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Tra le nuvole di Brr…uxelles
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Approfittare dell’Avvento per scoprire il gusto intenso della capitale belga.
Già pronunciando lentamente le sue prime lettere, il nome di questa città lascia presagire una delle prime sensazioni che si provano, attraversando i suoi quartieri durante l’inverno.
Un’onomatopea, il suono del brivido, quando il vento freddo taglia la faccia e l’umidità risale dalla strada, lungo la spina dorsale.
Il clima instabile del Belgio, quasi sempre piovoso, le impone nuvole e un austero grigiore, che, con artistica resilienza, contrasta o addirittura sfrutta, per mettere in risalto grandi capacità creative.
Se in estate, a ferragosto, in occasione della festività dell’Assunzione, un coloratissimo tappeto di fiori viene disteso per adornare il “salotto” della Grande Place, durante l’Avvento, la città si veste di luci e profumi legati alle tradizioni natalizie.

Ecco che, l’iniziale brivido di freddo si trasforma in brivido di piacere: è il “Plaisirs d’Hiver”, la manifestazione che coinvolge diversi luoghi della città , come la Piazza della Borsa e Place Sainte Caherine, con allestimenti speciali come le giostre carosello, la ruota panoramica, la pista di pattinaggio e, ovviamente, centinaia di stand di artigianato e gastronomia.

Il fulcro della città, la sua “Piazza Grande”, deve il suo aggettivo, più che alle dimensioni oggettive, alla bellezza degli edifici che la circondano: il Municipio, le Case delle Corporazioni e la Maison du Roi, dalle facciate intagliate dai dettagli lucenti risplendono di giorno, invitando i visitatori, nei suoi caffè e nei suoi locali storici, trasformandosi, di sera, in grande schermo tecnologico su cui vengono proiettate fantastiche storie natalizie in videomapping.
Gli eventi eccezionali, legati al Natale, sono solo un ulteriore alibi per conoscere gli angoli più discreti di Bruxelles. La luce fatica illuminare le abitazioni nel labirinto dei vicoli del facoltoso Îlot Sacré.

Il cuore storico della città è proprio come una pralina di cioccolato belga: piccolo, grazioso e (ri)pieno di buon gusto.
Le entrate delle piccole botteghe, delle cioccolaterie e, soprattutto dei ristorantini, si colorano di tinte sgargianti per attirare l’attenzione e puntarla sulle vetrine e sui banchi che propongono “Moules et Frites”, frutti di mare, in particolare cozze, e patatine fritte.

Tutta la luce possibile dell’avaro cielo invernale, invece, viene catturata e trattenuta dalla copertura in ferro e vetro dall’elegantissima “Gallerie Saint Hubert”, una delle prime gallerie commerciali coperte d’Europa: negozi storici, boutique di lusso e di design e vetrine di librerie con nostalgiche cartoline d’epoca, trasmettono ancora tutto il fascino di uno shopping da re, regine e principi (proprio come i titoli delle diverse sezioni), protetti dal freddo e dalla pioggia.

La candida facciata della Cattedrale, tra le più grandi del Belgio (dedicata a Saint Michel, patrono della città, e Santa Gudula), contrasta con gli interni: qui, la luce si concentra in un fascio che, attraversando la vetrata a piombo, diventa magia di colore e svela una delle versioni più originali del tema del “Giudizio Universale”.

E sempre i colori, ma, soprattutto, le nuvole sono anche gli elementi delle “Bande Dessinèe”, le strisce disegnate, ovvero i fumetti belga che hanno dato origine a personaggi famosissimi ,tra i quali TinTin, Lucky Luke e Gli Schtroumpfs, cioè i Puffi: seppur celebrati tra le pareti di un museo a loro dedicato, questi personaggi di fantasia sconfinano “ritagliandosi” spazi urbani e generando un percorso di murales che riempie di colore gli angoli più disparati della città.
Il nome della capitale belga si combina con un’ulteriore assonanza: Bruxelles = Brasserie.
“Brasser”, vuol dire produrre birra e il Belgio ne è eccellenza. Ampia è la scelta di birrifici artigianali e birrerie famose che tramandano la tradizione di un culto locale, diventato Patrimonio dell’Umanità.
Lo spirito del Belgio si condensa negli assaggi aromatici delle varie combinazioni di sapori e colori, che vanno dall’ambra al rosso: serviti elegantemente in freddi e ampi calici, sormontati da nuvole di schiuma, che regalano, a loro modo, brividi al gusto.

Anche se differenti sono le gradazioni delle diverse tipologie di birra, non è di certo imputabile al tasso alcolico un’altra sensazione che accompagna il visitatore quando, tra un quartiere e l’altro, si trova al cospetto dei simboli più famosi della città, avvertendo un surreale e alterato senso delle dimensioni.

Giganti, davanti al “Manneken Pis”, la scultura, di appena 50 centimetri, che raffigura un bambino in piedi nell’atto di fare pipì (non è certo se rappresenta un atto di sfregio o per intervento tempestivo rispetto ad un incendio); microscopici, al cospetto dell’”Atomium”, un ingrandimento colossale di un atomo di ferro, alto oltre 100 metri, con nove sfere collegate tra loro da tubi, visitabile persino al suo interno.


Bruxelles è in Europa, ma anche l’Europa è a Bruxelles : quella in miniatura del parco tematico che riunisce luoghi e monumenti simbolo del Vecchio Continente e quella “enorme” dei poteri delle istituzioni (la Commissione, il Consiglio, una sezione del Parlamento), racchiuse nelle architetture post moderne in acciaio e vetro, come l’Espace Léopold. Surreale, ma vero.
D’altra parte, il Belgio è anche la patria di Renè Magritte, celebre esponente del Surrealismo. Uno dei tanti musei della città è dedicato proprio alle opere dell’artista, definito anche come il “disturbatore”, proprio perché, grazie alla sua produzione di immagini pittoriche ambigue, riusciva ad istillare il senso del dubbio, su ciò che è reale o appare solo come tale.
Elemento ricorrente nelle sue opere, un cielo senz’altro più azzurro di quello della sua città, ma altrettanto pieno di nuvole, simbolo ambivalente di gravità e leggerezza. Proprio come i brividi, che Bruxelles è in grado di provocare.

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