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Entertainment

La posteggia, nascita ed evoluzione

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Posteggiatori napoletani: origini storiche e tradizione musicale tra strada, taverne e canzone classica napoletana.

Il termine “posteggiatori”, che oggi indica un abusivo che aiuta a parcheggiare l’auto, in realtà diverso tempo fa aveva un significato completamente diverso. “Posteggia” deriva infatti da “puosto”, che era, ed è ancora, il luogo occupato da un venditore ambulante, ma soltanto nell’Ottocento ha cominciato ad indicare i suonatori ambulanti, le orchestrine che deliziavano e intrattenevano gli avventori di taverne, ristoranti e caffè e potavano serenate sotto le finestre di donne inaccessibili o traditrici.

Il tutto cominciò nel Medioevo con i menestrelli che popolavano Napoli tra il porto e il Vomero e Castelcapuano. I primi strumenti con i quali questi musici si accompagnavano erano il calascione, una grossa chitarra, la tiorba a taccone, uno strumento suonato con un’apposita penna, la cetra ed altri strumenti a plettro. Le notizie sui musici e i cantori del Cinquecento sono veramente rare; si sa che canti e balli erano l’intrattenimento principale, soprattutto a Napoli con la diffusione delle villanelle.

Nel Seicento i posteggiatori si spostarono dalle strade alle taverne. Una delle taverne più famose fu senz’altro la taverna del Cerriglio in Rua Catalana, che divenne quasi una sorta di palcoscenico naturale dove si ritrovavano ogni giorno le persone più disparate tra tavole imbandite, posteggiatori, amori illeciti e coltelli. La villanella iniziò a declinare e cominciò, di pari passo, a nascere quella che poi sarebbe diventata la canzone napoletana classica o d’autore. Nel secolo successivo, i posteggiatori avevano definitivamente abbandonato villanelle e strambotti per dedicarsi ad arie nuove, come “Lu guarracino” e “Michelemmà” e tante altre tarantelle che pure avevano costellato il secolo.

È però l’Ottocento  il periodo d’oro della canzone napoletana, che segue lo sviluppo della popolazione dal contado alla collina del Vomero e al Corso Vittorio Emanuele. Di Giacomo, Russo, Nicolardi, E. A. Mario, Murolo sono soltanto alcuni dei nomi più famosi di poeti e musicisti che hanno reso la canzone napoletana classica rinomata in tutto il mondo. Anche i posteggiatori si adeguarono al cambiamento e furono indispensabili per la diffusione delle nuove canzoni. Gli strumenti musicali cambiarono di conseguenza: apparvero chitarre, violini, mandolini, violoncelli, trombe e, più tardi, fisarmoniche.

Con l’avvento delle copielle, fogli volanti venduti per strada su fogli di carta scadente e stampati con inchiostro sbiadito, le canzoni si diffondevano con una certa rapidità diventando preda ambita dai posteggiatori. Agli strumenti sopra citati, si andarono aggiungendo anche il contrabbasso e la viola. Inoltre, fecero la comparsa anche strumenti più rozzi e improvvisati, come i putipù, i triccaballacche e le scetavaiasse. In questo periodo, nasce la posteggia classica: le “mattinate”, serenate mattutine per dare il buongiorno alla propria innamorata, feste di ogni tipo, come battesimi, fidanzamenti e matrimoni, e soprattutto grandi alberghi o osterie e grandi e rinomati ristoranti, come quelli del Borgo Marinaro, dove i musicisti sostavano per deliziarne i clienti.

Alla fine dell’esibizione, passavano con il piattino, per accettare la “mancia”. Alla fine dell’Ottocento, molti di loro si trovarono a viaggiare all’estero con grandi guadagni, sebbene nessun posteggiatore riuscì a diventare veramente ricco, forse perché, nonostante fossero i maggiori interpreti, lasciarono la notorietà ai “divi” da cartellone.

A loro invece si deve certamente lo sviluppo del cosiddetto “caffè concerto”, una formula che si espanse anche ad altri di attività commerciali, quali gelaterie, birrerie, locali in genere con tavolini all’aperto dove c’erano delle pedane per i concerti. Al caffè concerto i posteggiatori cominciarono ad avere una più ampia visibilità e popolarità.

Agli inizi del Novecento, i gruppi di posteggiatori erano numerosi e aumentavano di giorno in giorno. L’estrazione popolare degli interpreti era sottolineata sempre dai soprannomi che gli affibbiavano, che erano capaci di fotografare le loro virtù o i loro difetti. La loro storia nel Novecento ebbe due grandi svolte: la creazione della Galleria Umberto I e la nascita della Polyphon. L’inaugurazione della Galleria fu la buona occasione per le orchestrine dei posteggiatori per farsi ammirare dai giornalisti stranieri e farsi conoscere quindi anche in tutta Europa. A ciò non corrispose però né una gratitudine da parte degli autori delle nuove canzoni, né un introito maggiore dal punto di vista economico.

Anche la nascita della Polyphon fu per i posteggiatori un’arma a doppio taglio: da una parte, la produzione delle canzoni era incentivata dai contratti che la casa editrice faceva firmare agli autori, dall’altra la creazione dei grammofoni, seguita poi dall’invenzione della radio, decretò il lento ma inesorabile declino della posteggia. Per anni i posteggiatori continuarono a lavorare nei ristoranti con voce e mandolino, o in alternativa chitarra o fisarmonica. Quelli che arrivarono nel secondo dopoguerra erano più che altro dei posteggiatori improvvisati, senza la preparazione musicale che potevano vantare le prime generazioni.

Oggi la posteggia classica sembra conoscere una nuova primavera, soprattutto grazie ai turisti che ambiscono ad ascoltare la gloriosa canzone napoletana classica. Ancora oggi, comunque, si vedono musicisti che girano con la chitarra tra un ristorante ed un bar suonando e cantando ‘O sole mioTe voglio bene assajeCanzone appassiunata e tanti, tantissimi altri successi

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