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Qualiano ha finalmente il mare: il sindaco inaugura il nuovo porto urbano
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Dopo l’ennesimo nubifragio, le strade tornano a riempirsi d’acqua. Ma niente paura: invece di risolvere il problema, proponiamo di trasformarlo nella più importante attrazione turistica della città
A Qualiano non ci facciamo mancare niente.
Non abbiamo il lungomare, ma abbiamo le strade che, alla prima pioggia particolarmente intensa, provano coraggiosamente a diventarlo.
Non abbiamo il porto, ma abbiamo automobili che sembrano traghetti, marciapiedi trasformati in banchine e cittadini costretti a verificare, prima di uscire, non il traffico ma le maree.
Il nubifragio del 2 luglio ha colpito la Campania durante un’allerta meteo gialla, provocando allagamenti e disagi in varie zone della provincia di Napoli. Anche a Qualiano l’acqua ha nuovamente occupato strade e carreggiate, riportando alla memoria un fenomeno che molti cittadini considerano ormai tutt’altro che sorprendente.
A questo punto, però, è inutile continuare a parlare di emergenza.
Un’emergenza è qualcosa che accade raramente. Una cosa imprevedibile. Un fulmine a ciel sereno.
Quando invece il copione torna ciclicamente, con l’acqua che invade le strade, le fotografie pubblicate sui social, i cittadini arrabbiati e la politica impegnata a osservare il fenomeno con espressione pensierosa, non siamo più davanti a un’emergenza.
Siamo davanti a una tradizione locale.
Il taglio del nastro
La soluzione, allora, potrebbe essere più semplice del previsto: smettere di combattere l’acqua e inaugurarla.
Immaginiamo la scena.
Il sindaco arriva con la fascia tricolore, accompagnato dalla Giunta comunale e da un assessore munito prudentemente di salvagente.
Davanti a loro non c’è una nuova scuola, una strada riqualificata o un’opera pubblica appena completata.
C’è una carreggiata completamente sommersa.
Il sindaco prende le forbici, taglia il nastro e annuncia solennemente:
«Da oggi Qualiano guarda al mare.»
Applausi.
Alle sue spalle passa lentamente una Fiat Panda spinta dalla corrente.
Un consigliere comunale, commosso, la saluta come se fosse la prima nave entrata ufficialmente nel nuovo porto.
Nasce così il Porto urbano di Qualiano, infrastruttura stagionale che non ha bisogno di finanziamenti, progettazione o gare d’appalto.
È sufficiente aspettare che piova.
Una città a mobilità liquida
Il nuovo piano comunale della mobilità potrebbe prevedere importanti innovazioni.
Le automobili continuerebbero a circolare soltanto fino al raggiungimento della linea di galleggiamento. Superato quel limite, entrerebbero in funzione canoe, gommoni e pedalò.
Nei punti più critici della città potrebbero essere installati appositi cartelli:
“Attenzione: possibile attraversamento di cefali.”
I cittadini residenti avrebbero diritto all’ormeggio gratuito, mentre per i non residenti sarebbe prevista una tariffa giornaliera.
I tombini, promossi finalmente a elementi di arredo urbano, verrebbero decorati con piccoli fari costieri.
Il trasporto pubblico potrebbe essere affidato a battelli elettrici, con collegamenti diretti tra il centro cittadino, le periferie e il Mar Mediterraneo.
Prima fermata: piazza Rosselli.
Capolinea: Atlantico settentrionale.
Il sopralluogo anfibio
Naturalmente, dopo ogni nubifragio non potrebbe mancare il tradizionale sopralluogo istituzionale.
Il sindaco e gli amministratori salirebbero su un gommone con blocco per gli appunti, telefoni cellulari e volti estremamente seri.
Dopo aver percorso le principali arterie cittadine, la delegazione potrebbe diffondere un comunicato ufficiale:
«A seguito di un’approfondita ricognizione, possiamo confermare la presenza dell’acqua.»
Una scoperta importante.
Soprattutto per quei cittadini che, nel frattempo, l’acqua l’hanno già trovata nei garage, davanti alle abitazioni o intorno alle automobili.
Il sopralluogo resta comunque fondamentale: non necessariamente per risolvere il problema, ma per certificare fotograficamente che il problema esiste.
Perché nella politica moderna un disagio senza fotografia rischia di essere considerato soltanto un disagio.
Con una fotografia, invece, diventa immediatamente attività amministrativa.
