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Fantasmi reali o immaginari?
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10 mesi fail

Il giro di vite di Henry James: tra fantasmi e follia, un capolavoro dell’ambiguità narrativa
Giro di vite è probabilmente il racconto più famoso di Henry James, nonostante sia una storia ambigua e suscettibile di interpretazioni. A partire dal titolo. Il giro di vite, infatti, sembra far riferimento ad un’antica tortura medievale, nella quale il condannato aveva il collo serrato in un anello le cui estremità erano unite da una vite. Ad ogni giro di vite, l’anello si stringeva sempre di più attorno alla gola del condannato fino a soffocarlo.
Quindi, il titolo immediatamente rimanda ad un peggioramento di una situazione preesistente. Ed è proprio questa la prima interpretazione che si dà quando si comincia a leggere il racconto.
Cominciato in medias res, ci presenta un gruppo di amici davanti ad un focolare, mentre hanno terminato di ascoltare una storia di fantasmi che coinvolge un bambino. E cosa ci può essere di più pauroso se non un’altra storia di fantasmi ma con ben due bambini? Ecco il giro di vite. La storia viene raccontata con il più classico degli espedienti del romanzo gotico: il ritrovamento di un manoscritto.
Si tratta del diario di Miss Giddens, vecchia conoscente di Douglas, che fa parte del gruppo che si trova davanti al focolare.
Miss Giddens si trova ad occuparsi di due bambini orfani, Miles e Flora, nipoti del suo datore di lavoro, nella residenza di campagna, dove vivono insieme alla governante, Mrs Grose, e ad altri membri della servitù.
Un pomeriggio l’istitutrice vede un “visitatore” in cima alla torre che si trova nella proprietà di Bly, la casa di campagna, una persona che non aveva mai visto prima. Sarà l’inizio di tante apparizioni che Miss Giddens percepirà, lei sola, dentro e fuori la magione e che tenterà di spiegare a Mrs Grose, per trovare in lei un’alleata nella protezione dei due bambini. Mrs Grose, alla quale descriverà l’aspetto prima dell’uomo, poi della donna apparsa al lago, confermerà che i due altri non sono che i precedenti maggiordomo e istitutrice, tali Peter Quint e Miss Jessel, entrambi morti.
Non ci sarebbe nulla di strano per una storia di fantasmi se non fosse per il fatto che a vedere i due fantasmi è solo Miss Giddens, anche se lei è convinta che anche i bambini vedano ma facciano finta di nulla.
Tutto il racconto ruota intorno a questa convinzione e ai tentativi di Miss Giddens, da un lato, di proteggere Miles e Flora dalle influenze negative di Quint e Miss Jessel e, dall’altro, di estorcere la verità dagli stessi bambini sul loro coinvolgimento nelle apparizioni dei due fantasmi.
L’opinione che il lettore si fa di Miss Giddens varia durante il racconto. All’inizio, è di trepidante attesa di un qualcosa che possa avvenire, un’emozione creata in maniera esattamente speculare alla protagonista. Inoltrandosi nei capitoli successivi, però, il lettore comincia a dubitare della realtà descritta da Miss Giddens.
La situazione comincia ad apparire ambigua; la stessa istitutrice parla di sé come di una persona chiamata ad atti di eroismo, a compiere azioni che altre, prima di lei, non erano riuscite a compiere, per dimostrare il suo valore al suo datore di lavoro. Quasi come in una sindrome di Munchhausen.
La cosa diventa insostenibile, ed il lettore anche si rivolta contro la protagonista, quando Miss Giddens crede di vedere lo spirito di Miss Jessel vicino al lago, in presenza di Flora e Mrs Grose, convinta che anche loro vedano e fingano di non percepire. È allora che il lettore, dall’iniziale supporto, si rivolta contro la protagonista ed arriva a considerare le visioni come frutto della sua follia.
Questa ambiguità del punto di vista della istitutrice condiziona tutto il racconto e pone l’accento su ciò che sarà caratteristico della narrazione della prosa novecentesca: l’inattendibilità della narrazione. Il fatto che la cornice sia doppia e che il racconto riportato sia di terza mano accentua l’ambiguità della narrazione; è come dire: “un amico mi ha detto che un suo amico gli ha detto…”: quante cose sono state travisate in questo passaggio di informazioni? In questo racconto l’ambiguità è quindi totale: non si capisce se i fantasmi appaiono perché richiamati da qualcosa o autonomamente, non si capisce se effettivamente esistono o sono solo un’invenzione della mente deviata di Miss Giddens, non si capisce se i bambini vedono i fantasmi oppure no, non si capisce nemmeno perché il piccolo Miles sia stato cacciato dalla scuola che frequentava.
C’è una sospensione ed una indeterminatezza che domina in tutto il racconto e che, a dispetto di ciò che ci si attende, nel finale non viene risolto.

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