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Esteri

Proteste contro ICE: Furia in USA dopo morte a Minneapolis

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Ondata di proteste contro ICE scatena dibattito nazionale: Da Minneapolis a New York, migliaia in strada per Giustizia e Riforme immigrazione

Negli Stati Uniti, un’onda di indignazione sta scuotendo le città da costa a costa. Tutto è iniziato con un tragico evento a Minneapolis: il 7 gennaio 2026, un agente dell’ICE ha ucciso Renee Nicole Good, una madre di tre figli di 37 anni, durante un’operazione di deportazione di massa.

Immaginate la scena: in un quartiere residenziale, Good è stata colpita a morte nel suo veicolo, con l’ICE che sostiene si sia trattato di autodifesa, accusandola di aver “armato” l’auto contro gli agenti. Ma un video emerso di recente ha acceso la miccia, mostrando dettagli che hanno alimentato il sospetto e la rabbia collettiva.Non è un caso isolato.

Lo stesso giorno, a Portland, agenti della Border Patrol hanno ferito due persone in un’auto, un episodio che ha amplificato le critiche verso le politiche immigratorie aggressive dell’amministrazione Trump.

In Minnesota, l’operazione ha coinvolto oltre 2.000 agenti, la più grande mai vista nell’area, legata a presunte frodi tra residenti somali.

A Minneapolis l’eco di un sentimento diffuso è il clima di insicurezza che sta creando la struttura ICE voluta da Trump e così, dal 10 all’11 gennaio, sotto il banner “ICE Out for Good Weekend of Action” – organizzato da ACLU, Indivisible e altre ONG – oltre 1.000 manifestazioni e veglie hanno invaso il Paese.

Slogans come “Abolish ICE”, “ICE Out Now” e “No War on Our Cities” risuonano ovunque, da metropoli a piccole cittadine, con decine di migliaia di partecipanti che sfidano freddo, pioggia e neve.

A Minneapolis, epicentro della crisi, migliaia hanno marciato gridando il nome di Good e “De-ICE Minnesota”. Ma non tutto è stato pacifico: il 9 gennaio, circa 1.000 manifestanti si sono scontrati con la polizia fuori un hotel, lanciando ghiaccio e pietre, con un agente ferito e 29 citazioni emesse. Il giorno dopo, altri 30 arresti in temperature sottozero. Tre deputate del Minnesota, tra cui Ilhan Omar, sono state espulse da una struttura ICE dopo un breve accesso, denunciando ostruzionismo.

New York non è rimasta indietro. In Foley Square e downtown, centinaia hanno protestato l’8-10 gennaio, passando davanti a un tribunale per l’immigrazione e urlando “Giustizia per Renee Nicole Good”. La visita del segretario DHS Kristi Noem ha coinciso con raduni contro di lei, con cartelli come “ICE Off Our Streets For Good”. Video dal Minnesota sono stati al centro delle dimostrazioni.

Simili scene a Los Angeles, Washington D.C., Boston, Philadelphia e oltre: da El Paso a Seattle, Chicago a Phoenix, fino a Durham e Martinsburg. In Durham, l’orrore per l’uccisione ha spinto a richieste di cambiamento sistemico. Molte proteste sono rimaste pacifiche, ma isolate tensioni hanno sollevato timori di escalation.

Le reazioni ufficiali? Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha invocato proteste pacifiche, accusando “agitatori” di sfruttare la situazione per Trump. Il governatore Tim Walz ha puntato il dito contro il presidente per aver mandato agenti armati che hanno causato la morte.

Dal fronte federale, Trump e Noem difendono l’agente, etichettando Good come “terrorista domestica”. Un giudice ha bloccato restrizioni alle visite congressuali alle strutture ICE.

Queste proteste non sono solo sfoghi momentanei: riecheggiano tensioni passate dell’era Trump e spingono per riforme radicali. Mentre le dimostrazioni continuano, gli organizzatori promettono di non fermarsi fino a giustizia e trasparenza. In un’America divisa, questa è la voce di chi chiede un’immigrazione più umana. Cosa succederà ora? Il dibattito è aperto, e le strade parlano chiaro.

Video delle proteste dagli Stati Uniti impazzano su X il clima è teso e non promette nulla di buono.

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