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Made in Italy: la storia della moda e della donna raccontate in un cambio d’abito

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“Made in Italy”: Firenze e Napoli raccontano, in un “cambio d’abito”, la storia della Moda e della donna

New York, Londra, Milano, Parigi. Questa è la sequenza delle città che ogni anno, tra febbraio e marzo, diventano passerella ufficiale per la “Settimana della Moda”, una successione di eventi in cui gli stilisti presentano le loro nuove collezioni.

Si tratta di eventi esclusivi, riservati agli addetti al settore e ad ospiti famosi e privilegiati; a tutti gli altri non resta che sfogliare le riviste e guardare le vetrine. Per gli appassionati della “Haute Couture” che vogliono osservare da molto vicino le creazioni esclusive del passato di stilisti straordinari, c’è un’interessante alternativa: da qualche mese ha riaperto il “Museo della Moda e del Costume” nella città di Firenze.

La “Palazzina della Meridiana” (chiamata così per la presenza dello strumento astronomico), nel complesso museale di “Palazzo Pitti” è un punto di riferimento per la moda italiana, sin dal 22 luglio 1952, data in cui si tenne la prima sfilata ufficiale del “Made in Italy”.

Le sale affrescate, con scene legate alla storia e alla cultura di Firenze e dell’Italia, fanno da custodia alla mirabile esposizione di abiti e accessori, per lo più femminili.

A partire dalla monocromatica “Sala da Ballo”, si snoda un viaggio nella storia della moda che è altresì un viaggio nel multiforme universo femminile: si parte dai primi del Novecento fino al nuovo Millennio, passando tra le due Guerre Mondiali, dopo le quali, ogni decennio, dagli anni ‘ 60, ’70 e ’80 ha visto l’estetica dei corpi e degli abiti mutare, diverse volte, forme e proporzioni.

La donna nella moda è sempre inizio e fine, sempre musa e acquirente, sempre ispirazione e fruizione.

L’indole della donna è mutevole nel corpo e nell’anima, a seconda dell’età anagrafica e dell’epoca che vive, ma non sempre è la moda che segue il cambiamento.

L’abito, infatti, ha da sempre funzione sociale e ha condizionato la donna nel suo aspetto fisico e nel suo ruolo in società, non del tutto consapevolmente.

La forma del corpo è stata assecondata e forzata, nascosta ed esibita, modificata e accettata, in un’alternanza che continua, non sempre accompagnata alla volontà di queste scelte. Corsetti e tacchi alti: ambivalenti passioni femminili, “démodé” o “à la page”, in continuo ricambio.

Al di là delle osservazioni più profonde riguardo l’importanza dell’abito, è innegabile il fascino che esercita la bellezza delle creazioni esposte, nei materiali utilizzati, nella maestria delle realizzazioni, che evidenziano quanto, in questo caso, l’apparenza sia anche sostanza. I tessuti più classici, lucenti come la seta e profondi come il velluto, si accompagnano a materiali alternativi come la rafia e la maglia di metallo.

Pizzi, piume, e milioni di micro-cristalli si contendono lo spettacolo con la complessità increspata del plissé e con la semplicità del raso nero, tagliato e ricomposto ad arte. Abiti da giorno e da sera, lunghi e corti, sono qui esposti a testimoniare la storia e il pregio dell’arte tutta italiana dell’Alta Moda (anche se non mancano esempi di grandi nomi internazionali) proprio come la raffigurazione di uno dei soffitti affrescati intitolato “l’Italia che prende posto tra le Nazioni”.

Sotto teca di vetro, c’è l’abito, risalente alla fine del 1500, con il quale fu sepolta Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo de’ Medici: l’accurato restauro ha riportato allo splendore i dettagli dei decori, che già allora erano simbolo di importanza e prestigio.

Eleonora di Toledo è il filo che unisce Firenze a Napoli. Nel suo famoso ritratto, dipinto dal Bronzino, indossa un prezioso abito in broccato damascato nero e oro, con decorazioni di perle: una copia è dell’abito stata realizzata ed è esposta al “Museo della Moda” di Napoli, dedicato alla nobildonna Elena Aldobrandini, gestito dalla “Fondazione Mondragone”.

Anche l’esposizione di questo museo cittadino, ingiustamente ancora poco conosciuto, propone un percorso storico e suggestivo nella moda sia femminile che maschile. Dai bottoni ai tessuti, dai guanti ai cappelli, fino ovviamente agli abiti suddivisi per epoche o per uso: cimeli di antiche famiglie nobiliari o doni degli stilisti stessi, tra tutti, risalta un antico abito da sposa in un fragilissimo pizzo che si svela in tutta la sua bellezza.

Il cambiamento è l’essenza della moda e, in questi musei, le esposizioni sono soggette a rotazione, per proteggere i tessuti degli abiti: ciò permette di tornare per nuovi percorsi e altri dettagli e magari scoprire i tesori del “vintage”, quando un modello del passato è ancora molto attuale.

La moda, l’arte di far aderire l’ideale con il reale, che ha sempre incantato e accomunato le donne, è ormai “genderfluid”. Esattamente ciò che si aspira quando, in occasione della “Giornata Internazionale della Donna” che ricade l’8 marzo, ci si trova a rivendicare ancora il raggiungimento dell’uguaglianza di genere in ogni ambito, l’abolizione delle discriminazioni e la fine di ogni forma di violenza, da quelle estreme a quelle più subdole.

Solo allora, l’8 marzo si potrà davvero definire solo un’occasione per festeggiare in assoluta leggerezza, la stessa sensazione di un abito che veste alla perfezione.

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