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Entertainment

Il doppio nella consapevolezza di sé

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Immagine prodotta con l'IA

“The Secret Sharer” di Joseph Conrad: Un viaggio di formazione e redenzione attraverso l’incontro con il doppio interiore

Conosciuto in tutto il mondo per i suoi romanzi marinareschi e d’avventura ambientati in Oriente, ma con un profondo senso morale e di redenzione, Joseph Conrad spesso trasfonde esperienze personali nelle sue storie. Questo gli dà la capacità di descrivere più che bene situazioni esteriori ed interiori nelle quali ogni lettore può ritrovarsi.


È anche il caso di un racconto, The Secret Sharer, per il quale lo scrittore prende spunto da un evento realmente accaduto sul Cutty Sark quando anche lui vi era imbarcato per analizzare in profondità il dialogo con sé stessi e la crescita personale del personaggio principale.


Nel racconto, il Capitano, del quale non viene mai indicato il nome, viene promosso comandante di una nave, anch’essa senza nome proprio, nel golfo del Siam. Il Capitano non conosce la sua ciurma e i suoi marinai non si fidano di lui, perché è giovane e senza esperienza.

Il fatto che sia la nave che il Capitano siano senza nome può essere considerato un simbolo dell’universalità della storia: il Capitano potrebbe essere ciascuno di noi e la nave una qualsiasi situazione complicata da cui uscire.

Egli si sente talmente inadeguato al comando, che preferisce mandare la ciurma a riposare ed effettuare lui stesso il primo turno di ronda.


È proprio durante questo turno che si accorge che la scala di corda sul fianco della nave non è stata ritirata e si avvicina per ritirarla egli stesso. Soltanto allora nota qualcosa di pallido galleggiare accanto alla scala, qualcosa caratterizzato da piedi, gambe, una schiena livida, una mano agganciata alla corda, che gli appare all’inizio come un cadavere senza testa.

Il Capitano scambia con l’uomo un breve dialogo e viene a sapere che, sulla nave da cui proviene, durante una tempesta, ha ucciso un marinaio ed è fuggito per non doversi sottoporre a processo ed ignominia. Il Capitano decide così, dopo aver valutato la sua storia, di farlo salire a bordo e nasconderlo nella sua cabina, in attesa di capire come procedere.


Fin da quando gli dà un suo pigiama per coprirsi, il Capitano lo vede come suo doppio e lo apostrofa “il mio doppio”, “il mio alter ego”, “l’altro me” per tutto il corso del racconto. Anche il fatto che abbiano in comune l’aspetto, l’età, la scuola che hanno frequentato ed alcune caratteristiche similari contribuiscono a generare nel Capitano l’idea di trovarsi davanti ad un doppelgänger.

Questa sensazione si ripete a tratti in tutta la storia e, come spesso anch’egli asserisce, anche negli uomini della ciurma. In una circostanza, il Capitano, vista l’identificazione con il suo doppio, addirittura si convince che Leggatt, il naufrago, sia solo una proiezione della sua mente, ma si rende conto che così non è, tanto che il comandante del Sephora, la nave da cui l’uomo è fuggito, incontra il Capitano proprio per chiedergli conto del fuggitivo.


La relazione che si instaura tra Leggatt ed il Capitano è molto forte, nonostante la colpa del primo e nonostante i due non si siano mai conosciuti prima. Addirittura, il capitano arriva a definire sé stesso ed il suo doppio “gli estranei di bordo”; questo, se da un lato, è vero per Leggatt, in quanto ospite accolto in seguito, lo è anche per il Capitano, il quale si sente profondamente estraneo alla nave e ai suoi uomini.

Il legame con Leggatt però rende il Capitano anche più ardito; nasconderlo nella sua cabina fingendo che tutto sia normale, affrontare il capitano Archbold della Sephora e mentire spudoratamente, fino a spingere la nave quasi contro la costa per permettere a Leggatt di fuggire senza essere notato ma tuttavia riuscendo a salvarla rendono il Capitano, alla fine della storia, molto più navigato, sicuro ed apprezzato dalla ciurma. Anche il cappello floscio bianco che il Capitano dona a Leggatt per permettergli di coprirsi per la fuga, rappresenta il legame che si spezza tra i due ed incarna anche la guida che Leggatt ha rappresentato per il Capitano: è infatti grazie al cappello che cade in acqua che il Capitano riesce a capire come manovrare la nave per allontanarla dal pericolo della costa.


The Secret Sharer può definirsi a tutti gli effetti un racconto di formazione, in cui il protagonista, da timido, insicuro, inadeguato, pian piano si trasforma in un uomo sicuro, impavido e risoluto, acquistandosi perfino il rispetto dei suoi uomini. Il dialogo con Leggatt, che può essere visto come il confronto con la parte più profonda di sé stesso, si dipana, nonostante le poche battute scambiate, fino a raggiungere un completamento dell’educazione verso un’età più matura, verso atteggiamenti più sicuri e verso scelte più definite, prese con la consapevolezza di un uomo.

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