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Mont Saint-Michel: l’Arcangelo delle maree
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2 anni fail

La meraviglia di Francia attrae visitatori da tutto il mondo da oltre mille anni
Nel 1999, quasi 25 anni fa, si aggirava nel mondo lo spettro del “Millennium Bug”. Si temeva infatti che, nel passaggio al nuovo millennio, i computer programmati con una modalità difettosa della data potessero tornare indietro al 1900 e non avanti per segnare il 2000: mandando in tilt i sistemi informatici mondiali, si sarebbero aperti veri e propri scenari apocalittici.
Anche il precedente passaggio di millennio pare non fosse scevro di timore per l’ignoto: con l’avvicinarsi dell’ anno 1000, la paura per un’imminente fine del mondo era diffusa tra la popolazione cristiana, per lo più legata alle profezie che ammantavano il Libro dell’Apocalisse di S. Giovanni. Fu proprio in questo clima di incertezza e di paura, nel limite impalpabile tra visione mistica e dimensione onirica, che l’Arcangelo Michele apparve più volte a Saint Aubert, vescovo di Avranches, richiedendogli la costruzione di un edificio di culto sulla roccia.

Ignorato per ben due volte, l’Arcangelo infilò letteralmente il dito nella fronte del vescovo, lasciandogli un foro, un vuoto che sarebbe diventato il suo “chiodo fisso”: da un iniziale oratorio nel 907, si passò all’edificazione di un’abbazia e il Mont Tomb di allora divenne, in seguito, il famosissimo Mont Saint-Michel.
Il secondo sito più visitato di Francia si trova sul golfo di St.Malo, nel dipartimento della Manica, costruito su un isolotto tidale, cioè unito alla terra da un “tombolo”, una lingua di sabbia che appare e scompare, a causa dell’andamento delle maree che, in questo tratto della costa normanna, sono particolarmente forti.
La ridotta superficie edificabile disponibile ha prodotto un’architettura di sovrapposizione, rimaneggiata più e più volte, sia per un cambio di funzione, ma soprattutto per ripristino di solidità, per la sicurezza delle varie strutture e dei diversi livelli dell’abbazia.

Un complesso insieme di edifici medioevali che si aggrappano alla roccia, contornati da mura difensive e bastioni raccontano anche di quando il Mont Saint Michel è stato convertito a fortezza e persino degradato a prigione, come denunciato dallo scrittore francese Victor Hugo.
Nella struttura della costruzione, la densità della pietra va assottigliandosi al salire di livello: dalla massiccia solidità dei pilastri portanti, che sostengono le fondamenta della cripta, alla bellezza longilinea delle colonne in stile gotico fiammeggiante della sala del coro, all’incrocio delle arcate della sala dei cavalieri.

Su queste, si estende il bellissimo chiostro, praticamente sospeso tra cielo e mare, talmente prezioso da essere chiamato la “Merveille”; salendo ancora, tramite la “Scala dei Pizzi”, chiamata così per via degli intagli nei pinnacoli ornamentali, si raggiunge la sommità dell’abbazia; infine, inarrivabile, sull’estremità della guglia, svetta maestoso il bagliore luccicante del bronzo dorato della statua di San Michele che, con la sua spada, punta al Drago a lui sottomesso, ma non del tutto sconfitto.

L’arcangelo, oltre ad essere venerato da cristiani ed ebrei e considerato anche dall’Islam, è un simbolo molto forte che trascende la fede. Capo dell’esercito celeste, difensore della Luce, combatte il Drago, senza mai vincerlo, affinché il Bene sia da contrappeso al Male, indipendentemente dal credo religioso.
Egli è dunque, simbolo universale della lotta per la ricerca dell’equilibrio tra le difficoltà oggettive e le aspirazioni.
Tra la terra e il cielo: così, analogamente, dalle vischiose paludi che circondano l’isolotto, passo dopo passo, in salita, ogni visitatore, pellegrino, ingegnere o semplice turista che sia, per devozione o per conoscenza, sale con fatica i gradini spesso bagnati che attraversano la Grande Rue, con lo sguardo sempre rivolto all’irraggiungibile figura alata dell’angelo guerriero.

Terminata la visita dell’abbazia, invece, lo sguardo si rivolge dall’alto verso il basso e si perde alla vista della baia dalle acque scure, dai prati salati e dalle atmosfere spesso nebbiose.
C’è chi si perde tra le viuzze affollatissime del borgo pieno di locande e creperie, dove il fenomeno dell’overtourism è impressionante, e chi si perde, nel percorso sulle mura tra i bastioni esterni, nella contemplazione del fenomeno delle maree.
Quando, in determinati giorni, il coefficiente si aggira intorno a 110, l’acqua sovrasta l’unica strada di accesso e Mont Saint Michel ritorna ad essere un’isola irraggiungibile, almeno fino a che la marea non cambi di nuovo.

L’andamento del mare, infatti, è stato il fattore difensivo più efficace per la sopravvivenza di questo sito: anche quando l’acqua si ritira, il fondo paludoso è difficile da attraversare, a tratti, praticamente impossibile perché c’è il rischio concreto di rimanere invischiati nelle sabbie mobili o pericolosamente sorpresi dalle onde galoppanti, chiamate così per la velocità impressionante con la quale ritornano ad invadere la baia.

Al di là della fede, Mont Saint-Michel è innegabilmente un luogo potente, dove l’aria è carica non solo di umidità, ma anche energia. E’ il simbolo della promessa di un uomo di fede che ha perseverato nella sua missione, ma anche dell’eterna lotta al pericolo, della sfida architettonica al superamento degli ostacoli; è il sigillo dell’accordo tra l’ingegno dell’essere umano e le forze della Natura; è il punto di equilibrio, sempre mobile, tra mutevolezza e adattamento, ed è, ovviamente, la gratificante ricompensa del viaggiatore che lo raggiunge. E’ la sintesi dell’espressione totale di meraviglia: “E’ la fine del mondo!”

Al calar della sera, quando i negozietti di souvenir e i ristorantini chiudono, anche il flusso invadente di turisti si ritira velocemente.

Resta solo qualche luce ambrata a delineare i contorni di una sagoma inconfondibile che, perfino nel buio della notte francese, tra Bretagna e Normandia, appare come sospesa, e che, ispirandosi all’influsso alternato della Luna sul mare, genera una forza di attrazione così potente che continua ormai da oltre mille anni.
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