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Cronaca

Santanché rinviata a giudizio per falso in bilancio

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Daniela Santanché

Il Ministro per il Turismo, Daniela Santanché andrà a processo a Milano per il caso Visibilia. Con lei 16 persone

Le prove raccolte dalla Procura di Milano, questa la motivazione per la quale il Ministro del Turismo Daniela Santanché dovrà presentarsi a processo.

L’accusa contestata a lei ed ad altre sedici persone è di false comunicazioni sociali nel caso Visibilia.

“È una decisione che ci lascia l’amaro in bocca, ma che un po’ ci aspettavamo – ha commentato il difensore della senatrice Nicolò Pelanda dopo la lettura del provvedimento -. Siamo pronti a dimostrare l’estraneità alle accuse in aula”, ma certamente si attendeva “un esito diverso”

“Si sostiene – ha continuato l’avvocato Pelanda – da parte dei pubblici ministeri che i piani industriali avrebbero contenuto previsioni eccessivamente ottimistiche e da qui la necessità di svalutare” l’avviamento. “Ma nel vecchio procedimento ha aggiunto il legale la Guardia di Finanza di Milano e i pm sostenevano, invece, che i piani industriali avevano previsioni addirittura di natura conservativa e per questo avevano chiesto l’archiviazione”.

La prima udienza è fissata per il prossimo 20 marzo, presso la seconda sezione penale del Tribunale di Milano. Con il Ministro del Turismo dovranno presentarsi anche il compagno Dimitri Kunz, l’ex compagno Canio Giovanni Mazzaro, la sorella Fiorella Garnero la nipote Silvia Garnero, Antonino Schemoz, amministratore del gruppo dall’agosto 2019 dopo la ministra.

A decidere il rinvio a giudizio nella tarda mattinata di ieri, la gup Anna Magelli perfettamente in linea con la richiesta dei pubblici ministeri Marina Gravina e Luigi Luzi, che hanno coordinato le indagini assieme all’allora aggiunto Laura Pedio, oggi alla Procura di Lodi.

La gup ha dichiarato la prescrizione del reato per gli anni dal 2016 al 2018. Ha accolto, inoltre, il patteggiamento proposto dall’ex consigliere Federico Celoria a 2 anni, pena sospesa, e 5 mila euro di confisca; mentre per Visibilia Editore e Visibilia Editrice, rispettivamente a 63 mila e 300 euro e 30 mila euro di sanzione e 15 mila euro e 10 mila euro di confisca.

Se i patteggiamenti dovessero diventare definitivi i pubblici ministeri avrebbero dalla loro parte ulteriori elementi sul caso.

Con il provvedimento della giudice Magelli “è stato confermato quello che abbiamo sempre sostenuto”, ovvero “che certe operazioni di bilancio non fossero corrette”. A dirlo è Giuseppe Zeno, uno dei piccoli azionisti costituitosi tra le parti civili.

“Quella di oggi non è una vittoria. Sarò soddisfatto quando rivedrò indietro i miei soldi. Abbiamo perso tra i 350mila e i 400mila euro”, aggiunge ancora Zeno, imprenditore campano alla guida dei soci di minoranza che quattro anni fa, assistiti dall’avvocato Antonio Piantadosi, hanno cominciato una ‘battaglia’ nei confronti di Daniela Santanché e i suoi coimputati.

Daniela Santanché con i suoi coinputati al momento sono da considerarsi innocenti. Tra due mesi circa vi sarà la fase dibattimentale. Sarà quest’ultima ad accertare se, come ipotizza l’accusa, i bilanci siano davvero stati truccati per sette anni, tra il 2016 e il 2022 al fine di nascondere “perdite” milionarie e permettere al gruppo editoriale di continuare a lavorare, ingannando gli investitori e continuare a trarne profitto.

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