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Esteri

Gaza: nuovo massacro, 25 civili uccisi in fila per il cibo

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Unicef - Gaza
Unicef-UNI601749-El Baba - Gaza - foto Archivio

Vittime uccise dalle forze israeliane a Deir al‑Balah a Gaza mentre aspettavano aiuti; l’ONU parla di possibile crimine di guerra


Il 24 giugno 2025, secondo testimoni e ospedali citati da AP, le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco su centinaia di persone in attesa di aiuti lungo la Salah al‑Din Road a Deir al‑Balah, nel centro di Gaza. Il bilancio è drammatico: almeno 25 morti e 146 feriti, di cui 62 in condizioni critiche. La conta dei morti quindi potrebbe variare verso l’alto.

Fonti palestinesi descrivono la scena definendola un “massacro”: droni e carri armati avrebbero colpito la folla anche durante la fuga, secondo testimoni.

L’Ufficio diritti umani dell’ONU ha denunciato un utilizzo della fame come arma di guerra, definendo l’operazione sui punti di distribuzione degli aiuti come un possibile crimine di guerra. Da fine maggio sarebbero oltre 410 i civili uccisi da fuoco israeliano durante tentativi di accedere all’assistenza.

Anche il capo delle operazioni umanitarie dell’ONU nei Territori ha parlato di un “pattern inquietante” di spari contro chi si avvicina ai camion di cibo.

Gaza è teatro di una nuova escalation di violenze: secondo quanto riportato da Al Jazeera, si moltiplicano i raid israeliani che colpiscono civili in attesa di ricevere aiuti alimentari.

Le vittime sono per lo più donne, uomini e bambini in fila presso i centri di distribuzione gestiti da organizzazioni internazionali o locali, come la Gaza Humanitarian Foundation (GHF).

Altri episodi simili

Uno degli episodi più gravi si è verificato il 17 giugno 2025 a Khan Younis, dove almeno 51 persone sono state uccise da colpi di artiglieria israeliana mentre attendevano i camion con aiuti umanitari. Solo due giorni prima, il 15 giugno, altri 59 palestinesi sono morti in attacchi separati, con almeno 17 vittime nei pressi dei magazzini GHF.

Il 1° giugno, a Rafah, 31 persone hanno perso la vita e oltre 170 sono rimaste ferite durante una distribuzione alimentare, in un attacco che ha provocato proteste internazionali. Le autorità israeliane hanno negato la responsabilità, ma le testimonianze raccolte da Al Jazeera raccontano un’altra versione: civili colpiti mentre cercavano disperatamente cibo.

Il 29 maggio, altre 70 persone sono morte in diversi attacchi simili su tutto il territorio della Striscia di Gaza, tra cui nei pressi di magazzini dell’ONU e nei punti di consegna GHF. Anche il 27 maggio, tre persone sono state uccise e decine ferite durante l’accesso a un magazzino di aiuti.

Un pattern di violenza ampliamente documentato

Questi dati confermano una serie sistematica di attacchi mortali contro civili che attendono aiuti alimentari, come denunciato da Al Jazeera, AP, Reuters e dall’ONU. Si tratta di un nuovo, tragico picco di violenza in un pattern già più volte documentato.

Le violenze nei pressi dei punti di distribuzione di cibo si inseriscono in un contesto di grave crisi umanitaria. Le organizzazioni presenti sul territorio denunciano l’impossibilità di operare in sicurezza e l’estrema vulnerabilità della popolazione civile, stretta tra la fame e il rischio di essere colpita anche mentre attende aiuti.

Azioni che porteranno strascichi

Si tratta di azioni senza senso che mirano a terrorizzare i cittadini di Gaza ormai affamati dalla scarsità di generi di sostegno che giungono in nella Striscia. Poi c’è l’altra faccia della medaglia che vedremo tra anni: l’odio generato da tutto questo.

Ormai le giustificazioni di Israele non reggono più. L’intento è quello di costringere in un modo o nell’altro ad allontanare i palestinesi dalla loro terra. L’occidente, invece, resta a guardare con timide dichiarazioni. Nessuna sanzione, niente di niente mentre si compie un massacro di donne e bambini, perché sono oltre la metà delle vittime.

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