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Esteri

Guerra in Ucraina, strage a Kiev: almeno 9 morti in un raid russo

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Raid russo devasta la capitale ucraina mentre falliscono i negoziati di pace promossi dagli USA. Zelensky respinge la proposta di Trump: “Non accetteremo una resa travestita da accordo”.

Kiev, 24 aprile 2025 – È di almeno nove morti e 63 feriti, tra cui sei bambini e una donna incinta, il bilancio del pesante raid russo avvenuto la scorsa notte sulla capitale ucraina. Lo ha comunicato il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, citato dai media locali. Tra i feriti, 38 persone sono state ricoverate in ospedale. Le esplosioni hanno colpito anche un autobus, provocando ulteriori vittime civili.

Contemporaneamente, il ministero della Difesa russo, riportato dall’agenzia Tass, ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto 87 droni ucraini lanciati durante la notte sulle regioni russe e sulla Repubblica di Crimea.

Mentre il conflitto continua a insanguinare il Paese, dietro le quinte della diplomazia internazionale si agita una bozza di accordo di pace promossa dagli Stati Uniti, guidati ora da Donald Trump, che ha annunciato di aver raggiunto un’intesa preliminare con Mosca.

Tuttavia, la proposta – che include la cessione ufficiale della Crimea alla Russia e l’accettazione dell’occupazione russa in cinque regioni dell’est dell’Ucraina – è stata respinta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che la considera una resa mascherata.

Il testo dell’accordo, elaborato dal consigliere trumpiano Steve Witkoff, sarebbe stato illustrato durante un incontro a Londra con i rappresentanti dei Paesi europei del gruppo E3 (Regno Unito, Francia e Germania), insieme a delegati ucraini e americani. Tuttavia, la riunione, inizialmente presentata come decisiva, si è trasformata in un fallimento diplomatico, segnato dalle assenze significative del segretario di Stato USA Marco Rubio e dei ministri degli Esteri francese e tedesco.

Trump ha ribadito di voler “fare un accordo con Zelensky“, sottolineando che il presidente ucraino finora si è mostrato ostile. “Penso di aver raggiunto un accordo con la Russia”, ha dichiarato, “ma se Zelensky non accetterà, l’Ucraina potrebbe dover combattere per altri tre anni prima di perdere tutto il Paese”.

Dichiarazioni che hanno acceso la polemica: JD Vance, vicepresidente USA, ha dichiarato da Nuova Delhi che gli Stati Uniti si tireranno indietro da ogni mediazione se entrambe le parti non accetteranno compromessi territoriali.

La risposta da Kiev non si è fatta attendere: la vicepremier Yulia Svyrydenko ha affermato che “l’Ucraina è pronta a negoziare, ma non a capitolare”, chiedendo un cessate il fuoco totale e immediato come condizione per riaprire un dialogo con Mosca. Solidarietà a Kiev è arrivata anche da Bruxelles e dall’Eliseo, ribadendo che “la Crimea è Ucraina” e che l’integrità territoriale del Paese non può essere barattata.

La bozza statunitense, trapelata in ambienti diplomatici, appare come una ratifica dello status quo a favore di Mosca: conferma della Crimea russa, annessione del Donbass, veto sull’ingresso dell’Ucraina nella NATO, fine delle sanzioni e ripresa della cooperazione energetica USA-Russia. In cambio, l’Ucraina otterrebbe promesse di sicurezza (senza un vero impegno americano), la restituzione di parte del territorio occupato nella regione di Kharkiv e la “gestione” della centrale nucleare di Zaporizhzhia da parte degli USA.

La situazione resta dunque tesa e drammatica, sia sul piano militare che su quello diplomatico. E mentre le bombe continuano a cadere su Kiev, la pace appare ancora lontana, intrappolata tra ultimatum internazionali, interessi geopolitici e la resistenza di un Paese che non intende arrendersi.






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