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A Carnevale ogni scherzo vale
Pubblicato
2 mesi fail
Di
Gioia Nasti
Dalle Dionisie ai Saturnali fino alla tradizione cristiana: storia, maschere e sapori del Carnevale napoletano tra riti, simboli e gastronomia
Il Carnevale ha antichissime origini; i suoi “antenati” sono, certamente, le Dionisie greche e, ancora di più, i Saturnali latini, durante i quali ogni ordine sociale veniva sovvertito legalmente, le gerarchie erano rovesciate e tutto era permesso. Benché sembri assurdo, questo caos procurato era un modo visibile per sancire un nuovo ordine costituito, mentre il vecchio moriva. Il caos generato, infatti, terminava perentoriamente con la fine delle feste, come un ciclo che si chiude per fare spazio al nuovo. Nonostante tutto, le origini del Carnevale come lo conosciamo oggi sono inscindibilmente legate alla religione cristiana.
Innanzitutto, il nome sembra derivare proprio dalla locuzione latina carnem levare, cioè “togliere la carne”, che è ancora oggi una delle caratteristiche della Quaresima: l’astinenza dalla carne subito dopo l’abbondante banchetto del Martedì Grasso, in opposizione appunto ad un periodo di digiuno e penitenza.
Anche la data varia in accordo con il calendario liturgico cristiano: l’ultimo giorno di Carnevale è il giorno prima del Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, cioè dei quaranta giorni che precedono la Pasqua di Risurrezione e, poiché la domenica di Pasqua varia in base alle fasi lunari, di conseguenza anche il Martedì Grasso ha una data diversa ogni anno.
Il travestimento, tipico di questo periodo, sta a sottolineare proprio il sovvertimento delle gerarchie e dell’ordine sociale. Le maschere, infatti, permettevano, e permettono tuttora, di nascondere la propria identità e di lasciare libero sfogo agli istinti, al divertimento e agli scherzi. Ecco perché “A Carnevale ogni scherzo vale”: la sregolatezza, lo scambio di persone, l’inversione dei ruoli sociali sono consentiti senza alcun freno. Un esempio palese è il Carnevale di Venezia, dove tutti hanno una maschera che copre interamente, o quasi, il volto, segno del nascondimento della propria identità.
Nel Cinquecento, il Carnevale cominciò ad affermarsi sempre più, soprattutto tra i ceti sociali più alti e, con la nascita e la diffusione della Commedia dell’Arte, nel Seicento, cominciarono a consolidarsi anche le maschere iconiche tradizionali delle varie regioni. Questo periodo di festa però fu avversato fortemente dalla Chiesa fin dal Concilio di Trento, per i suoi tratti marcatamente licenziosi e pagani, ai quali cercò fin dall’inizio di contrapporre delle tradizioni pie e sacre per limitarne la diffusione.
A Napoli, la maschera principale era ovviamente Pulcinella, spesso associato alla Vecchia del Carnevale. Pulcinella sulle spalle della Vecchia del Carnevale è una maschera doppia, cioè un’unica persona è vestita da Pulcinella e da vecchia. Questa maschera si ottiene posizionando sul vestito bianco una gonna lunga ed inserendo la testa e le spalle della vecchia, fatta di paglia, all’altezza dello stomaco, con le braccia (finte anche loro) che sembrano mantenere le gambe aperte di Pulcinella. La Vecchia del Carnevale faceva la sua comparsa tutti i giovedì di Carnevale, ma spesso anche durante la Quaresima, ed attraversava tutte le strade più importanti della città.
La vecchia viene assimilata alle altre vecchie che popolano questo periodo e quello immediatamente precedente, come la Befana, la Vecchia del grano e la Quaresima. Altro personaggio tipico era Don Nicola, una maschera esistente già nel XVIII secolo, che si presenta con un tricorno in testa e con un nastrino nero a fiocchetti su ognuna delle tre punte. Indossa degli occhiali e passeggia per Napoli preceduto da un servitore in livrea.
Per la strada, si ferma presso le botteghe, salutando i proprietari e leggendo filastrocche carnevalesche, testamenti di Carnevale, orazioni funebri per la sua morte e capitoli matrimoniali.
Ma il Carnevale è anche abbondanza di cibo e a Napoli non poteva passare inosservata questa peculiarità. Caratteristiche del Carnevale sono le chiacchiere. La loro storia ha origini molto antiche, risalenti anch’esse ai Saturnali. Durante queste feste, gli eccessi erano tollerati e uno di questi erano le fractilia, dolci che venivano fritti nel grasso del maiale e poi distribuiti per strada alla folla. Conosciute in tutta Italia sotto nomi diversi (chiacchiere, frappe, cenci, cortoli, bugie, ecc.), la loro ricetta si basa dovunque su zucchero, burro, uova e farina. Solitamente erano accompagnate dal cosiddetto sanguinaccio, una prelibatezza a base di cioccolato e sangue di maiale, ultimamente sostituito, per motivi di igiene, dal solo cioccolato. Altra squisitezza è la lasagna di Carnevale, un primo completo fatto di almeno tre strati conditi con ragù, polpettine rigorosamente fatte a mano di non più di un centimetro di diametro, uova sode, salame, provola e parmigiano e passato in forno fino a rendere la prima sfoglia croccante. Insomma, una vera e propria scorpacciata di bontà prima dell’austerità quaresimale.
Gioia Nasti

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