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“Tutto il resto mi sfugge”, la nuova opera di Camilla Ugolini Mecca
Pubblicato
2 anni fail

“Tutto il resto mi sfugge”: L’amore cantato dall’autrice è stato studiato e sviscerato, vissuto e forse perduto
Casa editrice: Fara Editore
Collana: Spiccioli
Genere: Raccolta poetica
Pagine: 64
Prezzo: 12,00 €
«In questa silloge, il poeta ci indica come passa il tempo, come la natura e l’uomo si trasformino e, quest’ultimo, riesca addirittura a diventare altro per compiacere la sua amata divinità; la divinità-poesia è quel Corpo celeste che a volte diventa materiale e a volte si vede contenuto e delimitato dalle caverne umane […] Ma la poesia deve viaggiare per poter vivere e l’autore, nei suoi versi, evidenzia proprio la sua capacità di viaggiare in ogni cosa, tramutandosi, attraversando i corpi degli animali, degli alberi, delle cose, dell’uomo poeta che le dà la voce: rinnovandosi»: queste parole sono parte della motivazione che ha condotto la silloge poetica “Tutto il resto mi sfugge” di Camilla Ugolini Mecca ad arrivare finalista al concorso Faraexcelsior 2023.
A pronunciarle è stata uno dei giurati, Elisabetta Bagli, la quale ha ravvisato le grandi potenzialità di quest’opera, in cui l’amore diviene il ponte attraverso il quale l’essere umano si riappropria della sua parte mancante, della sua essenza.
L’amore cantato dall’autrice è stato studiato e sviscerato, vissuto e forse perduto; è stata una vera e propria ricerca per lei, condotta per comprendere cosa davvero significhi amare, in tutte le sue accezioni. Un altro tema importante è imparare a vivere il momento presente.
«Io so che esiste il presente, tutto il resto mi sfugge. Felice ignoranza del futuro dove si spalanca l’oro di un luminoso anello, o di una spiga. Tu invece voli nell’altrove e lo tessi d’argento. Di luoghi e pensieri dove sogni d’approdare. Saprai imbarcarti, infine? Sfidare i venti, tendere vele e ali? Io so che esiste la mia parola. Nient’altro so».
In questa lirica la poetessa afferma che il presente è tutto ciò che abbiamo: non esiste passato o futuro ma c’è solo il qui e ora, il nostro dono; anche la parola è una dote preziosa, perché attraverso essa Camilla Ugolini Mecca ritrova sé stessa, il senso del vivere, la spinta ad amare. In questa raccolta vi sono poesie che aspirano ad ascendere verso la luce – divina, in un certo senso, ma si ha la sensazione che la spiritualità dell’autrice sia molto più ancorata alla terra di quello che si possa intuire dalle liriche – e ve ne sono altre in cui si riscontra una profonda fascinazione per l’oscurità, per l’ignoto.
«Preferisco la notte quando ogni cosa si scolora e tace. Quando il gatto randagio accende gli occhi e i rapaci aspettano il proprio turno. Io mi immergo con loro in una nuova vita […]».
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