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Ultima Generazione protesta a Roma: “Da McDonald’s salute e diritti dei lavoratori non sono nel menù”
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Anche “Achille Lauro” chiede il giusto prezzo alla catena di fast food
Roma, 30 maggio 2025 – Oggi, intorno ore 13.00, un gruppo di attivisti della campagna Il Giusto Prezzo di Ultima Generazione, facendo il verso ad Achille Lauro (testimonial del fast-food in Italia) ha fatto irruzione nel McDonald’s in piazza Re di Roma, muniti di striscioni con le scritte Il Giusto Prezzo e Ultima Generazione. I partecipanti hanno dialogato con i clienti del fast food per denunciare pubblicamente i danni ambientali, sanitari e sociali provocati dal sistema alimentare e lavorativo promosso da McDonald’s e, più in generale, dall’intera filiera dei fast food.
La protesta ha voluto accendere i riflettori non solo sulle conseguenze ecologiche della produzione alimentare industriale, ma anche sulle drammatiche condizioni dei lavoratori impiegati in questo settore. La protesta di oggi si inserisce infatti nel solco delle mobilitazioni che, a maggio, hanno coinvolto Roma, Milano, Bari, Alessandria, Rimini e altre città, dove dipendenti dei fast food hanno incrociato le braccia per denunciare le condizioni inaccettabili in cui lavorano ogni giorno: stipendi da fame, turni imposti, ritmi massacranti e totale assenza di tutele sindacali reali.
Una delle persone partecipanti all’azione ha dichiarato “Tre euro e novanta per un pasto da McDonald’s non sono un giusto prezzo. E’ un prezzo che nasconde un costo altissimo: la salute delle persone, lo sfruttamento dei lavoratori e la devastazione ambientale. Unitevi a noi, perché la democrazia è anche libertà di scelta. Scegliere che cosa mangiare, sapere da dove viene e chi lo produce. Oggi viviamo immersi in una falsa abbondanza: scaffali pieni, ma campi devastati; prezzi bassi, ma stipendi congelati. È ora di rompere questa illusione.”
LAVORATORI SFRUTTATI CON MINIME TUTELEIn Italia McDonald’s conta circa 38 mila lavoratori in 740 ristoranti. Tuttavia, solo 60 di questi sono a gestione diretta: gli altri 680 operano in franchising, sotto il controllo di 160 licenziatari. In pratica, solo 4.000 lavoratori rispondono direttamente all’azienda, mentre la stragrande maggioranza lavora per ditte esterne, spesso senza tutele né rappresentanza sindacale efficace.
Un dipendente medio guadagna 450 euro al mese per 18 ore settimanali (6,25 euro l’ora); 1.000 euro per 30 ore. I turni sono brevi, imposti senza possibilità di contrattazione e soggetti a continue pressioni per aumentare la velocità del servizio. Anche andare in bagno può diventare un “permesso” da negoziare con il manager. McDonald’s continua a rifiutare l’apertura di un tavolo di confronto per rivedere il contratto collettivo Fipe-Confcommercio, considerato largamente insufficiente. L’azione di Ultima Generazione di oggi ha voluto rilanciare pubblicamente le rivendicazioni dei lavoratori in sciopero, affiancando alla denuncia sociale anche quella ambientale e sanitaria
TRE EURO E NOVANTA PER UN PASTO DA MCDONALD’S NON SONO UN GIUSTO PREZZO
E’ stata questa la campagna della multinazionale americana dal 19 febbraio al 18 marzo scorso. Ma quello di McDonald’s è un cibo che fa ammalare di obesità e di diabete, prodotto con lo sfruttamento delle risorse naturali, dei grandi allevamenti intensivi con enormi emissioni di CO2, dei lavoratori del settore agricolo in tutto il pianeta; un cibo ultra-processato, pieno di aromi sintetici, studiato per creare dipendenza e prodotto da un sistema che devasta l’ambiente.
COSA CHIEDIAMO?
PROTEGGERE I RACCOLTI: L’agricoltura italiana sta affrontando una crisi senza precedenti. Siccità, ondate di calore, grandinate e alluvioni devastano i campi, compromettendo raccolti e coltivazioni. Dobbiamo proteggere i raccolti e, per farlo, è necessario promuovere una transizione verso un nuovo sistema agricolo che sia resiliente e sostenibile economicamente ed ecologicamente.
AGGIUSTARE I PREZZI: Il costo degli alimenti nei supermercati sta diventando insostenibile, mentre ai produttori arriva solo una minima parte del prezzo finale. Chiediamo alle Istituzioni di intervenire immediatamente per garantire un giusto prezzo al cibo, equo per chi compra e per chi produce.
FAR PAGARE I RESPONSABILI: Chi rompe paga. Vogliamo che a finanziare questa transizione verso un sistema agricolo più sostenibile non siano le nostre tasse ma siano, piuttosto, gli extraprofitti dei reali responsabili della crisi attuale – la finanza, la GDO, i top manager delle multinazionali del cibo e l’industria del fossile.

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