spettatori in disparte in un alternativo lieto fine.
Montbazillac: il castello tra i vigneti.

Con la bruma ovattata che al crepuscolo avvolge morbida i filari o con i sontuosi tramonti ambrati che dominano le colline poco importa. Il castello di Montbazillac circondato dai pendii di vigneti è una visione! Armonie di stile nell’aspetto, tra architettura militare del Medioevo e eleganza rinascimentale; armonie di gusto nella sostanza: i saloni raccontano soggiorni da “signori di campagna”, la dépendance invece è dedicata al vino, tra cultura e degustazione.

Corposi rossi, bianchi secchi, leggeri rosé e vini dolci e liquorosi. Il Viola del Périgord comprende davvero tutte le sfumature cromatiche e olfattive possibili del vino. Perfino il grigio nobile del Botrytis cinerea, la muffa responsabile del processo naturale di concentrazione degli zuccheri nei grappoli, che si forma grazie all’umidità della Dordogne che nelle prime ore del giorno risale le colline.
La sinergia tra la natura argillosa del terreno in pendenza, il giusto grado di umidità e irraggiamento solare segnano agli esperti, enologi e agronomi, il tempo giusto per la vendemmia.

Quest’anno però il cambiamento climatico causa dell’ennesima estate siccitosa e rovente ha avuto conseguenze anche sulla vinificazione costringendo i vignaioli ad anticipare la vendemmia per non mettere a rischio l’intera annata e il gusto di assaggi futuri.

Certo, dal piacere al vizio è questione di intensità, ma gli abitanti di queste terre sono maestri in questo delicato equilibrio, sia nel comprendere quando è tempo di iniziare a far vino che quando è il momento di smettere di berne. Deliziati nel gusto, ma inebriati sempre solo nell’animo.

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