L’evento eccezionale che torna ogni anno
Il momento più atteso sarebbe però quello delle dichiarazioni.
Ogni nubifragio porta con sé una frase immortale:
«È stato un evento eccezionale.»
Ed è sicuramente vero che precipitazioni particolarmente intense, concentrate in un breve intervallo di tempo, possono mettere in difficoltà anche sistemi di drenaggio regolarmente funzionanti.
Ma il capolavoro politico nasce quando l’evento eccezionale assume una puntualità quasi amministrativa.
Arriva ogni estate.
Allaga le stesse zone.
Produce le stesse immagini.
Genera le stesse proteste.
E viene accolto ogni volta con lo stupore di chi ha appena scoperto che, durante un temporale, dal cielo può cadere dell’acqua.
A Qualiano, dunque, non abbiamo soltanto un evento eccezionale.
Abbiamo l’eccezione annuale.
Una rarità che si ripete regolarmente.
Un imprevisto con calendario.
Una sorpresa che conosce già l’indirizzo.
Le promesse sono impermeabili
Dopo l’acqua arriva sempre il momento delle promesse.
Si parlerà di interventi, verifiche, pulizia, manutenzione, monitoraggio e programmazione.
Parole solide, rassicuranti e soprattutto impermeabili.
Le parole, infatti, non si allagano mai.
Galleggiano perfettamente sopra ogni problema.
Il cittadino ascolta, aspetta e spera. Poi torna il sole, l’acqua scompare e con essa scompare gradualmente anche l’urgenza.
La strada torna percorribile.
Le fotografie scendono nei social.
L’indignazione si asciuga.
Il problema viene considerato temporaneamente risolto, almeno fino alla pioggia successiva.
È una strategia amministrativa fondata sull’evaporazione.
Non dell’acqua soltanto, ma anche della memoria.
Gemellaggio con Venezia
Per completare il grande progetto turistico, Qualiano potrebbe chiedere ufficialmente il gemellaggio con Venezia.
Le differenze, del resto, sarebbero minime.
Venezia ha i canali progettati nei secoli.
Qualiano li produce in pochi minuti.
Venezia ha le gondole.
Qualiano ha i cittadini che cercano di attraversare le strade tenendo i pantaloni sollevati.
Venezia combatte l’acqua alta.
Qualiano, più democraticamente, la distribuisce direttamente nei quartieri.
Il nuovo slogan turistico potrebbe essere:
“Qualiano: non devi raggiungere il mare. È il mare che raggiunge te.”
Oppure, in una versione più istituzionale:
“Qualiano cambia. Mezzo di trasporto.”
La domanda resta a galla
La satira esagera, deforma e trasforma il disagio in una scena assurda.
Ma sotto l’assurdo rimane una domanda estremamente seria.
Se alcune criticità si ripresentano, quali interventi strutturali, manutentivi e organizzativi vengono programmati per ridurne gli effetti?
Quali sono le zone maggiormente vulnerabili?
Qual è lo stato della rete di raccolta delle acque?
Quali attività di pulizia e controllo vengono eseguite prima dei periodi più esposti ai temporali intensi?
Quali opere sono concretamente realizzabili e con quali tempi?
Sono domande che non attribuiscono automaticamente a una singola persona la responsabilità di ogni allagamento.
Un nubifragio può essere violento, improvviso e difficilmente gestibile. Una rete urbana può essere sottoposta a quantità d’acqua superiori alla propria capacità.
Ma proprio perché gli eventi meteorologici estremi stanno diventando una realtà con cui confrontarsi, la politica non può limitarsi a fotografare l’acqua quando arriva.
Deve spiegare cosa sia stato fatto prima, cosa verrà fatto dopo e quali risultati siano realisticamente raggiungibili.
Altrimenti non resta che prepararsi alla prossima inaugurazione.
Il nastro tricolore è già pronto.
Le canoe pure.
E mentre Qualiano aspetta risposte, l’unica cosa che continua a funzionare perfettamente è il ciclo dell’acqua:
piove, si allaga, ci si indigna, si promette, si asciuga.
Poi ricomincia tutto.
Nota editoriale
Questo articolo è un contenuto satirico. Le situazioni e i dialoghi descritti sono volutamente paradossali e non rappresentano fatti realmente avvenuti. La satira riguarda la gestione politica e comunicativa di una criticità pubblica ricorrente e non attribuisce al sindaco, agli amministratori o ad altri soggetti specifici condotte illecite, responsabilità tecniche individuali o omissioni accertate.

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