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Politica

Santanché e la sfiducia: tra isolamento politico e resistenza personale

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Daniela Santanché

Santanché resiste alla sfiducia tra isolamento politico e determinazione personale, con il sostegno del centrodestra che resta minimo.

La ministra del Turismo, Daniela Santanché, affronta ancora una volta la prova della sfiducia parlamentare, un passaggio che la vede quasi in solitaria e convinta di essere dalla parte della ragione. La richiesta di dimissioni arriva da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, a seguito del suo rinvio a giudizio per falso in bilancio nell’inchiesta Visibilia e della possibile accusa di truffa aggravata all’INPS. Tuttavia, il voto in Aula è stato rinviato a data da destinarsi.

Una maggioranza in silenzio

Nonostante la compattezza del centrodestra nelle precedenti mozioni di sfiducia, questa volta il sostegno alla ministra sembra meno solido. L’aula di Montecitorio appare semivuota: nessun deputato di Forza Italia, solo una rappresentante della Lega e appena undici esponenti di Fratelli d’Italia. A sostenere Santanché in Aula ci sono i ministri Nello Musumeci e Luca Ciriani, che minimizzano l’apparente isolamento. “Assolutamente no, Daniela è una tosta”, assicura Musumeci, mentre Ciriani giustifica le assenze con il fatto che sia lunedì, giorno in cui normalmente non si tengono sedute parlamentari.

Dal canto suo, il leader della Lega Matteo Salvini ribadisce la sua posizione garantista: “Uno è innocente fin quando non è condannato in tre gradi di giudizio. Non vedo perché uno si debba dimettere per un avviso di garanzia o per un rinvio a giudizio”.

Un’opposizione all’attacco

Le opposizioni insistono sulla necessità di dimissioni immediate. “La ministra rappresenta un evidente conflitto di interessi”, accusano i leader del centrosinistra, evidenziando l’attaccamento alla poltrona e le presunte menzogne ai cittadini. Anche nel centrodestra l’imbarazzo è evidente, ma Santanché sembra determinata a resistere.

La leader del PD Elly Schlein e il presidente del M5S Giuseppe Conte assistono alla seduta, pur senza intervenire in Aula. Conte, però, non manca di esprimersi a fine giornata, attaccando la ministra durante un’intervista al Tg3: “Non possiamo permettere questo senso di impunità a un ministro che sta arrecando disdoro all’Italia intera“.

Un copione già visto

Per Santanchè si tratta della terza mozione di sfiducia dall’inizio del governo Meloni, dopo le due respinte nel 2023. Anche questa volta, secondo la maggioranza, l’esito sarà lo stesso. “Quando ci sarà il voto, ci saremo“, assicurano fonti del centrodestra.

La ministra, intanto, non mostra segni di cedimento. Entrata in Aula con un tailleur crema e un foulard, evita i giornalisti e segue il dibattito senza intervenire. Nessuna replica da parte sua, nonostante le contestazioni dell’opposizione, con alcuni deputati del M5S che urlano “Vergogna”.

Mentre il voto viene rinviato, rimane l’incertezza sul futuro politico della ministra. Se la fedeltà della maggioranza reggerà ancora una volta, lo si scoprirà solo nelle prossime settimane.

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