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Pianificazione dell’ospitalità e una sensibile etica del viaggiatore sono le strategie di approccio al preoccupante fenomeno dell’Overtourism

Tanti, troppi e tutti insieme. Arrivano contemporaneamente, invadendo le località, carichi di “voglia di vacanza” e vanno via lasciando dietro di sé uno strascico di polemiche.

Venezia, tra le prime mete al mondo per il fenomeno dell’Overtourism

Gli esiti del bollettino di questa “guerra” tra ospiti è serio: Venezia ha già da tempo autocelebrato il funerale della città; Barcellona ha tentato di difendersi “spruzzando” con pistole ad acqua; Firenze combatte con una grave mancanza di immobili destinati al normale uso abitativo;

Napoli è, attualmente, alle prese con una progressiva trasformazione del suo centro storico in una enorme “mensa” da fast-food sempre aperta.

Non è trascorso tanto tempo da quando si è iniziato ad arginare la massiccia presenza dei “lucchetti dell’amore” agganciati ai ponti ( e le relative chiavi disperse in fiumi e corsi d’acqua) per assistere, oggi, alla lotta alle keybox, le cassette in cui gli host lasciano le chiavi degli appartamenti, convertiti ad uso turistico per affitto breve: segnali più che concreti del preoccupante fenomeno dell’”Overtourism”, che affligge le grandi destinazioni, ma anche le piccole località.

 Verona, Cortile della casa di Giulietta

Il turismo è una voce fondamentale del settore produttivo per l’economia di ogni Paese ma, come una bilancia, è complicato distribuire equamente costi e ricavi, tra il sostegno all’economia locale, la conservazione del patrimonio e la soddisfazione del viaggiatore: mentre alcune località languono per l’assenza di turisti, altre soffocano per eccesso di visitatori che le affollano, spesso, concentrandosi tutti negli stessi periodi.

L’affermazione delle compagnie low-cost, il settore crocieristico e un tipo di turismo “mordi e fuggi”, interessato a catturare più uno scatto da pubblicare che ad una vera e propria esperienza completa che includa cultura, gastronomia, artigianato e conoscenza degli usi e costumi locali, si sommano per generare una serie di conseguenze problematiche, tra cui il traffico, l’inquinamento ambientale e acustico, riflettendosi in negativo sulla qualità di vita degli abitanti e generando in loro un atteggiamento poco ospitale, che va dal fastidio all’ostilità.

Soprattutto l’ aumento generalizzato dei prezzi genera un progressivo cambiamento dei centri storici che finiscono per assomigliarsi un po’ tutti: gli alti costi di affitto sono risultano difficilmente sostenibili per le botteghe di artigiani e piccoli esercenti e vengono sostituiti dalle insegne delle grandi catene commerciali. Si rischia così di “appiattire” il mondo, privando ogni luogo delle diverse sfumature e della sua tipicità.

Di contro, anche i viaggiatori ne fanno le spese: con sempre meno tempo a disposizione, il ritrovarsi ad affrontare il sovraffollamento, l’incongrua capacità di gestire grandi flussi di arrivi del comparto turistico di alcune destinazioni, il conseguente peggioramento del valore dei servizi ( dalle code interminabili, alla qualità dei pasti ) rischiano seriamente di vivere esperienze da incubo e di invalidare i propri, preziosi giorni di vacanza.

Proprio il concetto di “vacanza”, inteso come assenza dal quotidiano, viene esteso troppo spesso ad una eccezionale libertà, che può addirittura sfociare in espressioni di totale assenza di regole: un esempio è il cosiddetto turismo “da sbornia”, praticato dai giovanissimi, da cui sono interessate le località balneari delle isole e delle coste greche e spagnole, episodi con esiti nefasti riportati anche dai notiziari di cronaca.

Barcellona in tanti urlano “Tourists go home”

Si rende necessario regolamentare in maniera differente l’afflusso dei visitatori, spesso, introducendo tasse di ingresso, contingentando il numero degli accessi alle attrazioni più famose, rendendo obbligatorie le prenotazioni anticipate, proprio per assicurare una migliore fruizione e per assicurare la conservazione del territorio, del patrimonio culturale e ambientale.

Misure di gestione per arginare i danni già adottate in giro per il mondo: Amsterdam, Dubrovnik e la Norvegia hanno emanato nuove regole di attracco per le navi da crociera; la Thailandia tutelala sua natura vietando il bagno e anche l’accesso ad alcune delle sue isole, così come Bali e Santorini (che stanno affrontando, proprio in questi giorni, invece, un esodo forzato rispettivamente per un grave maltempo e per un importante sciame sismico). La via risolutiva passa attraverso la promozione di un turismo etico, in cui socialità e sostenibilità siano in equilibrio.

I cartelli istallati dai cittadini del comune di Hallstatt come monito ai turisti invadenti

Per far ciò, occorre anche un turista più consapevole: che sia disponibile a destagionalizzare la visita alle mete più affollate, che sia aperto a tappe alternative e che si muova per conoscere davvero la destinazione prescelta, lasciando a casa le sue convinzioni etnocentriche (secondo il quale la cultura del paese di provenienza sia superiore a quella di qualsiasi paese ospitante) che costituisce spesso un fardello inutile e troppo pesante per un bagaglio culturale di un moderno viaggiatore che aspira alla conoscenza del diverso.

Solo così sarà sempre il benvenuto in ogni angolo del mondo. Disciplinare da un lato e sensibilizzare dall’altro sono azioni fondamentali affinché il turismo torni ad essere un’attività che arricchisca ambedue i “soggetti” coinvolti.

L’ambivalenza dell’essere “ospite”, nel ricevere e nel fare visita, impone ad entrambe le parti la buona educazione, affinché, a casa, come in viaggio, la creanza non vada mai in vacanza.

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