Quantcast
Connettiti con noi

Entertainment

Nuove scoperte a Pompei: dagli scavi emerge un ciclo di affreschi legato al culto di Dioniso

Pubblicato

il

Nuovi ambienti e un fregio raffigurante i riti iniziatici sono stati scoperti all’interno di una domus privata

Una nuova eccezionale scoperta è stata presentata in queste ultime settimane dal direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. Gli scavi effettuati all’interno di una domus privata, nell’area dell’insula 10 della Regio IX, hanno portato alla luce nuovi spazi e rivelato degli affreschi raffiguranti scene di un rito iniziatico al culto di Dioniso.


L’abitazione – appartenuta, molto probabilmente, ad Aulo Rustio Vero, personaggio facoltoso ed erudito, oltre che candidato per la carica di edile – accoglieva nei suoi spazi banchetti e ricevimenti a cui prendevano parte personaggi influenti della vita politica della città. Uno dei primi ambienti emersi dagli scavi è stato, infatti, un vero e proprio complesso termale privato (dotato di un ampio “frigidarium”, la zona dove venivano effettuati bagni in acqua fredda) pensato come luogo di riunione per coltivare le relazioni con i potenti e mostrare agli invitati l’ingente ricchezza del suo proprietario.


Alle terme erano annessi altri due spazi: un piccolo cantiere contenente cumuli di calce e altri materiali, a testimonianza del fatto che una parte della casa si trovava in fase di restaurazione; e una piccola sala (forse una camera da letto) decorata da una pavimentazione a disegno geometrico e pareti vivacemente colorate, in cui è stato ritrovato una sorta di elegante vaso da notte impiegato dai convitati ai banchetti (come testimonia l’episodio della Cena Trimalchionis, raccontato da Petronio nel suo Satyricon).


Ma il ritrovamento più sorprendente e significativo è stato quello che ha portato alla luce un sontuoso salone per banchetti aperto su un giardino e affrescato con un ciclo pittorico a grandi figure (detto “megalografia”) molto simile alle raffigurazioni presenti nella famosa Villa dei Misteri. Si tratta di un ambiente molto spazioso, circondato da un peristilio e ornato da un pavimento a scacchiera di cui si conservano solo due mattonelle (tutte le altre sono state forse depredate nel Settecento, come dimostra il cunicolo scavato in una delle pareti, quando ebbe inizio la scoperta dell’antico sito). Qui gli invitati dovevano sedere su triclini, mentre godevano di un’abbondante e fastosa cena e assistevano a spettacoli.


Il fregio che corre lungo le pareti della sala celebra il culto di Dioniso, divinità greco-romana del vino e dell’ebbrezza. Figure movimentate, quasi animate, di baccanti e suonatori si susseguono a formare il corteo del dio: una prima baccante ornata di bracciali dorati è intenta a suonare un cembalo (non più visibile a causa dello strato pittorico rimosso); seguono un suonatore di doppio flauto con corona di fiori e una baccante furiosa recante un gladio e le interiora di una vittima sacrificale.

Chiudono la scena un sileno e una donna mortale che guarda verso la sala, rivolgendo il suo sguardo direttamente ai partecipanti del banchetto.


Si tratterebbe di una donna nota in città (anche se difficilmente identificabile), appartenente al ceto alto, e diventata protagonista di una raffigurazione in cui rappresenta la figura di un’inizianda ai riti dionisiaci per diventare a sua volta una baccante. Un secondo fregio, sovrastante rispetto ai personaggi del corteo dionisiaco, raffigura nature morte con scene di caccia e pesca, legate sia alla funzione svolta dall’ambiente della domus sia al significato profondamente religioso dei riti, che simboleggiavano il passaggio dalla morte a una nuova vita.


La scoperta di questa singolare serie figurativa, molto antica e precedente all’eruzione del 79 d.C. di almeno cento anni, ha permesso non solo di acquisire nuove informazioni sulla diffusione e l’importanza dei riti dionisiaci nella cultura romana, ma anche di aggiungere un nuovo capitolo alla storia dell’antica civiltà di Pompei.

Pubblicità
Pubblicità