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A Napoli, la famosa “Ruota degli Esposti”

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Fu creata perché oltre a garantire l’anonimato della madre, permetteva al neonato di essere soccorso tempestivamente

Il Complesso dell’Annunziata, a Napoli, vicino alla famosa strada di Forcella, è da sempre stato sinonimo di infanzia abbandonata. Per questo, infatti, la regina Sancia di Majorca, moglie del re Roberto d’Angiò, la fece costruire: perché i bambini abbandonati potessero trovare riparo e conforto anziché essere lasciati per strada. Elemento essenziale di questo complesso monumentale fu la “ruota degli esposti”, un meccanismo ligneo che permetteva alle donne di lasciare i propri neonati al sicuro tra le mura del monastero.

All’inizio, infatti, i bambini venivano abbandonati sulle scale della chiesa, ma, soprattutto nel periodo invernale, se non erano recuperati alla svelta, rischiavano di perire per il freddo e la fame. Per ovviare a questo terribile epilogo, fu creata una ruota lignea, che, oltre a garantire l’anonimato della madre, permetteva al neonato di essere soccorso tempestivamente.

Come funzionava la ruota?

La ruota aveva due scomparti, chiusi con uno sportello. L’ingegnoso meccanismo permetteva alla madre di depositare il bambino nello scomparto e, girando la ruota, farlo ritrovare direttamente dentro le mura del convento. Inoltre, quando la ruota girava, una campanella, ad essa collegata, risuonava per attirare l’attenzione della suora “rotara”, cioè l’addetta alla ruota, che subito si apprestava a fornire le primissime cure al piccolo. Quando il bimbo veniva recuperato dalla ruota, era subito lavato e poi, prima di essere affidato ad una nutrice, veniva fornito di laccetto e placchetta di piombo sulla quale erano incisi il numero di matricola e l’immagine della Madonna dei Repentiti.

Accanto alla ruota, vi era anche un’altra piccola apertura, nella quale si potevano lasciare delle offerte o qualche oggetto, come gioielli o documenti, per poter, in seguito, identificare il bambino abbandonato e recuperarlo quando la situazione sarebbe migliorata. Gli oggetti, se trovati al momento del recupero del bimbo, venivano annotati in un registro per permettere, anni dopo, il ricongiungimento dei bambini con i genitori naturali.

‘E figlie d’ ‘a Madonna

I bambini abbandonati all’Annunziata venivano comunemente chiamati “figli della Madonna”. A questo proposito, narra una leggenda che la Madonna, durante la notte, esca e vaghi per le strade di Napoli per occuparsi dei suoi orfanelli e dei suoi poveri. Infatti, c’è l’usanza, ogni 25 marzo, festa dell’Annunciazione, di sostituire le scarpette della statua della Madonna perché sono consumate. La statua si trova ai piani superiori, dove vivono le suore; ha le fattezze di una bambola di porcellana e indossa un abito bianco con fili dorati, mentre i capelli sono veri, donati per grazia ricevuta. Le scarpette dorate che indossa realmente si consumano e vanno sostituite ogni anno, un prodigio che la Chiesa non riconosce ma che si ripete puntualmente.

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Ai figli della Madonna veniva garantita un’istruzione minima, l’insegnamento di un mestiere che potesse garantire loro una vita autonoma, alle bambine anche una dote per maritarsi, ed un cognome diffusissimo e comune a tutti: Esposito. Fu soltanto con l’avvento di Gioacchino Murat che questa usanza fu cambiata per impedire che questo cognome si trasformasse in un marchio di infamia. La ruota fu chiusa definitivamente nel 1875, quando ci si accorse che al suo interno venivano lasciati anche adolescenti, costretti ad entrarvi in posizioni innaturali che li condannavano ad una malformazione perenne.

Oggi, la ruota è diventata tecnologica: la culla termica che si trova al di fuori agli ospedali italiani garantisce lo stesso anonimato, la stessa prontezza e la stessa cura dell’antica ruota lignea.

Gioia Nasti

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