Esteri
Onu chiede il cessate il fuoco immediato a Gaza
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2 anni fail

Onu chiede il cessate il fuoco immediato a Gaza: La risoluzione approvata in Consiglio con l’astensione degli USA
Approvata nel Consiglio di sicurezza dell’ONU la risoluzione che chiede il cessate il fuoco a Gaza. È la prima volta che accade dall’inizio del conflitto circa sei mesi fa.
La decisione di non apporre il veto da parte degli Stati Uniti d’America non è affatto piaciuta ad Israele. Nella risoluzione non parla di Hamas e non favorisce la liberazione degli ostaggi che sono ancora nella Striscia. La risposta al mancato veto invece è palesata immediatamente: l’annullamento da parte di Netanyahu della missione di alti esponenti israeliani che avrebbero dovuto raggiungere Whashington proprio per discutere della guerra e dell’operazione su Rafah, già annunciata in precedenza. A richiedere l’incontro il Presidente Biden.
Come è facile intuire, diametralmente opposta la reazione di Hamas, che ha esultato sul responso della votazione.
Su Telegram, Hamas ha informato i mediatori che “si attiene alla sua posizione e visione presentata il 14 marzo perché la risposta dell’occupazione non ha risposto a nessuna delle richieste fondamentali del nostro popolo e della nostra resistenza” ovvero “un cessate il fuoco completo, il ritiro dalla Striscia di Gaza, il ritorno degli sfollati e un vero scambio di prigionieri”.
Ha tenuto a precisare inoltre “che Netanyahu e il suo governo estremista hanno la piena responsabilità di aver vanificato tutti gli sforzi negoziali e di aver ostacolato il raggiungimento di un accordo fino ad oggi”
La risoluzione votata in Consiglio di Sicurezza dell’ONU con 14 voti favorevoli e l’astensione degli USA in sostanza chiede il “cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie”.
Il testo ha ottenuto il plauso della comunità internazionale, forse anche perché in sei mesi oltre trentamila morti sono troppi per tutti. Una sproporzione anche in termini di vittime anche tra quelle dell’odioso attacco del 7 ottobre del 2023 di Hamas nei confronti di Israele, nell’ambito del quale vi furono 1200 morti e 250 rapiti, parte di loro sono ancora nelle mani di Hamas.
Soddisfatto il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres che, attraverso un post su X, ha dichiarato: “Il Consiglio di Sicurezza ha appena approvato una risoluzione tanto attesa su Gaza, chiedendo un cessate il fuoco immediato e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi. Questa risoluzione deve essere attuata. Il fallimento sarebbe imperdonabile”.
Giudicato la risoluzione giudicata positivamente anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che, augurandosi il rilascio degli ostaggi e un più semplice invio di aiuti umanitari, ha così commentato: “Certamente rappresenta un primo positivo passo in avanti”.
Dalla Francia, invece, si spingono oltre: invocano infatti un cessate il fuoco “permanente” al termine del periodo di Ramadan.
La reazione di Israele, però, resta furiosa. L’astensione degli alleati americani forse ha rappresentato un “boccone” troppo amaro da mandare giù e replicano: “È un passo indietro chiaro dalle posizioni assunte dagli Usa fin dall’inizio della guerra. Colpisce lo sforzo bellico e quello per liberare gli ostaggi perché offre a Hamas la speranza che pressioni internazionali gli consentiranno di ottenere un cessate il fuoco senza rilasciare i rapiti.” E l’ambasciatore all’ONU Gilad Ergan continua: “Non subordinare il cessate il fuoco al rilascio degli ostaggi danneggia gli sforzi per liberarli. Tutti avrebbero dovuto votare contro questa vergognosa risoluzione” e aggiunge che “non condanna l’attacco di Hamas del 7 ottobre”.
Molto più esplicito Israel Katz, Ministro degli Esteri israeliano: “Non cesseremo il fuoco. Distruggeremo Hamas e continueremo a combattere finché l’ultimo degli ostaggi non sarà tornato a casa”.
Il Governo di Israele potrebbe tranquillamente ignorare la risoluzione che, nonostante sia emessa dal Consiglio di Sicurezza non è “legalmente vincolante”
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