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Una “Cappella Sistina” anche a Milano
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5 anni fail

La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore: all’esterno una facciata sobria in pietra grigia di Ornavasso, ma varcando la soglia si entra in un universo d’arte
Passeggiando per il centro di Milano, può capitare di imbattersi in quella che è stata definita da autorevole critici d’arte la “Cappella Sistina milanese”.

Succede in Corso Magenta 15 nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore che, dietro all’apparenza di una facciata sobria di pietra grigia di Ornavasso, si nasconda l’inganno: dall’esterno …una chiesa come le altre, ma varcando la soglia dell’entrata, si apre un universo d’ arte in cui perdersi nella contemplazione mentre là fuori la gente continua a correre lasciandosi alle spalle la possibilità di sballarsi con “visioni” stupefacenti.

Nata sui resti di una chiesa paleocristiana, la struttura fu ricostruita tra il 1503 ed il 1509 dagli architetti Dolcebuono e Amedeo e divenne il principale monastero femminile della città. Per esigenze religiose, la chiesa, costituita da una sola navata, fu divisa, con la realizzazione di una parete, in due parti destinate ad usi diversi. Infatti, vi è un’area anteriore detta “dei fedeli” e destinata ai laici che andavano a messa e un’area posteriore, ad uso esclusivo delle monache di clausura che, non potendo oltrepassare la parete divisoria, partecipavano alla funzione religiosa (celebrata nella sala dei fedeli) attraverso una grata posta alle spalle dell’altare maggiore. In questa sala conventuale, detta “del coro”, le monache, con un organo Antegnati del 1554 e ritenuto oggi il più antico della città, accompagnavano la messa creando un’atmosfera, a detta di alcuni testimoni, fortemente mistica e trascendentale.


Grazie alle generose donazioni fatte dalle famiglie nobili milanese da cui le monache provenivano, è stato possibile realizzare le preziose decorazioni che rendono questo ex monastero benedettino meraviglioso e artisticamente vivace. La maggior parte delle opere, che ritraggono soprattutto episodi biblici, fu realizzata da Bernardino Luino che, tra il 1522 ed il 1529, vi operò con la sua scuola realizzando un capolavoro della pittura rinascimentale.

Entrando, infatti, ci si trova subito di fronte a questo “famoso” muro divisorio da cui spiccano gli affreschi del martirio di San Maurizio e San Sigismondo e, alzando gli occhi, ci si trova “sommersi” da un soffitto decorato in ogni minima parte che, attraverso un gioco di colori, luci e ombre, è capace di creare suspense nell’attesa di quello che c’ aspetta proseguendo la visita.
Andando oltre e, addentrandoci nell’aula posteriore riservata alle monache di clausura, osserviamo una volta a botte dove emergono stelle dorate su un fondo blu notte con al centro il Padre Eterno benedicente circondato dai quattro evangelizzatori e angeli.


Ovunque ci giriamo, la nostra attenzione viene attratta da qualche opera realizzata, non solo dal già citato Bernardino Luino, ma anche da Boltraffio (allievo di Leonardo), Vincenzo Foppa, Simone Peterzano (maestro di Caravaggio).
Visitare la chiesa di San Maurizio, quindi, equivale ad un’immersione totale in un libro di storia dell’arte, a sprofondare nel Rinascimento dove, in poche centinaia di metri, sono racchiusi gli stili dei grandi geni del Cinquecento e … “Scusate se è poco!!!”

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