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Entertainment

Una sera a casa di Poppea

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Passeggiate serali tra Storia e Mitologia nell’antica Oplontis

Ci sono tesori che, per essere conservati al meglio, vanno esibiti affinché tutti possano gratificarsi nell’ammirazione e, al contempo, contribuire alla preservazione.

Se i siti archeologici di Pompei ed Ercolano hanno una visibilità planetaria, sono ancora troppo pochi coloro che hanno apprezzato i tesori meno rinomati della cosiddetta “Villa di Poppea” nella vecchia Oplontis, parte dell’attuale comune di Torre Annunziata.

Nell’ambito dell’iniziativa di promozione culturale “Campania By Night”, le aperture serali straordinarie, in calendario fino al 24 ottobre, consentono ai visitatori di conoscere le ricchezze dell’infinito patrimonio culturale campano, di scoprire anche gli antichi legami con le colture millenarie e i mestieri del tempo, anche attraverso interventi teatralizzati di prosa e poesia, con il favore di temperature sicuramente più piacevoli rispetto a quelle giornaliere di un’estate che, ricorderemo tutti, tra le più afose degli ultimi anni.

Letteralmente inghiottita dalle stratificazioni di lava e cenere del Vesuvio e dalla città che le è, letteralmente, cresciuta quasi addosso, la dimora risalente al I secolo a.C., che comunque è parte del “Parco Archeologico di Pompei”, è un mirabile esempio di villa di “otium”, cioè destinata al tempo del ristoro.

Si tratta, infatti, di una villa residenziale in posizione panoramica a picco sul mare, le cui forme geometriche privilegiano l’ordine e la simmetria, mentre le scelte architettoniche dei materiali e delle loro pose (vedi l’opus reticulatum e i pavimenti a mosaico in micro tessere) testimoniano una consapevolezza edilizia della pericolosità sismica del territorio, incredibilmente sottovalutata nei secoli a seguire.

La presenza della grande piscina, del viridario, delle sale di rappresentanza affrescate in stili diversi descrivono, insieme ai busti e ai gruppi scultorei, recentemente ricollocati, una quotidianità alternata tra fastosi ricevimenti e passeggiate tra i giardini e il portico colonnato, sia con il sole che con la pioggia che riempiva gli impluvium.

Inoltre, la presenza dei tre tipici ambienti termali, differenziati per temperatura, grazie anche al calore generato dalle cucine, sottolineano il lusso della residenza e l’importanza della sua proprietaria. Sebbene quello che dovrebbe essere il moderno impianto di illuminazione del sito non risulta adatto (in alcune sale, perfino non funzionante) a supportare l’atmosfera serale, non impedisce comunque ai volontari che accompagnano nel percorso di condurre una visita interessante, al di là delle aspettative.

I vuoti di ciò che è andato perso, illogicamente asportato o distrutto dalle eruzioni e dai terremoti, lasciano comunque delle tracce che, alimentano la voglia dei partecipanti a formulare deduzioni e supposizioni.

Così come nella caccia al decoro negli affreschi spettacolari, si partecipa per localizzare e riconoscere, simboli e animali e collegarli ai racconti della storia e del mitologia: è una sfida a ricordare le vicende di Ercole, dei Lari, antenati protettori della casa e della famiglia; a individuare tra capre, pavoni e cigni anche il pegaso e l’ippocampo e si scoprono rappresentazioni di prelibatezze gastronomiche, come la Cassata di Oplontis, un dolce a base di ricotta, fichi e noci, che, qualche pasticceria in città, propone ancora oggi.

La partecipazione numerosa dei visitatori, non solo campani, conferma la necessità di incrementare la frequenza di aperture serali, rendendole date da calendario e non solo occasioni straordinarie. Al calar del buio, l’atmosfera accende la curiosità e, quando ciò accade, la cultura vince.

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