Esteri
Israele intensifica le operazioni militari contro Hamas nella Striscia di Gaza
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Israele intensifica gli attacchi a Gaza per forzare il rilascio degli ostaggi, mentre cresce la preoccupazione per le vittime civili e la stabilità regionale.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa, Israel Katz, hanno ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di intensificare le operazioni contro Hamas nella Striscia di Gaza. La decisione è stata presa dopo che l’organizzazione terroristica ha rifiutato ripetutamente di liberare gli ostaggi israeliani, nonostante gli sforzi dei mediatori internazionali, tra cui l’inviato americano Steve Witkoff.
Secondo quanto riportato dall’Ufficio di Netanyahu, gli attacchi israeliani si concentrano su siti strategici di Hamas in tutta la Striscia, con l’obiettivo di raggiungere i principali obiettivi della guerra, che includono il rilascio di tutti gli ostaggi, vivi e deceduti. Il ministero della Salute della Striscia di Gaza, sotto il controllo di Hamas, ha confermato che oltre 330 persone sono morte a causa degli attacchi israeliani.
Un alto funzionario di Hamas, Izzat al-Rishq, ha accusato Israele di aver deciso di sacrificare i propri ostaggi, sostenendo che il ritorno alla guerra da parte di Netanyahu sia una mossa per distogliere l’attenzione dalle difficoltà politiche interne dello Stato ebraico. Al-Rishq ha descritto la ripresa dei combattimenti come un tentativo di “salvare” il premier israeliano dalla sua crisi politica.
Secondo i testimoni, molti dei morti si registrano a Khan Younis, con vittime anche tra i bambini. Le case di Deir al-Balah sono state colpite, così come obiettivi a Gaza City, Rafah e Khan Younis. La popolazione civile è gravemente colpita dai bombardamenti.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che non si arresteranno finché tutti gli ostaggi non saranno liberati e gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti. Tra questi obiettivi, oltre alla liberazione degli ostaggi, c’è la distruzione definitiva di Hamas come forza militare e politica nella Striscia di Gaza.
Katz ha anche avvertito che “le porte dell’inferno si apriranno a Gaza“, promettendo una risposta senza precedenti se Hamas non rilascerà gli ostaggi. “Israele è tornato a combattere a Gaza dopo il rifiuto di Hamas di liberare gli ostaggi e dopo le minacce contro i soldati israeliani e le comunità in Israele”, ha dichiarato il ministro.
Inoltre, le forze israeliane ritengono che Hamas stia preparando nuovi attacchi contro Israele. L’IDF ha identificato movimenti insoliti nella Striscia di Gaza, suggerendo che il gruppo terrorista stia riorganizzando le sue forze per un nuovo assalto contro i kibbutz israeliani e le truppe israeliane.
Il rischio di una nuova escalation è alto, con Hamas che, pur avendo subito gravi perdite, non sarebbe stato completamente sconfitto. Fonti militari israeliane parlano di circa 25.000 combattenti di Hamas e 5.000 della Jihad islamica palestinese ancora operativi.
Nel contesto internazionale, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha espresso il sostegno degli Stati Uniti a Israele, avvertendo che tutti i terroristi, inclusi quelli appoggiati dall’Iran, “pagheranno un prezzo” per minacciare Israele e gli Stati Uniti. In risposta, l’Iran ha condannato le dichiarazioni bellicose del presidente Trump, avvertendo che qualsiasi atto di aggressione contro Teheran avrebbe conseguenze gravi.
La situazione resta tesa, con la possibilità di nuovi sviluppi nei prossimi giorni. Le operazioni israeliane proseguono, mentre la comunità internazionale osserva attentamente l’evoluzione del conflitto e le sue implicazioni regionali.

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