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Carceri, diritto al culto: interrogazione di De Raho
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Diritto al culto nelle carceri: dalle segnalazioni del Garante dei detenuti di Caserta nasce l’interrogazione parlamentare dell’On. Federico Cafiero De Raho
Il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, esprime soddisfazione per l’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Federico Cafiero De Raho al Ministro della Giustizia sulla tutela del diritto al culto negli istituti penitenziari.
L’atto parlamentare trae origine dalle segnalazioni istituzionali formulate dal Garante e dal successivo confronto diretto con l’On. Cafiero De Raho, al quale sono state rappresentate le gravi criticità riscontrate in alcuni istituti penitenziari, in particolare presso la Casa Circondariale di Poggioreale e la Casa di Reclusione “Filippo Saporito” di Aversa.
Le questioni denunciate dal Garante riguardano la sospensione delle celebrazioni eucaristiche per carenza di personale di Polizia Penitenziaria e la mancanza di spazi stabilmente destinati al culto, situazioni che rischiano di compromettere un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
«Ritengo doveroso sottolineare che questa interrogazione parlamentare nasce dalle segnalazioni che ho formalmente portato all’attenzione dell’On. Federico Cafiero De Raho durante un confronto istituzionale dedicato alle condizioni del sistema penitenziario. Ho rappresentato una criticità che considero grave e non più rinviabile: la compressione del diritto al culto per ragioni esclusivamente organizzative».
«Desidero ringraziare l’On. Cafiero De Raho per aver immediatamente raccolto questa sollecitazione e per averla trasformata in un’iniziativa parlamentare che oggi porta la questione all’attenzione del Governo. È la dimostrazione concreta di come il dialogo tra le istituzioni possa tradursi in azioni finalizzate alla tutela dei diritti fondamentali».
Il Garante evidenzia che la libertà religiosa non rappresenta una concessione, ma un diritto costituzionalmente garantito anche a chi si trova in stato di detenzione.
«La persona detenuta non perde la propria dignità né i diritti fondamentali riconosciuti dall’ordinamento. Quando una celebrazione religiosa viene sospesa per carenza di personale o quando manca uno spazio adeguato per il culto, non siamo di fronte a una semplice difficoltà organizzativa, ma a una situazione che merita attenzione immediata da parte delle istituzioni competenti».
«La fede, l’assistenza spirituale e la partecipazione ai riti religiosi costituiscono parte integrante del percorso rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Per molti detenuti rappresentano un riferimento essenziale nel cammino di responsabilizzazione e reinserimento sociale».
Don Salvatore Saggiomo auspica che il Ministro della Giustizia fornisca risposte puntuali ai quesiti contenuti nell’interrogazione e che vengano adottate misure concrete per garantire il pieno esercizio del diritto al culto in tutti gli istituti penitenziari italiani.

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