Esteri
Scisma nella Chiesa, quattro vescovi ordinati senza il Papa
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La Fraternità San Pio X consacra quattro nuovi vescovi senza il mandato di Papa Leone XIV: perché il Vaticano parla di atto scismatico e quali conseguenze può avere.
La Chiesa cattolica torna a confrontarsi con una delle vicende più delicate degli ultimi decenni. La Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha infatti proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato di Papa Leone XIV, una decisione che il Vaticano aveva espressamente chiesto di evitare e che è stata definita dalla Santa Sede un atto scismatico.
L’episodio richiama inevitabilmente alla memoria quanto accadde nel 1988 con l’arcivescovo Marcel Lefebvre, quando una scelta analoga provocò una profonda frattura all’interno della Chiesa cattolica.
L’ordinazione dei quattro nuovi vescovi
La cerimonia si è svolta il 1° luglio 2026 presso il seminario internazionale della Fraternità San Pio X a Écône, in Svizzera.
Nel corso della celebrazione sono stati consacrati quattro nuovi vescovi destinati a garantire la continuità pastorale della Fraternità nei diversi continenti. La decisione era stata annunciata nei mesi precedenti, suscitando la forte preoccupazione della Santa Sede.
Secondo il diritto canonico, infatti, nessun vescovo può essere consacrato senza il preventivo mandato del Pontefice. Si tratta di una norma che tutela l’unità della Chiesa e il legame gerarchico con il Successore di Pietro.
L’appello di Papa Leone XIV
Nei giorni precedenti alla consacrazione, Papa Leone XIV aveva inviato una lettera al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani.
Nel documento il Pontefice aveva invitato i responsabili del movimento a rinunciare all’iniziativa, sottolineando che procedere senza autorizzazione avrebbe rappresentato un gesto gravissimo nei confronti della comunione ecclesiale.
Il Papa aveva inoltre ribadito la disponibilità della Santa Sede a proseguire il dialogo già avviato negli anni precedenti, nella speranza di evitare una nuova frattura all’interno della Chiesa.
La risposta della Fraternità San Pio X
La Fraternità San Pio X ha deciso comunque di andare avanti con le ordinazioni.
Secondo quanto dichiarato dai propri responsabili, la scelta non rappresenterebbe la volontà di creare una Chiesa separata né di rompere definitivamente con Roma.
Il movimento sostiene invece che la consacrazione dei quattro vescovi sia necessaria per garantire la continuità delle proprie attività pastorali e preservare quella che definisce la tradizione cattolica.
La Fraternità continua inoltre a ribadire di riconoscere il Papa come legittimo Pontefice, pur contestando alcune scelte dottrinali e pastorali maturate nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
Perché si parla di scisma
Il termine “scisma” indica la rottura della comunione con l’autorità della Chiesa.
Nel caso specifico, il Vaticano ritiene che consacrare dei vescovi senza il mandato pontificio costituisca uno dei gesti più gravi previsti dal diritto canonico, poiché mette in discussione direttamente l’autorità del Papa nella nomina dei successori degli Apostoli.
Proprio per questo la Santa Sede ha parlato di un nuovo atto scismatico, richiamando il precedente storico del 1988.
Il precedente del 1988
Il parallelo con quanto avvenuto quasi quarant’anni fa è inevitabile.
Il 30 giugno 1988 l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione di Papa Giovanni Paolo II.
Quella decisione portò alla scomunica automatica dei protagonisti e alla pubblicazione della lettera apostolica Ecclesia Dei, nella quale il Pontefice definì l’ordinazione un vero e proprio atto scismatico.
Nel 2009 Papa Benedetto XVI revocò la scomunica ai quattro vescovi consacrati nel 1988 nel tentativo di favorire una riconciliazione, ma la posizione canonica della Fraternità San Pio X rimase irregolare e il dialogo con Roma non giunse mai a una soluzione definitiva.
Quali conseguenze possono esserci
Dal punto di vista sacramentale, la consacrazione episcopale è considerata valida, ma secondo il diritto canonico risulta illecita perché effettuata senza il mandato pontificio.
Il Codice di Diritto Canonico prevede, inoltre, la scomunica latae sententiae per il vescovo consacrante e per coloro che ricevono la consacrazione senza autorizzazione della Santa Sede. La scomunica latae sententiae è un atto automatico ed è comminata senza alcun procedimento di giudizio.
Resta ora alla Santa Sede il compito di valutare gli eventuali provvedimenti canonici conseguenti e di decidere come affrontare questa nuova fase dei rapporti con la Fraternità San Pio X.
Una nuova fase nei rapporti tra Roma e la Fraternità
L’ordinazione dei quattro nuovi vescovi rappresenta uno dei momenti di maggiore tensione nei rapporti tra il Vaticano e la Fraternità San Pio X dalla fine degli anni Ottanta.
Pur ribadendo di non voler fondare una Chiesa parallela, la decisione assunta dalla Fraternità viene interpretata dalla Santa Sede come una grave violazione dell’ordine ecclesiale e rischia di compromettere ulteriormente il lungo percorso di dialogo intrapreso negli ultimi decenni.
Nei prossimi giorni saranno le decisioni del Vaticano a chiarire quali saranno le conseguenze canoniche di una vicenda destinata a riaprire il dibattito sull’unità della Chiesa cattolica e sui rapporti con il movimento lefebvriano.
Nota editoriale: Nell’articolo è stato rispettato il principio di accuratezza terminologica. Le persone coinvolte non sono cardinali, ma quattro vescovi consacrati senza il mandato pontificio. La creazione dei cardinali è una prerogativa esclusiva del Papa.

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