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Angeli e demoni di Norimberga

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Angeli e demoni

Istantanee in viaggio che raccontano l’importanza della città nella regione della Franconia tedesca

“Eccolo! L’angelo d’oro!”, urla felice la bambina ai genitori, indicando la figura alata sospesa, segnale che la direzione è quella giusta. Già da quando, qualche mese prima, la sua mamma e il suo papà le avevano detto che sarebbero partiti per i mercatini natalizi in Germania, in lei l’euforia era cresciuta ogni giorno di più. Finalmente, dopo tanta attesa, la città di Norimberga si presenta a lei nella sua veste festosa. Abbassando lo sguardo, vede aprirsi davanti a sé la grande piazza, colma di gente.

I suoi occhi curiosi vengono catturati dai colori, dai profumi, dai suoni che la circondano. Le case tutte intorno sembrano fatte di carte da gioco e matite colorate, come quelle di Pinocchio e Hansel & Gretel. Dai ponti sul fiume, osserva i bellissimi cigni bianchi coi loro anatroccoli, che si nascondono tra i rami degli alberi, mentre scorge in lontananza, sulle torri del castello, le bandiere ondeggiare dal vento.

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Le sembra di essere in uno dei suoi libri di fiabe. È l’inizio dell’Avvento e le casette di legno del mercatino sembrano esplodere di magia. Dai preziosi addobbi di cristallo e vetro, ai i giocattoli di legno, fino ai bellissimi biglietti di auguri. Lo scintillio delle luci, il tintinnio della musica e poi il profumo del pane, dei dolci speziati con zucchero, zenzero e cannella: tutto annuncia che il Natale sta arrivando e lei non vede l’ora.

In una delle piazze del centro, a ridosso della chiesa di S. Lorenzo, è stata trasformata in un piccolo e grazioso Luna Park, con tante attività: il trenino, la baita di Babbo Natale con gli Elfi, la casetta per personalizzare i biscotti e perfino un carosello bellissimo! Norimberga sembra proprio la città perfetta per i bambini! Arrivati alla splendida fontana piena di statuine colorate, la bambina chiede al suo papà di prenderla in braccio: non appena fa ruotare l’anello d’oro portafortuna, le campane della chiesa risuonano a mezzogiorno, magicamente l’orologio carillon prende vita e lei esprime felice, e in segreto, il suo piccolo desiderio.

“È tutto grigio!”, pensa il vecchio, guardando la strada e alzando gli occhi al cielo. Si affretta ad aprire l’ombrello, per ripararsi dalle prime gocce di pioggia che, per quanto invisibili, comincia già a sentire già addosso, fredde come punture di spillo.

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Tra gli edifici anonimi che lo circondano, in lontananza, ne distingue uno: austero, imponente, è la sede del Memoriale del Processo di Norimberga, verso il quale si dirige. Varcandone la soglia, ravvisa una indefinibile sensazione a metà tra il freno e la spinta.

Davanti a lui, in un susseguirsi di sale fiocamente illuminate, la Storia è scritta e descritta a parole e immagini, in bianco e nero. Sono stati i racconti di suo nonno a condurlo lì: vuole capire perché i fantasmi del passato avevano tormentato la persona a lui più cara, per tutta la vita. I filmati, i pannelli informativi, le riproduzioni degli atti ufficiali documentano l’epilogo di una delle grandi tragedie del secolo scorso, quel gioco perverso di conquista e massacro dell’uomo sull’uomo, chiamato guerra, purtroppo sempre troppo attuale.

L’anima cede sotto il peso della consapevolezza e, sedutosi proprio su uno di quei banchi di legno, immagina quell’aula di Tribunale come una grande scacchiera, con pezzi bianchi e neri che giocano la partita finale, in cui il vincitore restituisce senso alla Giustizia e pace alle anime. I suoi pensieri sono grevi come le nuvole basse sulla città: a cosa servono i memoriali sulle guerre del passato se poi, nel mondo, la guerra è ancora presente? Terminata la visita, esce da lì incamminandosi verso il centro e, quasi come se avesse inserito il pilota automatico, si ritrova nella “Strada dei Diritti dell’Umanità”.

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Scolpiti della pietra bianca, i trenta articoli, che il 10 dicembre 1948 a Parigi furono decretati quali Diritti Universali dell’essere umano, si presentano sotto forma di pilastri, come elementi fondamentali per un mondo migliore: ripassarli, passando per quella strada, costituiscono per l’uomo un percorso di speranza personale e universale.       

Nella città di Norimberga, c’è un luogo un po’ magico, dove la materia, col gioco e per gioco, è al servizio dell’immaginazione: è il Museo del Giocattolo. Tra trottole di latta senza equilibrio e cavallucci a dondolo che “volano” senza ali, tra orsi di peluche a grandezza naturale ed eserciti di pacifici soldatini di stagno, tra case in miniatura e animali giganti, adulti e bambini vi si ritrovano lì, in un’atmosfera sospesa, dove l’età non conta più.

Sopraffatto dal bisogno di leggerezza, lì c’è anche il vecchio, ma sente di essere esattamente come il piccolo vagone del trenino che ha tra le sue mani: fermo, nel passato. “Se vuoi, ti aiuto io!”: alla vocina squillante segue la figura di una bambina, vestita di rosa, che gli si avvicina e, sicura di sé, aggiunge alla ferrovia interrotta i pezzi di binario mancanti.

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In un pomeriggio dal clima natalizio, in un luogo sospeso, dove la realtà (con)vive in pace con la fantasia, davanti a grande mappamondo colorato, il vecchio e la bambina iniziano insieme, come in un gioco, a costruire ognuno il proprio futuro.

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