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Ann Radcliffe, la regina del gotico

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Ann Radcliffe: la regina del gotico che ha rivoluzionato la narrativa femminile con eroine forti e misteriose

In un’epoca in cui le scrittrici dovevano usare uno pseudonimo per poter pubblicare le proprie opere, Ann Radcliffe emerge come figura statuaria nell’ambito letterario. La regina del gotico, la scrittrice del mistero, tuttavia, era un mistero anche nella sua vita privata. Le informazioni personali erano talmente scarse che perfino i suoi biografi ebbero problemi a reperire notizie sul suo conto. Si sa che nacque a Londra da un merciaio, William Ward, e un’appassionata lettrice, Ann Oates, ebbe una vita appartata, ma fu considerata, nel periodo in cui scrisse, la maggiore romanziera, e la meglio pagata, del filone gotico.

I suoi romanzi furono scritti mescolando il romance of sensibility e il romanzo gotico vero e proprio e producendo delle opere che, sebbene presentino i caratteri tipici del gothic novel alla maniera di Walpole, se ne distaccano sensibilmente. Nelle sue opere c’è sempre un’eroina bella e solitaria che, dopo traversie e sofferenze, riesce a coronare il suo sogno d’amore sposando l’eroe nonostante le macchinazioni del malvagio, o dei malvagi, di turno.


La costruzione della suspense è un’altra peculiarità di questa scrittrice: essa si mantiene costante per tutta la durata della narrazione, descrivendo minuziosamente i dettagli che tengono il lettore sulla corda grazie alla immersione totale nel racconto. Una tecnica che, probabilmente, oggi non avrebbe alcun effetto, ma che allora era di grande efficacia.

Le peripezie dell’eroe e dell’eroina continuano lungo tutto il romanzo; anzi, proprio quando il lettore è convinto che la risoluzione sia vicina, ecco spuntare un imprevisto che separa di nuovo i due protagonisti e li getta in nuove avventure. La suspense si acuisce in determinati momenti, in cui tutto sembra perduto; la sua creazione ed il suo mantenimento sono diversi però da quelli messi in atto da Walpole. Ann Radcliffe, infatti, utilizza le descrizioni dei paesaggi non meramente come sfondi, bensì come ambienti catartici in cui i personaggi possano specchiare i propri sentimenti e trovare sollievo alle sofferenze della vita.


Anche il soprannaturale utilizzato da Ann Radcliffe ha uno scopo diverso da quello di Horace Walpole. Invece di seminare eventi inspiegabili in tutto il romanzo, la Radcliffe presenta degli eventi che di mistero hanno solo l’apparenza, ma che vengono spiegati alla fine della storia.
Il primo romanzo, pubblicato anonimo nel 1789, fu I castelli di Athlin e Dunbayne, ma non ottenne un grande successo. In realtà, il romanzo non fu capito completamente: fu giudicato anacronistico, se considerato in qualità di romanzo storico, e troppo pieno di eventi soprannaturali, se visto come romanzo gotico. Fu solo dopo il matrimonio con il giornalista William Radcliffe, che fu il suo primo fan e che la incoraggiò sempre a seguire la sua vocazione letteraria, che Ann cominciò a pubblicare i suoi romanzi più famosi, come Il romanzo siciliano, Il romanzo della foresta, I misteri di Udolpho, con cui divenne famosa, e L’italiano.

I suoi romanzi erano fondati su racconti di giovani donne coraggiose su sfondi di castelli diroccati su cui aleggiavano ombre di terribili delitti o eventi misteriosi. A questo, la scrittrice univa una trama piena di trabocchetti, imprevisti, cigolii, brividi, che rapivano il lettore e lo trascinavano nel vortice della narrazione senza dargli un attimo di respiro.


Tale fu la fama di Ann Radcliffe che le generazioni successive trassero dalle sue opere spunti interessanti per le scrittrici di questo genere: Mary Shelley con Frankenstein, Charlotte Brontë con Jane Eyre, Emily Brontë con Cime Tempestose e perfino la Jane Austen di L’abbazia di Northanger, che risulta, alla fine, una parodia dell’opera della Radcliffe. Questo perché le sue protagoniste crearono un momento di rottura con la narrativa inglese fino a quel momento dominata da eroi maschili sul modello dell’eroe byronico, bello e maledetto.

Ann Radcliffe seppe creare dei personaggi femminili che capovolgevano l’idea della donna debole e sottomessa; erano donne innocenti e sensibili, ma non per questo fragili. Anzi, si trattava di donne intelligenti, autosufficienti e indipendenti, che desideravano acquisire quella libertà che garantisse loro di decidere da sole chi sposare senza l’interferenza di genitori o tutori. Donne moderne, sulla scia della nuova ideologia femminista di cui si erano fatte portavoce già Mary Wollstonecraft e sua figlia Mary Shelley.

Gioia Nasti

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