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Laura Santi, giornalista perugina, muore a 50 anni dopo essersi auto-somministrata un farmaco per il suicidio assistito
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11 mesi fail

Laura Santi, giornalista e attivista per il diritto al fine vita, si è spenta a 50 anni dopo un lungo e complesso iter per accedere al suicidio assistito, scegliendo la dignità contro le sofferenze della sclerosi multipla.
Perugia, 22 luglio – È morta nella sua casa di Perugia Laura Santi, giornalista 50enne affetta da una forma progressiva e avanzata di sclerosi multipla. La donna ha scelto di porre fine alla sua vita auto-somministrandosi un farmaco letale, dopo un lungo percorso di sofferenza e battaglie sul diritto al fine vita.
Accanto a lei, nel momento finale, c’era il marito Stefano, che l’ha sempre sostenuta durante gli anni difficili della malattia e nella delicata lotta per il riconoscimento del diritto al suicidio medicalmente assistito. A dare notizia della sua morte è stata l’Associazione Luca Coscioni, di cui Laura Santi era attivista e consigliera generale.
«Dopo anni di progressione della malattia e l’ultimo anno segnato da un peggioramento feroce delle sue condizioni, le sue sofferenze erano diventate intollerabili», ha spiegato il marito.
Laura Santi ha lasciato un messaggio chiaro e commovente sull’autodeterminazione nel fine vita: «La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro». Nei suoi ultimi scritti affidati all’Associazione Luca Coscioni, la giornalista ha chiesto di essere ricordata e ha esortato a non arrendersi mai nella lotta per i diritti: «Vi prego, non vi rassegnate mai. Anche quando le battaglie sembrano invincibili».
L’iter per ottenere il diritto al suicidio assistito è stato lungo e complesso. Dopo la richiesta iniziale alla Asl Umbria 1, avvenuta oltre tre anni fa, Laura ha dovuto affrontare denunce, diffide, ricorsi d’urgenza e un reclamo contro l’azienda sanitaria.
Solo nel novembre 2024 ha ottenuto una relazione medica che attestava il possesso dei requisiti necessari stabiliti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, mentre a giugno 2025 è arrivata la conferma da parte del collegio medico di esperti e del comitato etico sul protocollo farmacologico.
Il personale medico e infermieristico che ha assistito Laura Santi nella procedura di auto-somministrazione del farmaco si è attivato su base volontaria, come confermato dall’Associazione Luca Coscioni.
La vicenda di Laura Santi rappresenta un caso emblematico della complessità del dibattito sul fine vita in Italia e dell’importanza di riconoscere il diritto all’autodeterminazione nelle condizioni di sofferenza estrema.
La sua lotta e il suo coraggio lasciano un messaggio forte e un appello alla società e alle istituzioni: rispettare la dignità di chi sceglie di porre fine alle proprie sofferenze secondo coscienza e diritto.

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